Meditazioni Tempo Ordinario 2021

0 Condivisioni
image_pdfimage_print

14 febbraio 2021 – VI Domenica del tempo ordinario B

Liturgia della Parola: 1lettura: Lv 13,1-2.45-46 – Salmo responsoriale: Sal 31 – 2lettura: 1Cor 10,31-11,1 – Vangelo: Mc 1,40-45.

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.
Parola del Signore

Omelia
Se vuoi, puoi purificarmi! Questo lebbroso è sicuro che Gesù può purificarlo dai peccati e conseguentemente guarirlo dalla lebbra. C’era infatti la convinzione radicata nella cultura israelita che ogni malattia fosse la conseguenza diretta di un peccato o di più peccati. Quindi ogni malattia, come si può vedere anche leggendo alcuni salmi, è vista come la manifestazione del peccato. Questo valeva ancora di più per la lebbra, una malattia terribile e incurabile, che conduceva progressivamente alla morte. Nella prima lettura abbiamo ascoltato: Il lebbroso colpito da piaghe porterà vesti strappate e il capo scoperto; velato fino al labbro superiore, andrà gridando: “Impuro! Impuro!”. Doveva comportarsi come uno cha faceva penitenza e doveva avvertire chi lo incontrava, affinchè non si avvicinasse e non venisse contagiato dal peccato e dalla malattia. Il lebbroso era un uomo morto civilmente, perché radiato dalla comunità, e che si avvicinava lentamene alla morte fisica. Questo lebbroso dunque si avvicina a Gesù e gli chiede innanzitutto di purificarlo dai peccati: Se vuoi, puoi purificarmi! Gli antichi si sbagliavano a pensare che ogni malattia fosse la conseguenza diretta di un peccato, perché spesso le malattie, come vediamo nella vita di molti Santi, sono prove che il Signore permette per evidenziare ancora di più la loro fede e far risaltare la loro santità, che altrimenti rimarrebbe nascosta. Invece pensavano bene a considerare il peccato come il male più grande e la radice di tutti i mali del mondo. Infatti le malattie e tutti gli altri mali sono entrati nella creazione di Dio che all’inizio era sana e buona a motivo del peccato originale e dei peccati degli uomini.

Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». Nella compassione di Gesù noi vediamo la compassione di Dio predicata tante volte nell’Antico Testamento e soprattutto nei salmi. La compassione di Dio è paragonata a quella di una madre per il proprio bambino. Ma Dio per bocca di Isaia fa capire che la sua compassione è più grande e soprattutto è per sempre. Infatti, può succedere, che ci siano mamme che non si commuovono per il proprio bambino, come succede tutte le volte che abortiscono. Invece la compassione di Dio nei nostri riguardi non cambia mai. Nel volto umano di Gesù si rivela la compassione di Dio per noi. Anzi, Dio ha mandato il Figlio Gesù a farsi come noi, proprio per la sua compassione nei nostri riguardi. Senza Gesù Cristo noi siamo immersi in un gorgo profondo di peccati e di tenebre. Gesù stende la mano, tocca il lebbroso e risponde alla sua richiesta: Lo voglio, sii purificato! A contatto con Gesù scompare il peccato e la lebbra. Gesù impone al guarito il silenzio su quanto accaduto, come farà tante altre volte. E’ il cosiddetto segreto messianico. Gesù si rivela ma non completamente, perché non vuole che la gente fraintenda la sua missione e lo ostacoli a realizzare il progetto di Dio. Ora che Gesù ha realizzato il progetto di Dio morendo sulla croce e risorgendo dai morti, non c’è più motivo di tacere. Il Signore, riferendosi a questo tempo, ha detto ai discepoli di gridare dai tetti quello che hanno appreso da lui, perché non c’è nulla di segreto che non debba essere manifestato. Bisogna soprattutto annunciare che Gesù continua ad agire nei sacramenti della chiesa. Dice san Leone Magno che, dopo l’ascensione al cielo, tutto quello che era visibile di Gesù, è passato nei sacramenti. Nei sacramenti fatti di gesti e parole, Gesù continua ad agire per comunicarci la salvezza.

