Meditazioni Natale 2020

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10 gennaio 2021 – Battesimo del Signore B

Liturgia della Parola: 1lettura: Is 55,1-11 – Salmo responsoriale: Is 12 – 2lettura: 1Gv 5,1-9 – Vangelo: Mc 1,7-11.

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
Parola del Signore

Omelia
Quando Gesù viene battezzato da Giovanni nel fiume Giordano, accade una teofania, cioè una manifestazione di Dio. Infatti si manifestano tutte e tre le persone divine, lo Spirito Santo che discende come colomba su Gesù e il Padre che fa udire la sua voce proclamando Gesù suo Figlio amato: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Le parole del Padre, che sono tre citazioni di passi biblici messi insieme, non solo rivelano l’identità nascosta di Gesù, il Figlio di Dio, ma anche la missione che deve compiere sulla terra. Le parole: «in te ho posto il mio compiacimento», sono citazione di Is 42,1, in cui Dio si sta rivolgendo al servo sofferente, che dovrà espiare i peccati degli uomini. Il Padre rivolgendole ora a Gesù ci sta dicendo che è lui il servo sofferente che toglie i peccati del mondo. Con la sua morte di croce Gesù espierà i peccati del mondo e riconcilierà gli uomini con Dio, cosicché possano ricevere lo Spirito Santo di Dio. I cieli, che si erano chiusi a causa del peccato di Adamo ed Eva, si squarciano davanti a Gesù che sale dal battesimo, e lo Spirito Santo discende su di lui, a significare lo Spirito Santo che riceveranno i credenti in lui. Quindi nel battesimo di Gesù, che è ancora quello di Giovanni, un segno esteriore con cui chi lo riceveva si impegnava pubblicamente alla conversione, viene prefigurato il battesimo che Gesù affiderà ai suoi discepoli e che noi tutti abbiamo ricevuto. Nel battesimo siamo stati uniti a Gesù morto e risorto, per usufruire dei benefici della sua redenzione, il perdono dei peccati e il dono dello Spirito Santo diventando partecipi della natura divina come figli di Dio.

San Cirillo di Gerusalemme in una delle sue catechesi mistagogiche, dice a quelli che sono stati da poco battezzati che nel momento in cui hanno ricevuto il battesimo Dio ha detto di ciascuno quello che disse di Gesù al fiume Giordano: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Dunque mediante il battesimo siamo liberati dal potere del demonio, siamo uniti a Gesù Cristo come le membra sono unite al corpo, divenendo figli di Dio, lo Spirito Santo vive in noi come in un tempio, e possiamo rivolgerci a Dio chiamandolo: «Padre!».

Le altre letture ci insegnano cosa dobbiamo fare per vivere da figli di Dio. Nella prima lettura il Signore ci invita a nutrirci della sua parola l’unico cibo e l’unica bevanda capaci di saziare e dissetare la nostra fame e sete esistenziali in modo duraturo: «Perché spendete denaro per ciò che non è pane,/il vostro guadagno per ciò che non sazia?/Su, ascoltatemi e mangerete cose buone/e gusterete cibi succulenti./Porgete l’orecchio e venite a me,/ascoltate e vivrete». Le bevande e i cibi che ci propina il mondo, promettendoci felicità, saziano e dissetano per un momento, ma poi la fame e la sete riprendono con più urgenza di prima. Il Signore ci esorta a nutrirci della sua parola, perché possiamo assimilare i suoi pensieri e i suoi atteggiamenti che sono completamente diversi da nostri: «Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri,le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore».  E ci assicura che la sua parola si realizza sempre, per dirci che le promesse che ci ha fatto per questa vita e per l’altra si realizzeranno: «Così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:non ritornerà a me senza effetto,senza aver operato ciò che desideroe senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».

Nella seconda lettura l’apostolo Giovanni ci ricorda che come cristiani siamo chiamati ad amare Dio e il prossimo, ma non con un amore qualsiasi, dettato dai nostri gusti o dalle mode del momento, ma l’amore insegnato dai comandamenti di Dio. Quindi amiamo in modo autentico Dio e il prossimo quando osserviamo i suoi comandamenti, che non sono più gravosi, visto che con il battesimo siamo stati generati alla vita di figli di Dio e abbiamo ricevuto lo Spirito Santo: «In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. In questo infatti consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi».

Il salmo responsoriale ci esorta ripetutamente a ringraziare il Signore per quello che ha fatto per noi e a proclamare a tutti la sua salvezza: «Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,/proclamate fra i popoli le sue opere,/fate ricordare che il suo nome è sublime./Cantate inni al Signore, perché ha fatto cose eccelse,/le conosca tutta la terra». Dobbiamo ringraziare Dio per quello che ha fatto per noi chiamandoci mediante la fede in Gesù e il battesimo a diventare suoi figli, ammettendoci ad una comunione intima con lui, che sperimentiamo giorno per giorno nella preghiera, e soprattutto nella messa domenicale, e promettendoci una vita di felicità senza fine nel paradiso. E dobbiamo rendendogli testimonianza agli uomini del nostro tempo, che sono ancora all’oscuro di tutto ciò. Si tratta degli uomini che seguono altre religioni e cercano Dio annaspando nel buio, si tratta di tutti quei battezzati che non sono maturati nella fede e si sono lasciati andare alla mentalità del mondo, che è sotto il potere del maligno, si tratta di quelli che negano l’esistenza di Dio, perché con la loro ragione non si sanno elevare al creatore del mondo. A tutti dobbiamo testimoniare la nostra fede in Gesù, la nostra speranza nella vita futura, il nostro amore che si fa servizio del prossimo.

