Meditazione Ascensione 2018

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2 giugno 2019 – Ascensione del Signore C

Liturgia della Parola: 1lettura: At 1,1-11- Salmo responsoriale: Sal 46 – 2lettura: Eb 9,24-28;10,19-23 – Vangelo: Lc 24,46-53.

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Parola del Signore

Omelia

In questo giorno, come abbiamo ascoltato nelle tre letture, ricordiamo l’ascensione al cielo di Gesù: «Mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi». Nell’ascensione al cielo Gesù è ritornato definitivamente nella sfera divina anche con la natura umana assunta da noi, con cui si era reso visibile sulla terra. Gli uomini dell’antichità pensavano che la dimora di Dio fosse il cielo. Per far capire ai discepoli che Gesù entrava nella sfera divina anche con la natura umana fu necessaria la sua lievitazione verso il cielo: «Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo». D’altra parte gli uomini dell’antichità sapevano bene, come sappiamo anche noi, che Dio è dovunque, in cielo, in terra e in ogni luogo. E Gesù, entrando nella sfera divina, non si è allontanato da noi, ma è con noi in un modo nuovo e più incisivo di prima. Il vangelo dice che i discepoli «tornarono a Gerusalemme con grande gioia». I discepoli sono pieni di gioia perché hanno capito che Gesù è il Signore, e per mezzo di lui si è realizzata la salvezza. Hanno capito che seguendo Gesù essi sono i primi beneficiari della salvezza. Hanno capito che, ascendendo al cielo, Gesù non si è allontanato ma è più vicino a loro di prima. Infatti Gesù ha detto: «Io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo». Questa consapevolezza deve essere anche motivo di gioia per noi che abbiamo creduto in Gesù.

La prima e la seconda lettura ci parlano della seconda manifestazione di Gesù, quando verrà a prenderci per stare con lui nella gloria del cielo: «Dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza».

Noi sappiamo che siamo uniti a Gesù mediante lo Spirito Santo come i tralci alla vite, come le membra al corpo, come due fiumi che confluiscono insieme. Siamo in comunione con Dio, ma non in modo pieno e definitivo come lo è Gesù asceso al cielo.

Quando Gesù si manifesterà la seconda volta, allora anche noi saremo con lui nella gloria, uniti a Dio per sempre.

Come dobbiamo attendere la sua venuta nella gloria?

La seconda lettura ci esorta a rinsaldare la nostra comunione con Dio dicendoci «accostiamoci con cuore sincero, nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura». Ci accostiamo a Dio quando leggiamo le Scritture, quando preghiamo, quando ci confessiamo, ma soprattutto quando ci nutriamo della santa eucaristia. Dobbiamo farlo con la purezza battesimale che lui ci ha dato. Non possiamo accostarci a Dio volendo rimanere nel peccato. Oggi si è diffusa in molti cristiani l’idea che Dio ci salverà anche se non ci convertiamo. E’ come dire che Dio ci salverà anche se non lo vogliamo. Quest’idea contrasta con il comportamento di Dio in tutta la storia della salvezza. Dio non impone mai la sua salvezza ma la dà solo a quelli che rispondono alla sua chiamata. Se uno vuole rimanere nel peccato perché pensa che il peccato sia una cosa buona, rifiuta la salvezza di Dio che è liberazione dal peccato. Dire peccato significa dire distacco da Dio. Quando Gesù ha perdonato la donna colta in flagrante adulterio, non le ha detto: la prossima volta sta attenta a non farti scoprire. Se le avesse detto così, avrebbe approvato il suo peccato. Ma le ha detto: «Va’ e d’ora in poi non peccare più». Quindi se ci accostiamo a Dio dobbiamo farlo almeno con il desiderio di rinunciare al peccato. Sappiamo bene che non è facile uscire dal peccato che ha posto radici in noi con le cattive abitudini. Ma almeno ci deve essere in noi il desiderio di voler uscire dal peccato. Il resto lo farà il Signore un po’ alla volta.

La prima lettura ci dice che non dobbiamo attendere in ozio il ritorno di Gesù né speculare sui tempi o i momenti, piuttosto dobbiamo rendergli testimonianza «fino ai confini della terra», perché tutti i popoli, come dice il salmo, riconoscano la sua regalità che è la regalità di Dio. E qui dobbiamo superare un’idea sbagliata che si è diffusa nella mente di molti cristiani. Siccome vedono il papa che dialoga con i rappresentanti delle altre religioni, allora arrivano alla conclusione che una religione vale l’altra e tutte le religioni sono uguali. Se diciamo che tutte le religioni sono uguali, diciamo che tutte le religioni sono false. Le religioni professano dottrine differenti su Dio e sull’uomo. Se sono tutte vere, poiché si contraddicono tra di loro, allora vuol dire che sono tutte false. Ma chi ha incontrato Gesù Cristo e sperimenta nella propria vita la sua presenza sa bene che lui è l’unico salvatore e non ce ne sono altri. Gesù è il Figlio di Dio che viene a farci conoscere il Padre e ci salva liberandoci dalla morte del peccato e rendendoci partecipi della vita divina. Chi vive in comunione con Gesù e con Dio, sente il bisogno di coinvolgere i familiari, gli amici, i conoscenti e chiunque incontra sul suo cammino in questa relazione che dà senso a tutte le altre relazioni e le porta a perfezione.