Poiché siamo peccatori perdonati che ricadono in continuazione nel peccato, dobbiamo accostarci con frequenza al sacramento della Penitenza, dove il Signore Gesù ci purifica dai peccati, creando in noi un cuore puro. Molti pensano di liberarsi dai peccati, dimenticandoli, rimuovendoli dalla memoria, mettendo a tacere la coscienza. Dice la psicanalisi che la rimozione è un meccanismo di difesa, che aiuta sul momento, ma in futuro ciò che è stato rimosso ritorna con più virulenza. La via migliore è quella che insegna il penitente del Salmo responsoriale che dice a Dio: Ti ho fatto conoscere il mio peccato,/non ho coperto la mia colpa./Ho detto: «Confesserò al Signore le mie iniquità»/e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato. Nel sacramento della Penitenza il Signore ci dà questa possibilità di aprire il nostro cuore e di ricevere immediatamente il suo perdono, il cui effetto è la pace e la gioia della coscienza.

Nella seconda lettura l’apostolo ci ricorda quale deve essere lo scopo della vita cristiana: fate tutto per la gloria di Dio.Facciamo tutto per la gloria di Dio se ogni nostra azione è suggerita dall’amore. L’amore ha molte sfaccettature come ci fa comprendere lo stesso Paolo nell’inno alla carità. Tra queste c’è quella di edificare il prossimo nel bene, per avvicinarlo a Gesù Cristo e non scandalizzarlo. Lo scandalo secondo la Scrittura è un comportamento cattivo e pubblico che spinge al peccato. Ma può essere provocato anche da un comportamento moralmente lecito che non è compreso o viene frainteso da chi ci sta osservando. Se cerchiamo la gloria di Dio in quello che facciamo, non dobbiamo pensare a quello che possiamo fare ma a quello che giova al nostro prossimo, per attirarlo a Gesù Cristo. Per acquistare questa attenzione e sensibilità verso il prossimo abbiamo bisogno di guardare ai santi.

———————- 0 ————————

7 febbraio 2021 – V Domenica del tempo ordinario B

Liturgia della Parola: 1lettura: Gb 7,1-4.6-7 – Salmo responsoriale: Sal 146 – 2lettura: 1Cor 9,16-19.22-23 – Vangelo: Mc 1,29-39.

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.
Parola del Signore

Omelia
La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.

Domenica scorsa abbiamo ascoltato che Gesù ha liberato un indemoniato, oggi sentiamo che Gesù guarisce la suocera di Pietro. E poi dopo il tramonto del sole, gli portano malati e indemoniati e Gesù li guarisce e li libera. Le espulsioni dei demoni e le guarigioni sono segni che confermano quello che dice che cioè il regno di Dio è vicino. A contatto con Gesù i demoni fuggono e le malattie si dileguano. Infatti Gesù è il Figlio di Dio, è Dio che si è fatto come noi. La cosa più importante dunque non sono i segni, le espulsioni dei demoni e le guarigioni, ma Gesù stesso. I segni devono aiutare gli uomini a credere in lui, che è il Figlio di Dio.

Vediamo invece che la gente cerca Gesù per avere ancora altre guarigioni: Tutti ti cercano! E Gesù risponde: Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto! Gesù è venuto per predicare il vangelo del regno di Dio e per rendere gli uomini suoi discepoli. Infatti seguendo Gesù e vivendo in relazione con lui, si vive con Dio e sotto la sua guida, si sta nel regno di Dio. Anche dopo la moltiplicazione dei pani la gente cerca Gesù per vedergli fare un’altra moltiplicazione dei pani. E quando lo trova nella sinagoga di Cafarnao si sente dire da lui: Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Questo cibo che rimane per la vita eterna è Gesù stesso.

Bisogna cercare Gesù per sé stesso e non per i benefici che si possono ricevere da lui, perché cercandolo per sé stesso avremo benefici maggiori di quelli che ci aspettiamo, la salvezza vera.