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6 gennaio 2021 – Epifania del Signore

Liturgia della Parola: 1lettura: Is 60,1-2 – Salmo responsoriale: Sal 71 – 2lettura: Ef 3,2-3.5-6 – Vangelo: Mt 2,1-12.

Dal Vangelo secondo Matteo

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
Parola del Signore

Omelia
Il racconto della visita dei magi ci rivela che Dio in un modo noto solo a lui agisce sugli uomini pagani per condurli alla conoscenza del Figlio suo Gesù Cristo, il salvatore del mondo. I magi infatti provengono dall’oriente e non appartengono al popolo d’Israele. Tutti quelli che non appartengono al popolo d’Israele sono considerati pagani, perché non conoscono il vero Dio, il Dio d’Israele. Per operare sugli uomini, che non lo conoscono, Dio si serve del mondo visibile e dell’interiorità. Nel racconto si parla di una stella, che fa parte del mondo visibile, e poi del sogno, che rientra nell’interiorità dell’uomo, con cui Dio avvisa i magi di non passare da Erode. Nel racconto ci sono dei punti oscuri: la stella che appare e scompare, e poi come mai i magi abbiano dedotto da questa stella la nascita del re dei Giudei, e come mai il sogno li abbia convinti a non passare da Erode. Questi punti oscuri rimandano a Dio che, come abbiamo detto, opera per vie note solo a lui. Quello che noi dobbiamo sapere è quest’opera continua di Dio sugli uomini, mediante la creazione e mediante l’interiorità. Anche adesso mentre siamo qui a riflettere sulla parola di Dio, egli sta operando nei pagani di oggi, perché possano arrivare a conoscerlo, incontrando Gesù Cristo. Lo scopo di quest’opera di Dio è appunto di condurre tutti all’incontro con il Figlio suo Gesù.

Ma per arrivare a Gesù c’è bisogno di conoscere la rivelazione storica di Dio, contenuta nelle Scritture dei giudei, l’Antico Testamento, e ora anche nelle Scritture dei cristiani, il Nuovo Testamento. Infatti la stella conduce i magi a Gerusalemme, la capitale dei Giudei e scompare. Qui domandano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei?». Allora Erode convoca sacerdoti e scribi per sapere che cosa dicevano al riguardo le Scritture. Gli rispondono, citando la profezia di Michea, che il Cristo dovrà nascere a Betlemme di Giudea. Solo dopo aver saputo dalle Scritture dei Giudei che il luogo della nascita di Gesù è Betlemme, i magi rivedono la stella che li conduce alla meta. Quando si trovano davanti al bambino Gesù, «si prostrarono e lo adorarono», riconoscendo in lui il Signore. I magi rappresentano le primizie dei popoli pagani, che in seguito si convertiranno in massa a Gesù, e quindi al Dio d’Israele che egli è venuto a rivelare in pienezza.

Questa conversione dei popoli pagani al Dio d’Israele era stata preannunciata dai profeti, come ascoltiamo nella prima lettura e nel salmo. Nella prima lettura si parla della luce di Dio che visita il popolo d’Israele, e dopo che gli israeliti saranno illuminati, i popoli pagani vorranno seguirli per camminare come loro nella luce di Dio: «Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce,/la gloria del Signore brilla sopra di te/…Cammineranno le genti alla tua luce». Questa profezia si riferisce chiaramente alla venuta nel mondo di Gesù Cristo, il Figlio di Dio. Gesù stesso si è definito la luce del mondo: «Io sono la luce del mondo, chi segue me non camminerà nelle tenebre ma avrà la luce della vita». Gli israeliti che si sono lasciati illuminare da Gesù sono i primi discepoli, e da loro poi la luce di Gesù mediante la predicazione del vangelo è arrivata a tutti i popoli. Nel salmo si parla del regno del Cristo, discendente di Davide, il quale governerà tutti i popoli della terra secondo giustizia, inaugurerà un regno di pace e si prenderà particolarmente cura dei poveri e dei deboli: «Tutti i re si prostrino a lui,/lo servano tutte le genti/…Perché egli libererà il misero che invoca/e il povero che non trova aiuto». Gesù infatti ha proclamato beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli, e ha inviato i discepoli a predicare il vangelo e a rendere suoi discepoli tutti i popoli della terra.

