Meditazioni Tempo ordinario 2022

27 febbraio  2022 – VIII domenica del tempo ordinario C

Liturgia della Parola: 1lettura: Sir  27,4-7 – Salmo responsoriale: Sal 91 – 2lettura: 1Cor 15,54-58 – Vangelo: Lc 6,39-45.

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: “Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: ‹Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio›, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.

Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda”.
Parola del Signore

Omelia
Nel vangelo di oggi Gesù, con l’immagine del cieco che guida un altro cieco, e dell’albero che si riconosce dal frutto, ci mette in guardia dai cattivi maestri che sarebbero sorti nella sua chiesa.

Nella chiesa il compito di insegnare spetta principalmente ai pastori, papa, vescovi, sacerdoti, poi anche ai diaconi. A tutti costoro si affiancano i catechisti che insegnano ai fanciulli e ai ragazzi che compiono il cammino della formazione cristiana.

I maestri nella chiesa devono parlare e agire come l’unico maestro, Gesù Cristo, il quale ha detto: Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.

In che modo dunque tutti quelli che Gesù pone come maestri per gli altri fratelli possono diventare ciechi che guidano altri ciechi?

Questo può avvenire principalmente in due modi: o chi insegna la parola di Gesù poi non la vive, e quindi la smentisce con la sua vita, o chi insegna la parola di Gesù, la adultera mescolandola con le proprie opinioni. Un maestro che si comporta così è un cieco che guida un altro cieco.

Infatti se parla bene ma poi razzola male, è accecato dai suoi peccati, e chi lo segue imitandolo, va incontro come lui ad un giudizio di condanna. Facciamo un esempio. Un sacerdote insegna la parola di Gesù che parla di perdonare i nemici. Poi però si mostra vendicativo con i suoi parrocchiani con cui ha avuto dei contrasti. E’ un cieco che guida altri ciechi. Gli altri ciechi sono quelli che lo imitano nel comportamento vendicativo.

Se poi sembra che si comporti bene, ma adultera la parola di Gesù, non insegnandola in modo genuino, è accecato dalla superbia e dalla presunzione, e chi lo segue, obbedendo ai suoi insegnamenti sbagliati, va incontro con lui ad un giudizio di condanna. Per esempio, una coppia di fidanzati vanno a convivere e domandano ad un sacerdote se nella loro situazione possono fare la comunione. Il sacerdote, mettendo da parte la parola di Gesù e adeguandosi alla mentalità corrente secondo cui in questo non c’è nulla di male, dice loro che la possono fare.  E’ un cieco che guida altri ciechi. In questo caso gli altri ciechi sono i due conviventi che seguono il suo suggerimento.

Se un cieco guidasse altri ciechi, succederebbe che cadrebbero in fossa. Nell’ambito della chiesa succede che vanno incontro tutti e due ad un giudizio di condanna.

Gesù dice che i cattivi maestri come gli alberi si riconoscono dai loro frutti. Il cattivo maestro che insegna bene e razzola male dalle sue azioni che contraddicono la parola di Gesù, il cattivo maestro che adultera l’insegnamento di Gesù dalle sue parole che non sono conformi alle parole di Gesù.

Oggi i cattivi maestri si sono moltiplicati a dismisura all’interno della chiesa, perché moltissimi fedeli, avendo rinunciato ad approfondire la fede, non conoscono più la parola di Gesù su diversi punti.

Prendiamo spunto dal vangelo di domenica scorsa e dalla seconda lettura di oggi per sottolineare i due punti fondamentali dell’insegnamento di Gesù, che scaturiscono direttamente dalla sua morte e risurrezione. Nel vangelo di domenica scorsa Gesù ci insegnava l’amore perfetto che non rende male per male, che vince il male con il bene, che pur di non fare il male lo subisce. Quest’amore Gesù lo ha vissuto andando incontro alla morte di croce. E ci invita a seguirlo sulla via della croce, cioè dell’amore perfetto, che è tale perché costa sacrificio. In accordo con quest’amore Gesù ci insegnava ad amare i nemici. Ma possiamo portare mille altri esempi che scaturiscono da quest’amore. Il perdono reciproco tra gli sposi, l’accettazione di un figlio con un handicap, ecc.