Il vangelo si conclude con l’annotazione dell’evangelista che Gesù andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni. Le espulsioni dei demoni sono un segno che accompagna costantemente la predicazione di Gesù e poi dei suoi discepoli. All’approssimarsi del regno di Dio regredisce il regno del maligno. Il segno delle espulsioni dei demoni è continuo nella vita di Gesù e poi nella vita della chiesa, ma non sempre ci sono le guarigioni dalle malattie. Gesù stesso che ha guarito molti malati, si è voluto sottoporre alla sofferenza fino alla morte di croce. Con le guarigioni ci dice che lui ha il potere di guarire dalle malattie, sottoponendosi alla sofferenza volontariamente, ci insegna a saper accettare le sofferenze e le malattie di ogni sorta da cui non ci guarisce, come partecipazione alla sua passione e alla sua croce.

Gesù dunque viene a guarire dalle malattie e a dare un senso al dolore del mondo. Giobbe nella prima lettura guarda la vita umana con forte pessimismo, perché non sa dare un senso alle sue sofferenze. La vita gli appare un duro servizio militare, una schiavitù, un lavoro da mercenario. All’epoca il servizio militare era davvero pesante ed esponeva in continuazione alla morte perché le guerre erano all’ordine del giorno. Lo schiavo era uno che dipendeva da un altro che lo utilizzava come un oggetto. Il mercenario lavora per un altro e solo in vista della paga, senza gratificazioni. Giobbe si lamenta perché non vede alcun senso per le sofferenze umane che sta patendo.

Gesù viene a dare un senso al dolore, perché prendendolo su di sé lo ha reso strumento di salvezza. Così qualsiasi sofferenza vissuta come partecipazione alla sua croce, diventa occasione di crescere nell’amore a Dio e al prossimo e quindi via di salvezza.

Il salmo esprime la fede degli israeliti che vedono Dio all’opera nel cosmo e nella storia di Israele, soprattutto nella vita di quelli che soffrono e dei poveri. Dobbiamo dunque saper riconoscere la presenza di Gesù non solo nelle guarigioni ma ancor più nella sofferenza, come una grazia speciale. Privilegiati non sono innanzitutto quelli che nella sofferenza chiedono di essere liberati e sono esauditi, ma soprattutto quelli che non sono esauditi come l’apostolo Paolo, il quale si sente dire che nella sua debolezza si manifesterà la potenza di Dio. Il malato che accetta la sua croce è un sacramento di Gesù Cristo, e quindi un privilegiato come dirà l’apostolo nella lettera ai Filippesi: A voi è stata concessa la grazia non solo di credere in Cristo ma anche di soffrire per lui (Fil 1,29).

Nella seconda lettura l’apostolo ci ricorda che la vita cristiana si riassume nella carità, che porta a mettersi a servizio degli altri: Pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti. Gesù ci ha insegnato che l’amore è uscire da sé stessi, e mettere la vita a servizio degli altri. Gesù l’ha fatto beneficando tutti quelli che ha incontrato, e poi accettando la sofferenza volontariamente. Nella sofferenza di Gesù si manifesta l’amore per noi al livello estremo. Paolo, seguendo Gesù, ha speso la sua vita per la chiesa, viaggiando in un lungo e in largo per predicare il vangelo. L’amore di Paolo raggiunge il massimo e lui ne è consapevole, quando accetta le sofferenze come partecipazione alla croce di Cristo. Dirà: Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa (Col 1,24). Il più grande servizio di amore che possiamo fare alla chiesa, ai fratelli, al prossimo, è quello di accettare ogni prova, contrarietà, tribolazione, disagio, sofferenza, come partecipazione alla croce di Gesù, e offrirla a Dio Padre per la salvezza del mondo.