Nella seconda lettura l’apostolo parla del mistero di Dio, cioè del suo progetto, che ha al centro Gesù Cristo, e come punto di approdo la chiesa. Dio infatti vuole che tutti gli uomini, ebrei e pagani, credendo al vangelo formino con Gesù Cristo un solo corpo, che è la chiesa: «Le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo». La chiesa è il corpo mistico di Cristo, formato da tutti quelli che credendo vengono uniti a Gesù Cristo mediante lo Spirito Santo. Nella chiesa i popoli della terra ricevono quella benedizione che Dio aveva promesso ad Abramo: «In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra». Dio promette ad Abramo e insieme alla sua discendenza di farli strumento della sua benedizione. Per l’idea della personalità corporativa, Abramo e i suoi discendenti sono considerati una cosa sola, così come sono considerati una cosa sola con i loro discendenti gli altri patriarchi. Ecco perché a volte qualche profeta si rivolge agli israeliti come se stesse parlando a uno degli antichi padri. Gli israeliti sapevano che la promessa divina si sarebbe realizzata in loro, discendenti di Abramo, e in particolare nel Cristo atteso. Difatti il salmo 71, citato oggi come salmo responsoriale, al versetto 17 dice del Cristo: «In lui siano benedette tutte le stirpi della terra/e tutte le genti lo dicano beato». Ed ecco in Gesù Cristo, discendente di Abramo, ebrei e pagani che credono al vangelo, formano un solo corpo, unito e animato dallo Spirito Santo di Dio, che è la pienezza della benedizione, perché è la vita stessa di Dio.

Da tutto questo che abbiamo detto, qual è la conseguenza per la nostra vita di credenti?

Se Dio opera per condurre gli uomini all’incontro con Gesù, e vuole che tutti gli uomini formino con Gesù un corpo solo, che è la chiesa, noi cristiani dobbiamo impegnarci ad annunciare il vangelo con la parola e con le opere per condurre gli uomini del nostro tempo a Gesù Cristo nella chiesa.

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3 gennaio 2021 – Seconda Domenica dopo Natale A-B-C

Liturgia della Parola: 1lettura: Sir 24,1-4.12-16 – Salmo responsoriale: Sal 147 – 2lettura: Ef 1,3-6.15-18 – Vangelo: Gv 1,1-18.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.
Parola del Signore.

Omelia
Rileggendo oggi il prologo del vangelo di Giovanni che abbiamo letto il giorno di Natale, possiamo comprendere meglio chi è Gesù. Il giorno di Natale abbiamo evidenziato che Gesù è colui che ci rivela pienamente il volto di Dio. Il vangelo si riferisce a Gesù con due nomi, Verbo e Figlio unigenito. Gesù è il Verbo di Dio, cioè la sua parola che esiste con lui sin dal principio. La parola di Dio non è un semplice suono che comunica un concetto come la parola umana. La parola di Dio è una persona, Gesù Cristo, che è il mediatore di Dio in tutto. Tutto quello che Dio fa lo compie per mezzo della sua parola. Gesù è il mediatore di Dio nella creazione, perché tutto fu fatto per mezzo di lui. Dio ha creato tutte le cose per mezzo della sua parola, Gesù Cristo. Gesù è il mediatore di Dio nella rivelazione storica, perché Dio comunica con gli uomini per mezzo della sua la parola. Perché Dio potesse rivelarsi agli uomini e comunicare con loro, Gesù Cristo, sua parola vivente, si è fatto prima parola umana, e poi si è fatto carne nel grembo della Madonna, nascendo a Betlemme di Giudea. Nella prima lettura e nel salmo si parla della prima incarnazione di Gesù Cristo, quando si è fatto parola umana, nel dialogo di Dio con gli israeliti. Nella prima lettura parla la sapienza di Dio che si identifica con la sua parola. Dio ha voluto che la sua sapienza abitasse in mezzo agli israeliti, che cioè fossero loro i primi destinatari della sua rivelazione. Gli israeliti, come ascoltiamo nel salmo, sono consapevoli di essere un popolo privilegiato: «Annuncia a Giacobbe la sua parola,/i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele. Così non ha fatto con nessun’altra nazione,/non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi». La seconda incarnazione avviene quando il Verbo, la parola di Dio, si è fatto uomo, assumendo la nostra natura umana: « E il Verbo si fece carnee venne ad abitare in mezzo a noi». L’incarnazione del Verbo di Dio ha due scopi, innanzitutto di farci conoscere Dio e poi di renderci figli di Dio. Gesù è il Figlio unigenito di Dio, che rende figli di Dio quelli che lo accolgono credendo in lui: «A quanti però lo hanno accoltoha dato potere di diventare figli di Dio:a quelli che credono nel suo nome,i quali, non da sanguené da volere di carnené da volere di uomo,ma da Dio sono stati generati». L’evangelista allude qui alla rigenerazione battesimale. Nel battesimo siamo stati rigenerati alla vita di figli di Dio. L’apostolo nella seconda lettura, alludendo al battesimo dice che Dio «ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo». Dio ci ha comunicato la pienezza della benedizione che è lo Spirito Santo mediante Gesù risorto. Dio aveva progettato sin dall’eternità di renderci figli di Dio nel Figlio suo Gesù. Dunque per conoscere Dio, per entrare in relazione con Dio, dobbiamo guardare a Gesù, dobbiamo credere a tutto quello che ci ha detto, dobbiamo seguirlo con la nostra vita sulla via dell’amore perfetto. Come la sapienza aveva posto la sua dimora in mezzo al popolo d’Israele, così Gesù Cristo sapienza di Dio fattasi uomo ha posto la sua dimora in mezzo a noi suoi fratelli, figli di Dio, che formiamo la chiesa, per istruirci e condurci all’incontro con il Padre nella visione del paradiso.

