Meditazioni Natale 2019

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12 gennaio 2020 – Battesimo del Signore A

Liturgia della Parola: 1lettura: Is 42,1-4.6-7 – Salmo responsoriale: Sal 28 – 2lettura: At 10,34-38 – Vangelo: Mt 3,13-17.

Dal Vangelo secondo Matteo



In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».



Parola del Signore

Omelia

Giovanni non comprende il motivo per cui Gesù va a farsi battezzare da lui: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Giovanni è un uomo di Dio che vive per primo la conversione che predica agli altri. Gesù farà un grande elogio di lui, dicendo che è stato più che un profeta. E tuttavia mentre era sulla terra non ebbe la possibilità di entrare in piena intimità con Dio, perché ancora Gesù il Figlio di Dio non aveva inaugurato il suo regno. In seguito vedremo che anche Pietro, uno dei discepoli, non comprenderà il comportamento di Gesù, che va a Gerusalemme per farsi crocifiggere e tenterà di distoglierlo.

Gesù risponde a Giovanni che «conviene che adempiamo ogni giustizia» e ai discepoli che «il Figlio dell’uomo deve soffrire molto». E con questo ci fa capire che va a farsi battezzare come poi va alla croce per compiere la volontà di Dio.

Dio infatti ha mandato il Figlio suo Gesù sulla terra per dimostrare e donare agli uomini il suo amore condividendo la loro vita in tutto, escluso il peccato. Il peccato infatti è separazione da Dio, è ribellione alla sua volontà. Non è una cosa naturale ma un guasto che si introduce nella natura umana. Per questo Gesù si presenta al battesimo di Giovanni insieme agli altri uomini peccatori, e per lo stesso motivo non si sottrarrà alla sofferenza e alla morte della croce che gli uomini gli infliggeranno. Il Padre vuole che il Figlio viva una vita autenticamente umana e non usi del suo potere divino per vivere in una condizione di privilegio o per sottrarsi alle difficoltà e alle sofferenze o per sfuggire la morte.

Ma essendo il Figlio di Dio, condividendo il battesimo di acqua di Giovanni lo trasforma in battesimo di Spirito Santo, che poi affiderà alla chiesa, condividendo la sofferenza la trasforma in occasione di crescita nell’amore, condividendo la morte la trasforma in passaggio alla vita eterna.

Il battesimo di Giovanni è semplicemente acqua con cui quelli che lo ricevono manifestano pubblicamente la loro volontà di convertirsi. Ma quando Gesù, che non ha bisogno di conversione, va a ricevere il battesimo, uscendo dall’acqua lo Spirito Santo e il Padre rivelano la sua vera identità. Così il battesimo di acqua diventa una manifestazione della Trinità: il Figlio Gesù che esce dall’acqua vide aprirsi i cieli che si erano chiuso a causa del peccato di Adamo, lo Spirito Santo discende su di lui come aveva predetto il profeta Isaia, e il Padre, nel riconoscerlo suo Figlio amato con le parole del Salmo 2, annuncia la sua futura sofferenza, perché si compiace di lui, come aveva detto per bocca di Isaia del servo sofferente venuto ad espiare i peccati del mondo.

Così finisce il battesimo d’acqua di Giovanni e incomincia il battesimo in Spirito Santo che Gesù affiderà alla sua chiesa e che noi credenti abbiamo ricevuto da neonati. Nel battesimo siamo stati uniti al Figlio Gesù, come i tralci alla vite, lo Spirito Santo è disceso su di noi seminando nei nostri cuori la fede, la speranza e la carità, e il Padre ha detto anche di noi: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento». Dobbiamo riscoprire il nostro battesimo, la nostra relazione con le tre persone divine, e impegnarci a vivere come figli in cui Dio Padre si compiaccia di noi. Riscoprendo il battesimo comprendiamo che abbiamo una missione da svolgere nel mondo. Nella prima lettura Dio diceva a Gesù: «Ti ho formato e ti ho stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni». Gesù, riconoscendosi in questa profezia, he detto: «Io sono la luce del mondo, chi segue me non camminerà nelle tenebre ma avrà la luce della vita». Gesù è luce perchè ci fa conoscere Dio e ci permette di entrare in relazione con Dio. Ma Gesù ha detto ai discepoli e quindi anche a noi: «Voi siete la luce del mondo». Un Padre della chiesa, Didimo il cieco, nota che Gesù non ha parlato al singolare dicendo: ciascuno di voi è la luce del mondo, ma ha detto: voi siete. In questo modo Gesù ci ha voluto dire che noi possiamo essere luce del mondo se come discepoli viviamo in comunione gli uni con gli altri nella chiesa, dove lui dimora e dove stando con lui riceviamo la luce della vita che dobbiamo irradiare tra gli uomini.