Domenica scorsa abbiamo ascoltato che Gesù ha liberato un indemoniato nella sinagoga di Cafarnao, oggi ascoltiamo che Gesù guarisce la suocera di Pietro. E poi dopo il tramonto del sole gli portano malati ed indemoniati e Gesù li guarisce e li libera. Le espulsioni dei demoni e le guarigioni sono segni del regno di Dio che Gesù annuncia e che è presente nella sua persona. Infatti Gesù è il Figlio di Dio, è Dio che si è fatto come noi. A contatto con Gesù i demoni fuggono e le malattie svaniscono. Se le espulsioni dei demoni e le malattie sono segni del regno di Dio venuto in mezzo a noi, il regno di Dio è certamente più importante dei segni, l’amicizia con Gesù è più importante di quello che fa per noi. Ma la gente non comprende questo e cerca Gesù per vedere ancora guarigioni, come dopo la moltiplicazione dei pani lo cerca ancora per vedergli fare un’altra moltiplicazione dei pani. Quando Gesù si accorge di questo, se ne va altrove. Ecco perché alle parole

Nel caso delle malattie, Gesù ha guarito quelli che sono venuti in contatto con lui durante la sua vita terrena, ma non ha guarito tutti i malati che c’erano nel mondo. E così ha continuato a fare nella chiesa. Pensiamo a quanti miracoli di guarigione Gesù ha compiuto e compie nella chiesa per intercessione dei suoi santi, ma non guarisce tutti i malati che ci sono nel mondo. Questo non vuol dire che Gesù Cristo si prende cura di alcuni e trascura altri, perché egli si è caricato di tutte le nostre sofferenze e malattie. Gesù ha trasformato la sofferenza da conseguenza del peccato in strumento di salvezza, quando ha voluto prenderla su di sé nella sua passione. Quindi alla luce della fede, non sono dei privilegiati quelli che ottengono la guarigione di una malattia, ma quelli a cui il Signore fa capire che devono accettare la loro malattia. Questi sì che sono dei privilegiati, perché Gesù li sta facendo partecipare alla sua croce, gli sta chiedendo di portare la croce con lui. Dice l’apostolo: La sofferenza vissuta come partecipazione alla croce di Cristo diventa occasione per crescere nell’amore di Dio e del prossimo. Diventa manifestazione della carità di Dio, che genera carità nel malato e intorno al malato e quindi salvezza.

Gesù dunque viene a rispondere al grido di Giobbe, che risuona nella prima lettura, perché non conosce il motivo della sua sofferenza. Gesù prendendo su di sé la sofferenza l’ha trasformata in strumento di conversione e di salvezza. Non è dunque inutile ma giova alla salvezza del mondo.

———————- 0 ————————

31 gennaio 2021 – IV Domenica del tempo ordinario B

Liturgia della Parola: 1lettura: Dt 3,1-5.10 – Salmo responsoriale: Sal 94 – 2lettura: 1Cor 7,32-35 – Vangelo: Mc 1,21-28.

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo?

Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.
Parola del Signore

Omelia
Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Come sappiamo anche da altri passi dei vangeli Gesù da buon israelita ogni sabato si reca nella sinagoga per partecipare al culto. Nella sinagoga si facevano preghiere, si ascoltava la parola di Dio, e poi ognuno dei presenti poteva intervenire per fare l’omelia. Gesù così interviene e insegna ai presenti. Non sappiamo quale brano dell’Antico Testamento sia stato letto, ma sappiamo quali sono le impressioni della gente riguardo a Gesù: Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità…Poi l’altra cosa che colpisce la gente è il contenuto del suo insegnamento: Un insegnamento nuovo…Gesù infatti annuncia cheil regno di Dio è vicino e poi con il suo insegnamento viene a completare la Legge e i Profeti. Gesù quando parla trasmette un senso di autorità. All’inizio è solo un’impressione, poi diventa una constatazione quando Gesù libera l’indemoniato: Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono! La parola di Gesùha autorità, perché fa quello che dice come dimostra l’espulsione del demonio: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Se la parola di Gesù è piena di autorità e fa quello che dice, allora davvero il regno di Dio è venuto in mezzo a noi. All’appressarsi del regno di Dio regredisce il regno del demonio.