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1 gennaio 2021 – Maria SS. Madre di Dio

Liturgia della Parola: 1lettura: Nm 6,22-27 – Salmo responsoriale: Sal 67 – 2lettura: Gal 4,4-7 – Vangelo: Lc 2,16-21.

Dal Vangelo secondo Luca
«In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo».
Parola del Signore

Omelia
Iniziamo il nuovo anno con la solennità di Maria SS. Madre di Dio. Ogni volta che recitiamo l’Ave Maria ci rivolgiamo alla Madonna con questo titolo: Santa Maria, Madre di Dio. Quando chiamiamo la Madonna Madre di Dio non vogliamo dire che Dio, il quale vive in eterno, ha una Madre che gli ha dato la vita. Dio è il principio di tutto ciò che esiste e non ha bisogno di una madre per venire all’esistenza. E’ lui che fa esistere tutte le cose e ha dato la vita anche alla Vergine Maria, che è una creatura di Dio come noi. Quando diciamo che la Madonna è Madre di Dio, vogliamo dire che Dio si è fatto uomo veramente, nascendo da donna, come dice l’apostolo nella seconda lettura. Quindi la Madonna non è Madre di Dio nell’eternità, ma Madre di Dio nella storia umana, dato che Dio si è fatto veramente uomo e lo abbiamo ricordato pochi giorni fa il 25 dicembre.

Il vangelo di oggi presenta la Madonna intenta a custodire e meditare nel suo cuore la parola di Dio: «Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore». Dio comunica sempre con parole e segni. Lo vediamo leggendo la storia raccontata nell’Antico Testamento e lo vediamo anche in questi racconti evangelici. Nel vangelo dell’annunciazione Dio parla a Maria per bocca dell’angelo e poi le dà il segno della parente Elisabetta. Dio parla ai pastori per bocca dell’angelo e poi dà loro il segno del bambino avvolto in fasce e adagiato in una mangiatoia. I pastori vanno a trovare il bambino e dopo averlo visto riferiscono le parole dell’angelo riguardo a questo bambino. Le parole dei pastori e la loro stessa visita sono per Maria parola e segno di Dio. Quindi da parte sua custodiva e meditava queste cose, le parole e gli eventi. Alla lettera il termine ‘meditava’ andrebbe tradotto ‘metteva a confronto’. La Madonna metteva a confronto le parole dei pastori con quello che le aveva detto l’angelo nell’annunciazione, con le parole di Elisabetta quando era andata a trovarla. Probabilmente le confrontava anche con le parole dei profeti e con gli eventi raccontati nell’Antico Testamento. E si comporta così perché si preoccupa di conoscere la volontà di Dio su di lei e sul Figlio. L’atteggiamento della Madonna è proprio quello di chi fa la lectio divina della Scrittura. Nel suo caso si tratta in parte di Scrittura, l’Antico Testamento, in parte di storia che si sta realizzando con lei e con il Figlio. La meditazione avviene mettendo a confronto una parola di Dio con altre parole di Dio di contenuto simile, per comprendere meglio che cosa Dio vuole dire. Infatti per mettere in pratica la parola di Dio bisogna prima conoscerla e comprenderla. La familiarità con la parola di Dio contenuta nelle Scritture ci insegna poi a saper riconoscere la stessa parola sulla bocca delle persone che incontriamo e negli eventi che viviamo. La Madonna con la sua vita di accoglienza, di meditazione e di pratica della parola di Dio ci insegna come dobbiamo porci davanti alla parola di Dio quando ci raggiunge e ci interpella perché si incarni nella nostra vita.

Dice san Agostino che la Madonna prima di accogliere nel suo grembo la parola di Dio che è Gesù Cristo, l’ha accolta nella sua mente con l’obbedienza. Se non avesse accolto nella mente la parola di Dio, non l’avrebbe accolta nel suo grembo e Gesù non avrebbe assunto la natura umana. E dice ancora che la Madonna è più grande per aver accolto la parola di Dio nella mente che per averla accolta nel grembo. Nel grembo la tenne nove mesi, nella mente l’ha tenuta per tutta la vita, incarnandola nelle sue azioni. Per questo a quella donna che gli diceva: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!»(Lc 11,27), Gesù rispose: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!»(Lc 11,28). Con questo Gesù ci vuole far comprendere sotto quale aspetto dobbiamo guardare alla Madre e dobbiamo e possiamo imitarla. Se accogliamo, meditiamo e pratichiamo la parola di Dio, come ha fatto la Madonna, lo Spirito Santo discende su di noi e ci rende simili a Gesù, che si incarna nei nostri pensieri, nelle nostre parole e nelle nostre azioni. Noi diventiamo tempio di Dio come la Madonna, e la nostra vita è benedetta. Nella prima lettura abbiamo ascoltato la formula che i sacerdoti dovevano utilizzare per benedire il popolo. Con le parole della benedizione invocano il nome del Signore sul popolo, cioè la sua presenza. Con la benedizione a parole o accompagnata con l’acqua santa si invoca la presenza del Signore su di noi. Ma se noi siamo chiusi a Dio, perché viviamo nel peccato e non vogliamo convertirci, non prendiamo sul serio la sua parola, e non ci accostiamo ai sacramenti, la benedizione non ha alcuna efficacia. Cerco di farlo capire alle persone che mi chiamano a benedire le loro abitazioni. E’ bene far benedire le abitazioni e anche le cose che usiamo, ma non è questa la benedizione principale che dobbiamo cercare. Non dobbiamo pensare che benedetto ciò che è esterno a noi e in cui viviamo siamo di conseguenza benedetti anche noi. Per essere benedetti anche noi dobbiamo come la Madonna nutrirci della parola di Dio, convertendoci dai nostri pensieri, parole e azioni sbagliate, per vivere secondo la parola di Dio. Allora la benedizione sarà dentro noi stessi, perché Dio vive in noi, e gli effetti della sua presenza sono la pace e la gioia.