Se un maestro nella chiesa cerca di attenuare quest’amore, di nascondere le sue esigenze, è un falso maestro. Per esempio, durante le persecuzioni dei primi secoli contro i cristiani, c’erano alcuni maestri nella chiesa che dicevano che non c’era nulla di male se un cristiano arrestato, per avere salva la vita, avesse rinnegato Gesù Cristo con la bocca ma non con il cuore. Altri invece ricordavano le parole di Gesù che al riguardo sono chiare: Chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli. Se i cristiani avessero seguito i primi maestri, non ci sarebbero stati i martiri. In questo caso i falsi maestri erano tali perché insegnavo a sfuggire la croce, a non seguire Gesù sulla via della croce.

Nell seconda lettura di oggi si parla della nostra partecipazione alla risurrezione di Gesù. Non partecipiamo solo alla sua croce, amando come lui, visto che il suo amore è così impegnativo, e costa sacrificio, ma partecipiamo anche alla sua risurrezione. Sin da subito con la nostra anima che riceve la vita eterna. Nell’ultimo giorno anche con i nostri corpi che risorgeranno per la vita eterna. Se un maestro nella chiesa, sottacesse il discorso sull’altra vita, e si soffermasse solo dei benefici che riceviamo da Gesù Cristo su questa terra, sarebbe un cattivo maestro.

Dunque i veri maestri si distinguono dai falsi perché presentano il comandamento dell’amore  senza attenuarlo, e parlano della vita eterna dove le nostre croci accettate con amore saranno abbondantemente ricompensate.

I cattivi maestri in quanto tali non hanno autorevolezza presso i cristiani autentici. Quindi se volessero correggere qualcuno che  sbaglia, farebbero come uno che vuole togliere la pagliuzza dall’occhio del fratello e non s’avvede di avere nel proprio occhio una trave:  Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?

Gesù dunque consiglia ai cattivi maestri di convertirsi e allora ci vedranno bene per poter correggere e aiutare chi sbaglia: Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello. Prima convertiti, cambia vita, poni le tue radici nel Signore, come il giusto di cui parla il salmo, che crescerà come cedro del Libano, piantato nella casa del Signore, e poi ci vedrai bene per correggere il fratello.

Pregate per noi fratelli e sorelle, per noi a cui il Signore ha affidato questo compito così difficile di insegnare agli altri. Preghiamo gli uni per gli altri, perché rimaniamo saldi e irremovibili, progredendo sempre più nell’opera del Signore, sapendo che la nostra fatica non è vana nel Signore.

———————— 0 ———————-

20 febbraio  2022 – VII domenica del tempo ordinario C

Liturgia della Parola: 1lettura: 1Sam 26,2.7-9.12-13.22-23 – Salmo responsoriale: Sal 102 – 2lettura: 1Cor 15,45-49 – Vangelo: Lc 6,27-38.

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non richiederle indietro.
E come volete gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro.

Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gl’ingrati e i malvagi.

Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso .

Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio”.
Parola del Signore

Omelia
Domenica scorsa Gesù ci ha insegnato la via della felicità. Per essere felici dobbiamo confidare in Dio. E siccome Dio si è rivelato in Gesù, dobbiamo confidare in lui. La fiducia in Gesù è soltanto l’inizio di questa via che conduce alla felicità. Nel vangelo di oggi Gesù ci insegna come avanziamo nella via della felicità. Per essere felici dobbiamo amare come Dio: Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.

Nel Salmo responsoriale abbiamo ascoltato:

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Non ci tratta secondo i nostri peccati,
non ci ripaga secondo le nostre colpe.

Come è tenero un padre verso i figli,
così il Signore è tenero
verso quelli che lo temono.