Il demonio cerca di esercitare l’influenza e il potere su di noi in tanti modi, innanzitutto spingendoci a disobbedire alla parola di Dio, poi distaccandoci un po’ alla volta dalla comunità cristiana, facendoci disertare la messa domenicale, poi via via narcotizzando la nostra coscienza, perché non sentiamo il rimorso e ci convertiamo. La possessione diabolica è solo lo stadio più elevato di questo dominio, iniziato con il peccato.

Se vogliamo far parte del regno di Dio ed essere liberati dal potere delle tenebre, dobbiamo farci discepoli di Gesù, metterci in ascolto della sua parola, che risuona nella predicazione della chiesa. Quando veniamo la domenica a messa noi ci facciamo discepoli di Gesù, ascoltando la parola delle Scritture che viene proclamata e la spiegazione fatta dal sacerdote.

La prima e la seconda lettura con il salmo ci danno alcune indicazioni per metterci in ascolto di Gesù con le giuste disposizioni. Nella prima lettura sentiamo Dio che dice: Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò. Se qualcuno non ascolterà le parole che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto. Dio per farsi capire dagli uomini ha parlato con parole umane, per bocca dei profeti nell’Antico Testamento, e per mezzo del Figlio fattosi uomo nel Nuovo Testamento. Questa parola si trova ora nelle Scritture. Quando poi viene predicata ci raggiunge ancora per mezzo di uomini, che parlano a nome di Dio. Quando ci accostiamo alle Scritture da noi stessi e quando ascoltiamo la predicazione in chiesa, dobbiamo ricordarci di accogliere la parola non come parola di uomini ma come è veramente parola di Dio.

Il salmo poi ci esortava: Se ascoltaste oggi la sua voce!«Non indurite il cuore…». La durezza del cuore è l’insensibilità alla parola di Dio. Chi ha il cuore indurito non riesce a comprendere e neppure vuole comprendere la logica che sta dentro la parola di Dio. Perciò o la ignora, o se la prende in considerazione, pensa che sia difficile metterla in pratica, e che la realtà sia diversa da come la vuole la parola di Dio. Chi ha il cuore indurito, non si fida di Dio. E’ prossimo a perdere la fede del tutto. La durezza del cuore non è qualcosa che spunta dall’oggi al domani, ma è frutto di un processo di allontanamento da Dio, incominciato quando, dopo aver commesso un peccato, invece di pentirsene, lo si è rimosso. Gesù paragona la parola annunciata a chi ha il cuore indurito al seme caduto sulla strada, che vanno gli uccelli e lo divorano. Il contrario del cuore indurito è un cuore docile, pieno di fiducia e di disponibilità nei riguardi del Signore.

Nella seconda lettura l’apostolo diceva: Io vorrei che foste senza preoccupazioni. Gesù spiegando la parabola del seminatore, a proposito dei semi caduti tra le spine, dice: Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto (Mc 4,18-19). Tra le spine che soffocano la parola ci sono le preoccupazioni del mondo. Non si tratta di preoccupazioni cattive, ma legittime, come dice Gesù altrove, quando parla della preoccupazione per il cibo e il vestito. A queste preoccupazioni Paolo aggiunge anche quelle che sorgono nel rapporto coniugale, il marito che si preoccupa di piacere alla moglie e la moglie al marito. Sono tutte cose legittime, ma, quando sono eccessive, diventano spine che soffocano la parola.

Da questi tre brani della parola di Dio ricaviamo tre atteggiamenti da tenere dinanzi a Gesù maestro che semina la sua parola nei nostri cuori: innanzitutto fede nella sua parola, cuore docile e fiducioso come quello del bambino che si fida dei suoi genitori, cuore sgombro dalle spine delle preoccupazioni terrene.