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27 dicembre 2020 – Festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe B

Liturgia della Parola: 1lettura: Gen 15,1-6; 21,1-3 – Salmo responsoriale: Sal 104 – 2lettura: Eb 11,8.11-12.17-19 – Vangelo: Lc 2,22-40.

Dal Vangelo secondo Luca
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servovada in pace, secondo la tua parola,perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,preparata da te davanti a tutti i popoli:luce per rivelarti alle gentie gloria del tuo popolo, Israele».Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.
Parola del Signore.

Omelia
Nella preghiera all’inizio della messa ci siamo rivolti a Dio con queste parole: «O Dio, che nella santa Famigliaci hai dato un vero modello di vita,fa’ che nelle nostre famiglie fioriscano le stesse virtù e lo stesso amore». Dunque nella festa di oggi siamo chiamati tutti a guardare alla santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, per imitare le loro virtù. Il vangelo che abbiamo ascoltato ci dice molto poco di Gesù, Maria e Giuseppe e di come fosse la loro vita famiglia. Certo dai vangeli messi insieme possiamo conoscere benissimo Gesù, in quanto è lui il protagonista principale dei racconti evangelici. Mentre dal resto del vangelo conosciamo molto poco di Maria, la madre di Gesù, e ancor meno di Giuseppe. Siccome gli evangelisti erano ispirati dallo Spirito Santo, quel poco che ci dicono di Maria e di Giuseppe, dobbiamo considerarlo come la cosa più importante che Dio ha voluto che noi conoscessimo. Leggendo con attenzione il vangelo di oggi notiamo una ripetizione: « … [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore … mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo… Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore…». Dunque i genitori di Gesù sono persone timorate di Dio, in quanto si preoccupano di mettere in pratica la legge del Signore. Dio è al centro della loro vita, è al primo posto nella loro vita. Poi bisogna notare che si preoccupano di mettere in pratica una norma, quale la consacrazione del primogenito, per cui non era obbligatorio recarsi al tempio di Gerusalemme, ma si poteva fare anche nel luogo dove si risiedeva. Dal loro comportamento comprendiamo che dovevano osservare con maggiore scrupolo gli altri comandamenti della legge di Dio che non ammettono deroghe. Anche gli altri episodi evangelici in cui sono protagonisti Giuseppe e Maria mettono in evidenza la loro fede in Dio. Giuseppe cambia la decisione presa di licenziare in segreto la sua sposa e fa come gli aveva ordinato l’angelo del Signore, prendendo con sé Maria. Maria si abbandona fiduciosa alla volontà di Dio: «Avvenga per me secondo la tua parola».

Dunque di questa famiglia sappiamo che marito e moglie si preoccupavano di curare la loro relazione con Dio. E anche del loro bambino, Gesù, si dice che cresceva in sapienza e grazia, cioè nella conoscenza e nella relazione con Dio. I figli sono come una spugna e assorbono tutto dai propri genitori, che sono le figure di riferimento. Quello che conta per i genitori, conta anche per i figli, quello che è trascurabile per i genitori, lo è anche per i figli. La Scrittura non dice di più della personalità e del comportamento di Giuseppe e Maria, tutto il resto lo possiamo dedurre facilmente, sapendo che al centro della loro vita c’è Dio. Quando una coppia cura la relazione con Dio, la relazione di coppia è caratterizzata da amore, fedeltà, comprensione, accettazione, aiuto reciproco, pazienza, perdono, e ogni altra virtù necessaria. Con l’aiuto di Dio quella coppia affronterà e supererà le difficoltà e le crisi della loro vita.  In quella coppia e in quella famiglia regna l’armonia e la pace.