Dobbiamo irradiare sul mondo la luce dell’amore di Dio, la luce del vero Dio che si è rivelato in Gesù Cristo, perché, non c’è altro nome sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati.

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5 gennaio 2020 -II domenica di Natale

Liturgia della Parola: 1lettura: Sir 24,1-4.12-16 – Salmo responsoriale: Sal 147 – 2lettura: Ef  1,3-6.-15-18 – Vangelo: Gv 1,1-18.

Dal Vangelo secondo Giovanni



In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.

Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di meè avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Parola del Signore.

Omelia

La parola di Dio non è un semplice suono che reca un concetto come la nostra parola ma è una persona, che esiste dall’eternità accanto a Dio e per mezzo della quale Dio ha fatto ogni cosa. Questa persona, la parola di Dio, che il vangelo di oggi, usando un termine dell’italiano antico, chiama Verbo, si è fatta uomo, divenendo Gesù Cristo.

Ma prima di farsi uomo si è fatta parola umana nelle Sante Scritture del popolo d’Israele. Nella prima lettura la Sapienza di Dio, alludendo a questo fatto, diceva: «Allora il creatore dell’universo mi diede un ordine,colui che mi ha creato mi fece piantare la tendae mi disse: “Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele,affonda le tue radici tra i miei eletti». E gli israeliti che pregano nel salmo sono consapevoli di essere un popolo privilegiato, perché Dio «Annuncia a Giacobbe la sua parola,/i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele./Così non ha fatto con nessun’altra nazione,/non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi».

Infine la parola di Dio, il Verbo di Dio, si è fatto uomo, venendo ad abitare in mezzo a noi, perché noi potessimo conoscere quel Dio che nessuno ha mai visto. Certo Dio si fa conoscere già nelle Scritture dell’Antico Testamento, ma si rivela pienamente solo in Gesù Cristo, il quale, come parola di Dio, porta la luce della vita, la grazia della verità, cioè rivela Dio e comunica la vita.

Abbiamo ascoltato nel vangelo che il Verbo venne nel mondo e il mondo non lo ha riconosciuto, venne fra i suoi e i suoi non l’hanno accolto. Giovanni dice in un altro passo che gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce. Davanti a Gesù Cristo gli uomini si dividono: ci sono quelli che non credono in quello che dice di se stesso e ci sono quelli che credono in lui. Noi qui radunati siamo tra quelli che lo abbiamo accolto, e credendo in lui abbiamo ricevuto il dono di diventare figli di Dio. Dio così, come dice l’apostolo nella seconda lettura, incomincia a realizzare in noi il suo progetto di salvezza, cioè di renderci simili al Figlio suo Gesù, perfetti nell’amore. Dobbiamo ringraziare Dio per tutto quello che ha fatto e sta facendo per noi e dobbiamo chiedergli con l’apostolo che illumini gli occhi del nostro cuore per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.


Infine come Giovanni Battista dobbiamo rendere testimonianza a Gesù Cristo, perché quelli che non lo conoscono o lo conoscono per sentito dire, possano incontrarlo e credendo in lui ricevano la luce della vita.

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29 dicembre 2019 – Festa della Santa Famiglia (Anno A)

Liturgia della Parola: 1lettura: Sir 3,3-7.14-17 – Salmo responsoriale: Sal 127 – 2lettura: Col 3,12-21- Vangelo: Mt 2,13-15.19-23.

Dal Vangelo secondo Matteo



I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio». Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».



Parola del Signore

Omelia

Della santa famiglia di Nazareth, sappiamo molto poco, ma quanto basta per farci un’idea della personalità di Giuseppe, Maria e Gesù. Sono gli evangelisti Matteo e Luca che ci fanno entrare nella vita quotidiana di questa famiglia. Con Luca rivolgiamo lo sguardo su Maria e Gesù, con Matteo sulla persona di Giuseppe.