C’è ancora un’ultima cosa da considerare. Dio nella prima lettura diceva: Ma il profeta che avrà la presunzione di dire in mio nome una cosa che io non gli ho comandato di dire, o che parlerà in nome di altri dèi, quel profeta dovrà morire. Come sentiamo il Signore si mostra particolarmente severo nei riguardi del falso profeta. Gli deve essere comminata la pena di morte. Era la pena riservata ai delitti gravissimi. Con la pena di morte da riservare al falso profeta Dio voleva far capire agli uomini di quel tempo la gravità di quel comportamento. Oggi con noi si sarebbe espresso in un altro modo. Sorge per noi la domanda: come facciamo a distinguere se un sacerdote nella predicazione annuncia la parola di Dio oppure parla a titolo personale? Tante volte vi esorto a leggere da voi stessi le Scritture, servendovi come chiave di lettura del Catechismo della Chiesa Cattolica. Tuttavia, chiunque viene in chiesa con la sincerità di voler stare con Gesù e non di voler servire due padroni, riceve da lui come un fiuto spirituale che gli permette di capire subito chi parla a nome di Dio e chi espone opinioni personali. I falsi profeti e i falsi maestri ci sono stati sempre e ci saranno sempre, perché per mezzo di loro vengono fuori quelli che sono falsi cristiani. Infatti chi è che segue i falsi profeti? Chi ha una certa empatia con loro. Le pecore di Cristo invece fuggiranno via da lui, perché non ascoltano la voce degli estranei.

———————- 0 ————————

24 gennaio 2021 – III Domenica del tempo ordinario B

Liturgia della Parola: 1lettura: Gn 3,1-5.10 – Salmo responsoriale: Sal 24 – 2lettura: 1Cor 7,29-31 – Vangelo: Mc 1,14-20.

Dal Vangelo secondo Marco

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.
Parola del Signore

Omelia
Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino. Con queste parole Gesù vuole dire che è finito il tempo dell’attesa ed è giunto il tempo della realizzazione delle promesse di Dio: Il regno di Dio è vicino. Dio regna da sempre sull’universo e sulla storia e regna mediante Gesù Cristo che è la sua Parola vivente e il suo Figlio Unigenito. Quando Gesù Cristo si fa uomo e annuncia: Il regno di Dio è vicino, vuol dire che gli uomini per mezzo di lui sono chiamati ad entrare nel regno di Dio, a diventare partecipi della sua regalità. Da qui l’invito: Convertitevi e credete nel Vangelo. La conversione, come abbiamo detto altre volte, è il cambiamento della nostra mentalità e dei nostri comportamenti sbagliati per assimilare i pensieri e i comportamenti di Dio. La fede è legata sempre alla parola di Dio, in questo caso alla buona notizia che siamo chiamati a far parte del suo regno. Visto che Dio ci chiama ad entrare nel suo regno mediante Gesù Cristo, la conversione e la fede devono essere rivolte a Gesù. E’ lui infatti il regno di Dio in mezzo a noi. Per mezzo di lui entriamo in relazione con Dio e ci poniamo sotto la sua guida. Il regno di Dio è questo, vivere in relazione intima con Dio e lasciarsi guidare da lui. Gesù stesso, dopo l’annuncio, prende l’iniziativa di chiamare alcuni a seguirlo: Venite dietro a me. I primi chiamati conoscevano da tempo Gesù, come possiamo comprendere dal vangelo letto domenica scorsa. Ma ancora non avevano preso la decisione di seguirlo. E’ Gesù che li sollecita a prendere una decisione per lui. Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni, rispondono con prontezza, mettendo da parte tutto: E subito lasciarono le reti e lo seguirono Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui. Hanno compreso che l’amicizia con Gesù vale più di ogni altro bene.

Mentre li chiama Gesù promette loro: Vi farò diventare pescatori di uomini. Gesù ha pescato i discepoli dal mare del mondo per farli entrare nel regno di Dio. I discepoli a loro volta dovranno pescare gli uomini dal mondo per farli entrare nel regno di Dio. La pesca di cui parla Gesù è completamente diversa della pesca dei pesci. Quando i pesci sono pescati dal mare muoiono, quando invece gli uomini sono pescati dal mondo ed entrano nel regno passano dalla morte alla vita.