Oggi molte coppie che si dicono cristiane non mettono Dio al primo posto. Nella loro vita al primo posto ci sono altre cose, il benessere, il piacere, il lusso, il lavoro, la carriera. C’è pure Dio, ma non è al primo posto. Se Dio non è al primo posto, vuol dire che non siamo convinti che la nostra vita dipenda da lui. Queste coppie non pensano che la riuscita del loro matrimonio dipende da Dio, dalla fiducia nella sua parola, dalla sua grazia. Perciò trascurano di pregare insieme, di venire la domenica a messa, di accostarsi ai sacramenti. In una parola, trascurano il loro rapporto con Dio. Vogliono che i loro figli frequentino il catechismo e si preparino ai sacramenti, ma non supportano questo cammino di fede con la loro testimonianza. La conseguenza è che i figli fatta la cresima si allontanano dalla vita della chiesa e trascurano il rapporto con Dio. Sia chiaro, i genitori non hanno mai detto a questi ragazzi di allontanarsi dalla comunità cristiana, ma glielo hanno fatto intendere con il loro comportamento. I gesti sono più eloquenti delle parole. E se un papà e una mamma trascurano il rapporto con Dio, i figli faranno di conseguenza la stessa cosa. Quando ciò avviene, alcuni scaricano la colpa sui sacerdoti che non li hanno saputi accogliere, altri sulle catechiste, sulle cattive compagnie. Questo può essere anche vero, ma si tratta di cause secondarie, la causa principale è la mancanza di esempio di fede nei genitori. In queste famiglie, dove Dio non è al primo posto, ci possono essere tutte le comodità e tutti gli agi che vogliamo, non regnerà mai la vera armonia ma ci saranno come sottofondo diverse inquietudini, che poi sfociano in liti, contese, inimicizie, separazioni, e via dicendo. Ci sono poi famiglie in cui solo uno dei due coniugi mette Dio al primo posto. A quel coniuge è richiesta una fede davvero eroica, e se persevera, anche se non sempre riesce a salvare la relazione di coppia, salverà comunque la famiglia da mali peggiori.

La prima e la seconda lettura ci presentano un’altra coppia, Abramo e Sara, e anche di loro la Scrittura mette in risalto il rapporto con Dio. Di Abramo si dice: «Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia». Della moglie si dice: «Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso». Abramo e Sara hanno lasciato in eredità ai propri discendenti, e quindi anche a Maria e Giuseppe, che come israeliti, sono loro discendenti, il dono della fede. Il più grande lascito che i genitori possano fare ai figli è la fede, che ci mette in relazione con Dio. A tal riguardo voglio raccontarvi due fatti a mia conoscenza, che confermano quanto detto finora. Un giorno andai a fare visita ad alcuni anziani in una casa di riposo. Ebbi modo di parlare con un anziano che, confidandosi con me, diceva che i figli lo avevano abbandonato. Mi elencava i beni mobili ed immobili che aveva dato ai figli, dotandoli di una posizione economica ragguardevole. E ora i figli lo ricambiavano, abbandonandolo. Mentre faceva l’elenco delle ricchezze che aveva dato ai figli, pensavo dentro di me, che non era questo che avrebbe dovuto dar loro, ma innanzitutto la fede e l’educazione e poi anche le ricchezze, se ne avesse avute. Ho conosciuto invece una donna anziana, timorata di Dio, che nella sua vita si è sempre lasciata guidare dalla parola di Dio, non mancando alla messa domenicale e facendo molte opere di carità. Si è preoccupata nella sua vita di trasmettere la fede ai figli, educandoli cristianamente con la parola e con l’esempio. Nella vecchiaia i figli hanno voluto che restasse nella casa in cui era vissuta, perché portandola ad una casa di riposo sarebbe morta prima del tempo. Anche quando perse il senno, i figli hanno voluto che restasse nella sua casa, accudita da badanti e dai loro stessi che si avvicendavano durante la giornata per farle visita. Prima di concludere la sua esistenza terrena, i figli hanno chiamato il sacerdote perché le amministrasse la santa unzione e le raccomandasse l’anima al Signore. Questi differenti esiti di vita ci fanno comprendere che l’educazione della fede per i figli è il più grande investimento. In conclusione, chiedendo a Dio che nelle nostre famiglie fioriscano le stesse virtù e lo stesso amore della santa Famiglia, gli abbiamo chiesto che gli sposi cristiani abbiamo la stessa fede di Giuseppe e Maria, che lo mettano al primo posto nella loro vita come hanno fatto Giuseppe e Maria. Gli abbiamo chiesto che i fanciulli crescano in sapienza e grazia come Gesù. Se facciamo questo, tutte le altre virtù necessarie ad un armonioso rapporto di coppia e ad una vita familiare serena, saranno una conseguenza.

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25 dicembre 2020 – Natale del Signore – Messa del giorno

Liturgia della Parola: 1lettura: Is 52,7-10 – Salmo responsoriale: Sal 97 – 2lettura: Eb 1,1-6 – Vangelo: Gv 1,1-18.

Dal Vangelo secondo Giovanni
In principio era il Verbo,e il Verbo era presso Dioe il Verbo era Dio.Egli era, in principio, presso Dio:tutto è stato fatto per mezzo di luie senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.In lui era la vitae la vita era la luce degli uomini;la luce splende nelle tenebree le tenebre non l’hanno vinta.Venne un uomo mandato da Dio:il suo nome era Giovanni.Egli venne come testimoneper dare testimonianza alla luce,perché tutti credessero per mezzo di lui.Non era lui la luce,ma doveva dare testimonianza alla luce.Veniva nel mondo la luce vera,quella che illumina ogni uomo.Era nel mondoe il mondo è stato fatto per mezzo di lui;eppure il mondo non lo ha riconosciuto.Venne fra i suoi,e i suoi non lo hanno accolto.A quanti però lo hanno accoltoha dato potere di diventare figli di Dio:a quelli che credono nel suo nome,i quali, non da sanguené da volere di carnené da volere di uomo,ma da Dio sono stati generati.E il Verbo si fece carnee venne ad abitare in mezzo a noi;e noi abbiamo contemplato la sua gloria,gloria come del Figlio unigenitoche viene dal Padre,pieno di grazia e di verità.Giovanni gli dà testimonianza e proclama:«Era di lui che io dissi:Colui che viene dopo di meè avanti a me,perché era prima di me».Dalla sua pienezzanoi tutti abbiamo ricevuto:grazia su grazia.Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.Dio, nessuno lo ha mai visto:il Figlio unigenito, che è Dioed è nel seno del Padre,è lui che lo ha rivelato.
Parola del Signore.