Dal passo che abbiamo ascoltato comprendiamo che Giuseppe è un uomo che teme il Signore, come dice il salmo, e quindi si fida di lui e obbedisce alla sua parola. Ogni atto di obbedienza a Dio da parte di Giuseppe, come annota l’evangelista, fa realizzare una profezia dell’Antico Testamento. Con la sua obbedienza alla parola di Dio attira sulla sua famiglia la protezione divina e collabora alla realizzazione del progetto di salvezza. La liturgia della Parola di oggi non ci parla di Maria, perché lo ha già fatto domenica 8 dicembre con il racconto dell’Annunciazione e poi con la replica di questo brano evangelico durante la novena di Natale. Come Giuseppe anche Maria si fida di Dio e compie volentieri la sua parola. In questa famiglia dove marito e moglie sono docili alla parola di Dio, regna l’amore reciproco e l’armonia. Infatti l’evangelista Luca dice che il bambino Gesù cresceva in armonia, soprattutto in comunione con Dio. La vita umana di Gesù è il riflesso della vita dei suoi genitori. Nel volto e negli occhi dei bambini si può scorgere il clima che si respira nella loro famiglia. Maria e Giuseppe sono timorati di Dio e anche Gesù apprende da loro a mettere Dio al primo posto, al punto che, durante un pellegrinaggio a Gerusalemme, quando i genitori prendono la via del ritorno, il bambino Gesù rimane nel tempio senza che loro se ne accorgessero. I genitori sono attaccati a Dio e il bambino Gesù impara ad essere attaccato a Dio.

Che cosa insegnano Giuseppe e Maria e Gesù ai genitori e ai figli di oggi?

Insegnano che la cosa più importante nella vita è curare la relazione con Dio, da cui dipende la riuscita delle relazioni familiari, l’amore tra mamma e papà, la crescita armonica dei figli, il rispetto e l’aiuto reciproco. Il Salmo proclama beato l’uomo che mette Dio al primo posto, perché attira sulla sua famiglia la benedizione di Dio. Quando nella famiglia non c’è Dio o Dio non è al primo posto, a lungo andare le relazioni familiari si usurano per le incomprensioni e vengono danneggiate dall’egoismo. Nella coppia si interrompe la comunicazione, viene meno il perdono, i figli invece di essere educati sono allevati e viziati, entra il disordine e si perde la pace.

Invece nella santa famiglia Gesù obbedisce ai genitori in tutto, senza recar loro dispiacere, come diceva la prima lettura. Se i figli oggi imparano presto a disobbedire e a ribellarsi ai genitori è perché i genitori si sono distaccati da Dio, disobbedendo alla sua parola. La disobbedienza a Dio genera la disobbedienza dei figli.

Nelle nostre famiglie c’è bisogno di prendere coscienza di questo e di intraprendere un cammino di conversione, mettendo Dio al primo posto. Questo significa che i genitori con figli partecipano assiduamente alla messa domenicale, creano in famiglia momenti in cui leggere ai figli le Scritture, e pregare insieme il Signore. Allora la pace di Cristo che supera ogni altro bene dimorerà nelle nostre famiglie.

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25 dicembre 2019 – Natale del Signore – Messa del giorno (Anno A)

Liturgia della Parola: 1lettura: Is 52,7-10 – Salmo responsoriale: Sal 97 – 2lettura: Eb 1,1-6- Vangelo: Gv 1,1-18.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.

Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.

Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

Parola del Signore

Omelia

Nel giorno di Natale ricordiamo che Dio si è fatto uomo come noi: «Il Verbo si è fatto carne». Il bambino che giace nella mangiatoia di Betlemme è il Figlio di Dio, un solo Dio insieme con il Padre: «Il principio era il Verbo,/ e il Verbo era presso Dio/ e il Verbo era Dio». Noi cristiani non crediamo genericamente in Dio, ma crediamo che Dio si è fatto uomo, che Gesù di Nazareth è Dio.