Da questo passo del vangelo e dagli altri brani della parola di Dio che sono stati proclamati dobbiamo tirare le conseguenze per la nostra vita di credenti. Se siamo qui è perché il Signore ci ha chiamato, servendosi dei suoi discepoli, chiamati prima di noi, e noi abbiamo risposto prendendolo a seguire. Dobbiamo rendere sempre più ferma questa decisione di seguire Gesù, impegnandoci in quello che lui ci dice: Convertitevi…credete…venite dietro a me.

La conversione deve essere continua, ogni giorno. Siamo in continuazione distratti da Gesù, e in continuazione dobbiamo sanare queste distrazioni con la conversione, prendendo le distanze da pensieri, parole, atteggiamenti sbagliati. La fede trova il suo alimento nelle parole di Gesù contenute nelle Scritture. La sequela, cioè imitare Gesù, viene stimolata dall’esempio e dalla testimonianza dei santi. Dobbiamo vivere la conversione, la fede, la sequela con la povertà di spirito, che l’atteggiamento dell’uomo che parla nel Salmo: Fammi conoscere, Signore, le tue vie,/insegnami i tuoi sentieri./Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi. La povertà di spirito ci rende disponibili al Signore, perché ci libera da obiezioni, ragionamenti tortuosi, dubbi, sfiducia. La povertà di spirito ci fa abbandonare tra le braccia del Signore come il bambino si abbandona tra le braccia dei genitori.

Più la nostra decisione per Gesù diventa ferma, più viviamo tutte le esperienze di questa vita con distacco. Si realizza per noi quello che suggeriva l’apostolo nella seconda lettura, perché ci convinciamo che l’unico bene che davvero conta è Gesù Cristo, passa infatti la figura di questo mondo!

L’altra conseguenza pratica è il nostro impegno a pescare gli uomini dal mondo per farli entrare nel regno di Dio. Nella prima lettura abbiamo un esempio di umanità mondana. Ninive era come una metropoli di oggi, ci volevano tre giornate di cammino per percorrerla. Gli abitanti di Ninive erano intenti tutti intenti alle cose della terra, ai piaceri, al possesso, al potere, al successo. La vita mondana ruota sempre attorno a queste cose. Il profeta deve predicare a nome di Dio: Ancora quaranta giorni e Nìnive sarà distrutta. Dio minaccia il castigo come un padre che avverte i suoi figli delle conseguenze cattive a cui vanno incontro con le loro scelte sbagliate. Li avverte non perché vuole farli soffrire ma al contrario vuole dissuaderli dalla strada cattiva per non vederli soffrire in seguito forse irrimediabilmente. Ogni rimprovero o anche solo un avvertimento, all’inizio provoca dispiacere e disagio per essere stati contrariati, ma quando è fatto con amore, come è quello della parola di Dio, vuole salvare da sofferenze più grandi e a volte senza rimedio. Gli abitanti di Ninive accolgono la parola del profeta non come parola di uomini ma come parola di Dio e si convertono. Noi dobbiamo annunciare agli uomini del nostro tempo, e forse anche a molti che si dicono credenti, ma si sono assuefatti a stili di vita mondana, che chi segue il mondo perirà con il mondo, invece chi si converte, crede e segue Gesù Cristo entra nel regno di Dio e non morirà in eterno.

———————- 0 ————————

17 gennaio 2021 – II Domenica del tempo ordinario B

Liturgia della Parola: 1lettura: 1Sam 3,3-10.19 – Salmo responsoriale: Sal 39 – 2lettura: 1Cor 6,13-15.17-20 – Vangelo: Gv 1,35-42.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.
Parola del Signore

Omelia
“Maestro dove dimori?”. Disse loro: “Venite e vedrete”. Gesù chiama questi due discepoli di Giovanni a stare con lui per conoscerlo di persona. Fino ad allora conoscevano Gesù per sentito dire, perché Giovanni aveva parlato loro di lui. E si mettono a seguire Gesù perché hanno sentito le parole di Giovanni: Ecco l’agnello di Dio! Giovanni con la sua testimonianza ha messo questi due discepoli sulle orme di Gesù. Ora però conoscono Gesù per esperienza diretta, perché sono rimasti con lui.