Dio ci ama come un padre ama i suoi figli. In un altro passo Dio dice di amarci come una mamma. In realtà ci ama infinitamente di più dei nostri genitori. Questo Dio, che nessuno ha mai visto, si è rivelato in Gesù Cristo. Nel vangelo di oggi Gesù ci insegna ad amare come ama lui. Ci insegna ad amare i nemici: Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. Sulla croce Gesù ha perdonato i suoi nemici e ha pregato per loro, scusandoli: Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno.

Ci insegna a non reagire alla violenza con altrettanta violenza: A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non richiederle indietro. Quando i suoi nemici durante la passione lo percuotevano e  lo sfidavano dicendogli di scendere dalla croce, Gesù è rimasto in silenzio a subire la violenza pur di non vendicarsi. Se infatti fosse sceso dalla croce, avrebbe dovuto punirli. Ci insegna ad amare senza secondo fini, ma gratuitamente: Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. Gesù infatti ama tutti gli uomini, a prescindere se ricambieranno o meno il suo amore.

Gesù ci insegna un amore perfetto, che non si lascia vincere dal male, ma vince il male con il bene, che pur di non cedere al male è disposto a subirlo, un amore donato gratuitamente. Quest’amore va al di là delle nostre forze. Nella prima lettura abbiamo ascoltato che Davide avendo la possibilità di uccidere il suo nemico, lo perdona e non lo uccide. Ma Gesù ci chiede più del semplice perdono, ci chiede di amare, di fare del bene, di pregare per i nemici. L’amore che Gesù ci insegna è quello di Dio. Solo se sperimentiamo quest’amore nella nostra vita, impariamo e abbiamo la forza di donarlo al prossimo, anche ai nemici.

La seconda lettura ci ricorda che noi abbiamo ricevuto l’immagine di Gesù nel battesimo, e siamo diventati figli di Dio. Quando siamo nati eravamo simili ad Adamo, con il battesimo siamo stati assimilati a Gesù: E come eravamo simili all’uomo terreno, così saremo simili all’uomo celeste. In noi vive lo Spirito Santo, che diffonde nei nostri cuori l’amore di Dio. Nei sacramenti del perdono e dell’eucaristia riceviamo in continuazione lo Spirito Santo.

Dobbiamo prepararci a ricevere lo Spirito Santo convincendoci che le parole di Gesù ci indicano la via della felicità, che è giusto quello che dice Gesù e non quello che insegna la mentalità del mondo. Secondo la mentalità del mondo, se tu potendoti vendicare non lo fai, sei uno stupido. Se noi siamo convinti che è giusto quello che ci insegna Gesù, dobbiamo poi chiedergli con insistenza, come la vedova importuna, che ci aiuti ad amare come ama lui. Così quando poi riceviamo nei sacramenti lo Spirito Santo ci trova disponibili e crea in noi un cuore nuovo.

Quando noi amiamo come ama Dio, come ama Gesù, sperimentiamo in noi la felicità. La felicità è proporzionale all’amore che doniamo. Più il nostro amore è perfetto, come l’amore di Dio, più siamo felici.

Infine Gesù dice che se noi siamo misericordiosi con il prossimo, amandolo come lui ci ha insegnato, Dio sarà misericordioso con noi quando ci giudicherà: Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio. Questa misura buona, pigiata, colma e traboccante che ci sarà data da Dio, perché il soggetto sottinteso di queste frasi è Dio, riguarda la ricompensa eterna, la felicità perfetta e senza fine del paradiso.

———————— 0 ———————-

13 febbraio  2022 – VI domenica del tempo ordinario C

Liturgia della Parola: 1lettura: Ger 17,5-8 Salmo responsoriale: Sal 1 – 2lettura: 1Cor 15,12.16-20 – Vangelo: Lc 6,17.20-26.

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne. 
Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:

«Beati voi, poveri,

perché vostro è il regno di Dio.

Beati voi, che ora avete fame,

perché sarete saziati.

Beati voi, che ora piangete,

perché riderete.

Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.

Ma guai a voi, ricchi,

perché avete già ricevuto la vostra consolazione.

Guai a voi, che ora siete sazi,

perché avrete fame.

Guai a voi, che ora ridete,

perché sarete nel dolore e piangerete.

Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».
Parola del Signore

Omelia
Tutti gli uomini desiderano essere felici. Magari tra gli uomini ci saranno divergenze su cosa possa rendere felici, per cui uno pensa di essere felice dandosi ai piaceri della vita, un altro accumulando beni, un altro ancora cercando la notorietà e il successo. Su una cosa tutti gli uomini sono concordi e cioè di voler essere felici. Nella liturgia di oggi le letture della parola di Dio ci vogliono insegnare la via per ottenere la felicità. Prendiamo in considerazione la prima lettura, il salmo e il vangelo. Mettiamo da parte per un momento la seconda lettura. Nella prima lettura, nel salmo e nel vangelo si parla della felicità. Nella prima lettura ascoltiamo: Benedetto l’uomo che confida nel Signore; nel salmo: Beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi; nel vangelo abbiamo ascoltato le beatitudini pronunciate da Gesù che ripete: Beati voibeati voi…beati voi… Se vogliamo la parola di Dio ci presenta due vie, quella della felicità, che dobbiamo seguire se vogliamo essere felici, e la via dell’infelicità che al contrario dobbiamo evitare per non fallire lo scopo della nostra vita.

Nella prima lettura il profeta Geremia presenta da una parte l’uomo che confida nell’uomo, allontanando il suo cuore dal Signore, e dall’altra l’uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia. L’uomo che confida nell’uomo, pere realizzarsi nella vita conta sulle proprie forze o su quelle degli altri uomini, oppure sui mezzi a sua disposizione. Nello stesso tempo allontana il cuore dal Signore, non spera alcuna cosa dal Signore. Quindi vive come se Dio non esistesse, sia che arrivi a negare l’esistenza di Dio, sia che l’ammetta. L’uomo che confida nel Signore per realizzarsi spera nell’aiuto del Signore, anche se fa tutto quello che è in suo potere e non disdegna l’aiuto degli altri. Confida nel Signore perché crede che per riuscire c’è bisogno dell’aiuto. Sono due modi diversi di impostare la vita, che hanno anche esiti diversi. L’uomo che confida nell’uomo è maledetto, cioè è destinato al fallimento e alla morte, come un tamarisco nella steppa, in una zona desertica è destinato a seccare. L’uomo che confida nel Signore è benedetto, cioè destinato alla riuscita e alla vita, come un albero piantato lungo un corso d’acqua.

Il Salmo ci fa capire meglio come si sviluppano questi due modi diversi di impostare la vita. Il salmo è il salmo I che apre il libro dei salmi e incomincia con la frase: Beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi. Dice San Gregorio di Nissa che con il libro dei salmi Dio ci vuole insegnare la via della felicità, ecco perché il primo salmo che incomincia con la frase: Beato l’uomo. L’uomo che confida nell’uomo e allontana il suo cuore dal Signore, non si fa scrupolo di trasgredire i suoi comandamenti, arrivando persino a farsi beffe di Dio e di quelli che credono. Tali sono gli arroganti di cui parla il salmo. Invece l’uomo che confida nel Signore trova la sua gioia nella legge del Signore, di cui si nutre meditandola giorno e notte. Si configurano due vie, quella dei giusti, che confidano nel Signore e quella dei malvagi, che confidano in se stessi. La via dei malvagi va in rovina, perché somigliano alla pula che il vento disperde, invece la via dei giusti va verso la vita, perché sono come alberi piantati lungo corsi d’acqua.

Nel vangelo Gesù si rivolge a tutti, ma in particolare ai suoi discepoli. Infatti leggiamo: Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva. I discepoli, a differenza delle folle, hanno preso la decisione di seguirlo, sono interessati al suo insegnamento, e in privato gli chiedono ulteriori spiegazioni. E’ quello che dobbiamo fare anche noi. Quando ascoltiamo la parola di Gesù in chiesa, pii a casa dobbiamo ritornarci, per cercare di comprenderla meglio.

