Lettera marzo 2020

0 Condivisioni
image_pdfimage_print

Carissimi fedeli, pace e bene.

Nella seconda beatitudine Gesù dice: «Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati». Per comprendere meglio il pianto di cui parla Gesù dobbiamo richiamare quello che dice l’apostolo ai cristiani di Corinto: «La tristezza secondo Dio produce un pentimento irrevocabile che porta alla salvezza, mentre la tristezza del mondo produce la morte»(2Cor 7,10). Quindi sono beati non quelli che si addolorano e piangono per la mancanza di cose terrene o peggio ancora inutili e superflue, ma quelli che si rattristano e piangono secondo Dio, perché si affliggono per i propri peccati e per quelli degli altri. Questo pianto scaturisce dalla consapevolezza che i peccati sono causa di dispiacere al cuore di Dio, e sono causa della passione e della morte in croce di Gesù. Quando ci affliggiamo per i nostri peccati e per quelli degli altri, bramando la nostra e la loro conversione, il Signore non mancherà di consolarci, esaudendo il nostro desiderio. Agostino, nelle Confessione, racconta che sua madre Monica, vedendolo nel peccato versava per lui lacrime di dolore: «Mia madre mi piangeva come morto». E Dio l’ha consolata, facendogli vedere il figlio non solo convertito ma desideroso di consacrarsi totalmente a Dio.
La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo, siano con tutti voi.

Don Alfonso