Anche nella prima lettura abbiamo ascoltato che in realtà Samuèle fino allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore. Samuele, stando nel tempio, conosceva il Signore per sentito dire. Ne sentiva parlare ai sacerdoti, quando annunciavano la parola di Dio al popolo. Ne sentiva parlare alla gente che veniva nel tempio a pregare. Ma non aveva ancora fatto l’esperienza del Signore, né si era sentito interpellato dalla sua parola.

Quando il Signore lo chiama, Samuele non sa riconoscere che è la voce del Signore e corre dal sacerdote Eli per tre volte. La terza volta Eli comprende che il Signore sta chiamando Samuele e così gli insegna come deve rispondere: Se ti chiamerà, dirai: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”. Senza l’aiuto del sacerdote Eli Samuele non avrebbe imparato a riconoscere la voce del Signore e a sapergli rispondere. Quando incomincia ad ascoltare con consapevolezza la voce del Signore e a rispondergli, allora passa dalla fede per tradizione alla fede per esperienza.

Anche l’uomo che parla nel Salmo ha fatto l’esperienza del Signore in un momento di difficoltà, quando gli ha chiesto aiuto ed è stato esaudito. Non ha visto il Signore, ha visto però la realizzazione di quello che gli chiedeva. Si è rivolto al Signore perché ammaestrato dalla fede d’Israele, che aveva ricevuto nella famiglia, continuava a ricevere nella comunità e alimentava con le Scritture. Così quando chiede aiuto e viene liberato, scopre che il Signore si è chinato su di lui e ha dato ascolto al suo grido. L’esperienza del Signore di cui stiamo parlando è dunque un’esperienza di fede vissuta con consapevolezza.

Per fare l’esperienza del Signore abbiamo dunque bisogno di persone che come Giovanni il Battista e come Eli ci aiutino a saperci relazionare con lui. L’altra sera, prima di addormentarmi, stavo passando in rassegna tutti i testimoni di fede che il Signore ha posto sul mio cammino: i genitori, i nonni, i sacerdoti, le suore. Ho ringraziato il Signore per questo dono. Abbiamo poi bisogno di intrattenerci con il Signore nelle Scritture. Dice sant’Ambrogio che mediante le Scritture Dio vuole ripristinare con gli uomini il dialogo che teneva con Adamo ed Eva nel paradiso prima del peccato originale. Le Scritture ci aprono gli occhi per saper riconoscere il Signore nella comunità cristiana radunata ogni domenica per la celebrazione della messa e poi nella nostra vita. La familiarità con le Scritture ci insegna a conoscere quello che Dio vuole da noi, come testimonia l’orante del salmo, e a rispondergli con l’obbedienza della vita: Nel rotolo del libro su di me è scritto/di fare la tua volontà:/mio Dio, questo io desidero;/la tua legge è nel mio intimo. Abbiamo bisogno di partecipare assiduamente alla messa domenicale. Il Santo di oggi Antonio Abate ha fatto l’esperienza del Signore e di sentirsi interpellato da lui proprio mentre partecipava alla messa domenicale. Udendo le parole che Gesù dice al giovane ricco, le sentì rivolte a sé stesso e uscito dalla chiesa andò a metterle in pratica. L’esperienza del Signore ci porta a rapportarci con lui come veramente è, una persona viva, che è vicino a noi, anzi di più, unito a noi mediante il suo santo Spirito.    

Per questo nella seconda lettura l’apostolo ci esorta a glorificare Dio nel nostro corpo. Glorifichiamo Dio quando impostiamo la nostra vita sull’amore, amando come Gesù ci ha insegnato. Da qui il monito: State lontani dall’impurità! L’impurità infatti fa vivere la sessualità con egoismo. E siccome la sessualità è la dimensione fondamentale della persona, tutta la persona verrebbe spinta verso l’egoismo.