Omelia
In questo giorno ricordando la nascita di Gesù a Betlemme di Giudea, ricordiamo che Dio si è fatto uomo, è venuto a condividere la nostra condizione umana. L’evangelista diceva: « E il Verbo si fece carnee venne ad abitare in mezzo a noi». Questo Dio invisibile, la cui esistenza viene postulata dal mondo che ci circonda, e che gli uomini di tutti i tempi hanno cercato di conoscere per mezzo delle religioni, si è reso visibile in Gesù Cristo.

Noi viviamo in un mondo multiculturale e multireligioso, dove ci sono molte culture e molte religioni. In questo mondo noi cristiani dobbiamo conservare la nostra identità, prendendo coscienza della grande differenza che c’è tra le religioni del mondo e Gesù Cristo. Le religioni del mondo sono tantissime, alcune fiorite nell’antichità non esistono più, altre sono ancora rigogliose. Le religioni del mondo sono frutto dello sforzo umano di entrare in contatto con Dio. In quanto cercano di stabilire un contatto con Dio sono positive, ma hanno molti limiti, sia dal punto di vista dottrinale e si dal punto di vista morale, perché sono opera degli uomini. Per es. alcune religioni precolombiane nell’America centrale pensavano che Dio volesse sacrifici umani. Anche nel mondo greco-romano venivano offerti agli dei sacrifici umani. I greci temevano in particolare l’invidia degli dei. Oggi ci sono credenti che pensano di rendere culto a Dio uccidendo i seguaci delle altre religioni. Sono tutti limiti umani proiettati nella divinità, che viene immaginata in diversi modi, a volte con tratti disumani.

La nostra religione invece si fonda sulla rivelazione di Dio, che ha parlato molte volte e in diversi modi ai padri del popolo d’Israele e infine ha parlato per mezzo del Figlio suo Gesù.

La rivelazione di Dio nell’AT è ancora parziale e frammentaria, solo con Gesù Cristo la rivelazione di Dio è perfetta. L’evangelista dice che «la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo». Per l’evangelista la verità è la rivelazione di Dio. Quindi se vogliamo conoscere Dio ed entrare in contatto con lui dobbiamo guardare a Gesù. Guardando a Gesù scopriamo che Dio è amore, un amore senza limiti, un amore infinito. Dio ha mandato il Figlio suo Gesù a farsi uomo perché noi potessimo conoscerlo ed essere salvati entrando in comunione con lui.

Senza Gesù Cristo, noi siamo nel peccato, siamo cioè distaccati da Dio, separati da lui. Il peccato è separazione da Dio. Dove c’è il peccato, non c’è Dio, dove c’è Dio, non c’è il peccato. Gesù Cristo ha espiato i nostri peccati morendo sulla croce e risorgendo ci fa dono dello Spirito Santo, che riceviamo nei sacramenti, ad incominciare dal battesimo.

Purtroppo non tutti vogliono riconoscere Dio in Gesù Cristo. L’evangelista diceva con tristezza: «Era nel mondoe il mondo è stato fatto per mezzo di lui;eppure il mondo non lo ha riconosciuto».  E poi: «Venne fra i suoi,e i suoi non lo hanno accolto». L’evangelista ha davanti l’umanità del suo tempo. Anche noi guardandoci intorno possiamo fare la stessa constatazione. Molti di quelli che si dicono cristiani, non sanno più riconoscere in Gesù il Figlio di Dio. Poi la maggior parte degli uomini sulla terra ignora che Dio si è rivelato in Gesù Cristo. Difronte a queste tenebre c’è una parte di uomini che invece ha creduto in Gesù: «A quanti però lo hanno accoltoha dato potere di diventare figli di Dio». Siamo noi cristiani, che abbiamo questa grande dignità di figli di Dio e la confidenza di rivolgerci a Dio chiamandolo: Padre. Per es. tra i 99 nomi di Dio recitati da un musulmano manca l’appellativo ‘Padre’. Un musulmano non oserebbe mai rivolgersi a Dio chiamandolo ‘Padre’. Sarebbe un’audacia imperdonabile. Invece noi osiamo rivolgerci a Dio chiamandolo ‘Padre’, perché Gesù ci ha dato questa confidenza. Guardando il bambinello che ci ricorda Gesù nella mangiatoia, pensiamo che Dio ci ama, che noi siamo preziosi ai suoi occhi, che lui ci vuole salvare, e la nostra salvezza è vivere in comunione con Gesù. Rallegriamoci dell’amore di Dio e rendiamogli testimonianza perché coloro che ancora sono nelle tenebre, con il nostro aiuto possano arrivare alla luce che illumina ogni uomo Gesù Cristo nostro Signore.