Nella seconda lettura, l’autore della lettera agli Ebrei ha ricordato che Dio aveva parlato molte volte e in diversi modi ai padri, riferendosi alla storia raccontata nell’Antico Testamento: «Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio». Questa rivelazione di Dio raggiunge il culmine nella incarnazione di Gesù Cristo. Rivelazione significa togliere il velo che copre. In Gesù Dio si rivela completamente, mostrandoci il suo volto. La caratteristica fondamentale della personalità di Dio che vediamo in Gesù è l’amore.

Noi viviamo in un mondo multiculturale e multireligioso e sempre più ci capita di incontrare persone che seguono una religione diversa dalla nostra. Il Papa promuove il dialogo tra le religioni. Quindi anche noi dobbiamo dialogare con i credenti delle altre religioni che incontriamo sul nostro cammino. Per potere dialogare dobbiamo conoscere la nostra religione, dobbiamo avere chiara l’identità cristiana.

Qual è la differenza tra le religioni del mondo e il cristianesimo che noi professiamo?

Le religioni cercano di rispondere alle domande esistenziali dell’uomo. Quello che accomuna gli uomini degli albori della storia con gli uomini di ogni tempo e anche del nostro tempo è che tutti si pongono le domande esistenziali: perché esisto, che senso ha la mia vita, perché c’è la sofferenza, perché c’è la morte, ma dopo la morte c’è un’altra vita o la morte è la fine di tutto?

Le religioni del mondo cercano di rispondere a queste domande esistenziali, chi in un modo e chi in un altro. Cercano di stabilire un contatto con Dio, immaginando i caratteri della sua persona. Ma si tratta di tentativi umani, che contengono cose positive e cose negative. Infatti spesso nelle religioni gli uomini hanno proiettato nella divinità i propri limiti, come desiderio di vendetta e crudeltà.

Le religioni del mondo rappresentano la ricerca di Dio da parte dell’uomo, e quindi, al di là dei loro limiti sono in se stesse positive.

Invece il giudaismo, la religione dei Giudei, e il cristianesimo, che si innesta nel giudaismo, è Dio che prende l’iniziativa di rivelarsi agli uomini. Dio parla ad Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè, il re Davide, i profeti. Come facciamo a dire che Dio ha parlato veramente a queste persone e che quello che hanno udito o visto non è stato frutto della loro immaginazione o del loro delirio? La risposta sta nel riscontro storico. Dio promette un figlio ad Abramo e alla moglie, che non hanno figli e sono avanti negli anni, e così accade. Dio promette agli israeliti che sono schiavi in Egitto che interverrà a liberarli, e così accade. Dio promette secoli prima che manderà il Cristo Signore, e così accade. Oggi celebriamo la nascita del Cristo Signore. Dio è fedele alle sue promesse. La nostra religione dunque si fonda sulla rivelazione storica di Dio.

In Gesù noi consociamo il volto di Dio. Dio è amore, l’amore vero che non fa danno al prossimo. Nella vita di Gesù ci sono tre momenti in cui quest’amore di Dio è più visibile ai nostri occhi, la nascita nel presepe, la morte di croce, e il dono della santa eucaristia. Contemplando questi tre segni, noi conosciamo l’amore di Dio, l’amore vero, senza interesse, che si rivolge a tutti, amici e nemici, un amore che si fa dono di vita, che ama sempre anche quanto cosa, un amore che si fa condivisione.

Qualcuno si domanda: Dio non poteva salvarci senza scendere nel mondo, senza dover affrontare le difficoltà della vita, la sofferenza e la morte di croce? Certo Dio poteva salvarci con un comando della sua volontà, ma se avesse agito così ci avrebbe salvato a distanza, senza farsi conoscere e senza condividere la nostra vita, ci avrebbe salvato senza interpellare la nostra libertà, che lui stesso ci ha dato. Dio allora si è fatto uomo per farci conoscere il suo amore e guarirci dal peccato condividendo la nostra condizione umana.

Facendosi uomo e mostrandosi a noi, Dio ci chiama ad entrare in relazione con lui: «A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio».

Siamo figli di Dio, e dobbiamo vivere in relazione con lui, curare la nostra relazione con lui, mediante la lettura e la meditazione delle Scritture, mediante la preghiera, mediante i sacramenti. Più stiamo con lui, più lo pratichiamo, più impariamo ad amare come lui, di un amore vero. Questo sarà la fonte della nostra felicità e della nostra pace. Infatti la felicità e la pace sono proporzionali.