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24 dicembre 2020 – Natale del Signore – Messa vespertina nella Vigilia

Liturgia della Parola: 1lettura: Is 62,1-5 – Salmo responsoriale: Sal 88 – 2lettura: At 13,16-17.22-25 – Vangelo: Mt 1,1-25.

Dal Vangelo secondo Matteo
Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Àcaz, Àcaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici.Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa «Dio con noi». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù.
Parola del Signore.

Omelia
Questo brano che apre il vangelo di Matteo con la genealogia di Gesù Cristo e il racconto della sua nascita ci vuole dire che in lui si realizzano le promesse fatte ai padri e le profezie annunciate dai profeti. La genealogia si apre menzionando Davide e Abramo: «Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo». In linea ascendente Gesù è figlio, cioè discendente, di Davide e di Abramo. Entrambi hanno ricevuto da Dio le promesse fondamentali della storia della salvezza. Nell’AT Dio fa tante promesse ma quelle fondamentali che hanno segnato la storia della salvezza sono quelle ad Abramo e a Davide. Al momento della nascita di Gesù rimanevano da realizzare due promesse, quella ad Abramo: «In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra»(Gen 12,3), e quella a Davide sul futuro Messia: «Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te, il tuo trono sarà reso stabile per sempre»(2Sam 7,16). Gesù viene a realizzare queste promesse, inaugurando un regno che non avrà mai fine ed estendendo a tutti i popoli la benedizione divina mediante il dono dello Spirito Santo. La genealogia, per chi non ha familiarità con la Bibbia appare ripetitiva e noiosa. Ma a chi conosce la storia dell’AT ognuno di questi nomi fa venire in mente un preciso episodio biblico. Tranne Abramo e Davide e pochi altri, la maggior parte degli antenati di Gesù Cristo sono stati disobbedienti a Dio. Nonostante ciò Dio ha fatto andare avanti il suo progetto di salvezza. Nella genealogia vengono riportati i nomi di cinque donne, tutte straniere, alcune macchiatisi di peccati gravi. Quindi gli antenati del Messia sono nella maggior parte peccatori e in lui non c’è solo sangue ebreo ma anche sangue straniero. Ora il Messia Gesù, come egli stesso dirà, non viene a chiamare i giusti ma i peccatori a convertirsi e non viene solo per gli ebrei ma per tutti i popoli. Dobbiamo considerare attentamente che Dio, pur rispettando la libertà di ogni uomo, convoglia tutte le azioni degli uomini, sia quelle che si accordano con la sua volontà e sia quelle che vi si oppongono, alla realizzazione del suo progetto di salvezza. In questo contempliamo la sapienza e la potenza di Dio che guida la storia e la nostra vita sulla terra. Questo non significa che chi si oppone al progetto salvifico di Dio vi prenderà comunque parte, ma che Dio si serve anche delle azioni contrarie alla sua volontà per ricavarne un bene. Poi bisogna vedere in che modo uno si oppone a Dio, se cioè persiste in questa opposizione oppure si converte. Se lo fa consapevolmente o senza rendersene conto. Una cosa è chiara, Dio vuole la salvezza di tutti e non si salvano solo quelli che rifiutano la sua salvezza, ostinandosi nei peccati sino alla fine. Dio ha mandato Gesù proprio a salvare i peccatori. Dio non gode della rovina degli uomini ma della loro salvezza. Il vangelo ci fa poi contemplare la fede obbediente di Giuseppe, che cambia la decisione che aveva preso per fare quello che Dio gli ha detto. Dal vangelo di Luca conosciamo la fede obbedienza della sposa Maria. I genitori di Gesù sono persone che si fidano più di Dio che di sè stessi.

Nella prima lettura il profeta parla della gioia di Dio per il suo popolo quando interverrà a salvarlo: «Come gioisce lo sposo per la sposa,/così il tuo Dio gioirà per te». Con dispiacere ha lasciato che il suo popolo seguisse le sue vie sbagliate e poi sperimentasse la sconfitta e l’esilio a Babilonia. Ma quando il popolo si è reso conto del proprio peccato, subito Dio interviene a liberarlo. Dio non gode della rovina dei viventi, non vuole la morte del peccatore ma piuttosto che si converta e viva. Gesù ha pianto su Gerusalemme perché non lo aveva riconosciuto. Se gli uomini vanno in rovina, se il peccatore cade nella morte eterna, questo accade perché rifiutano la salvezza di Dio, il suo perdono, la sua comunione. Dio ha mandato il Figlio suo Gesù sulla terra perché potessimo ricevere la sua salvezza e sperimentare la sua gioia. La gioia del Signore diventa la nostra gioia e la nostra forza quando viviamo in comunione con lui. Si tratta di una gioia ancora mescolata con sofferenze e tristezze ed è come una primizia della gioia perfetta, quando saremo definitivamente e pienamente in comunione con il Signore. Se Dio ci ha dato il Figlio Gesù Cristo, che si è fatto come noi, è nato a Betlemme di Giudea, è morto sulla croce ed è risorto, certamente ci donerà tutto quello che ci ha promesso. Il Figlio è il più grande dono, che Dio ci abbia potuto fare. Se Dio ci ha dato il dono più grande, ci darà certamente tutti gli altri doni, che sono secondari rispetto al Figlio. Esultiamo nel Signore in questo giorno, esaltiamoci per il suo amore, e camminiamo sempre con lui.