Gesù pronuncia quattro beatitudini e quattro guai. Beati voi, poveri… voi, che ora avete fame…voi, che ora piangete…voi, quando gli uomini vi odieranno… a causa del Figlio dell’uomo.

Pronuncia poi dei guai, cioè degli avvertimenti:  Ma guai a voi, ricchi… Guai a voi, che ora siete sazi…Guai a voi, che ora ridete…Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Perché Gesù proclama beati quelli che sono in difficoltà e avverte ammonendo quelli che sono nella prosperità? Quelli che sono in difficoltà sono portati ad aprirsi a Dio, a confidare in lui, al contrario quelli che sono nel benessere sono portati a chiudersi a Dio e a confidare in se stessi. Non è dunque la povertà che è un bene, ma l’atteggiamento della fiducia in Dio che la povertà fa nascere. Non è la ricchezza un male, ma l’allontanamento dal Signore che la ricchezza può favorire. Da tutto quello che stiamo leggendo e spiegando comprendiamo che la felicità dipende da Dio. Perché chi confida in lui è benedetto, e chi confida nell’uomo è maledetto? Perché chi confida nel Signore, confida nella sorgente della vita, chi confida nell’uomo confida nella carne destinata alla corruzione. Perché la via dei malvagi va in rovina e quella dei giusti è nella serenità? Perché il Signore veglia sul cammino dei giusti, invece la via dei malvagi è senza Dio, da cui si sono allontanati. Perché i poveri sono beati e i ricchi sono ammoniti? Perché i primi cercano Dio e ottengono la sua amicizia, i secondi si dimenticano di Dio e si privano della sua amicizia.

Dunque la nostra felicità dipende dalla comunione con il Signore. Stando con lui noi siamo felici per quanto è possibile esserlo su questa terra, dove la felicità non è mai allo stato puro ma è sempre mescolata con la tristezza e il pianto.

A questo punto prendiamo la seconda lettura che avevamo messo da parte. L’apostolo Paolo rimprovera quei cristiani di Corinto che negavano la risurrezione dei morti. Credevano in Gesù ma pensavano che con la morte finisce tutto. Quindi confidavano nel Signore solo per questa vita. Per cui l’apostolo dice: Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini. Il cristiano per seguire Gesù fa tante rinunce, e la ricompensa a queste rinunce spesso non è ben visibile in questa vita. Se con la morte finisce tutto, non vale la pena seguire Gesù. Ora noi sappiamo che Gesù è risorto e noi risorgiamo con lui, per questo la nostra fiducia in lui non riguarda solo questa vita che finisce ma riguarda soprattutto l’altra vita che non avrà mai fine e in cui parteciperemo in pienezza della sua felicità.

———————— 0 ———————-

6 febbraio  2022 – V domenica del tempo ordinario C

Liturgia della Parola: 1lettura: Is 6,1-2a.3-8 Salmo responsoriale: Sal 137 – 2lettura: 1Cor 15,1-11 – Vangelo: Lc 5,1-11.

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.

Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.

Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».

E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.
Parola del Signore

Omelia
Quando leggiamo con attenzione e pazienza un singolo passo della parola di Dio, ne ricaviamo tanti insegnamenti, poiché la parola di Dio è come una sorgente inesauribile. Quando, però, mettiamo a confronto i brani della parola di Dio che ci propone la liturgia, ci accorgiamo che è più difficile ricavarne un insegnamento unitario. La maggior parte di questi abbinamenti si sono formati nel corso del tempo nella liturgia della chiesa. Trovare il messaggio che questi brani unitamente ci vogliono comunicare non è sempre facile. Richiede pazienza e attenzione, senza fretta, perché la parola di Dio, come diceva Origene, si nasconde al lettore frettoloso.

Per il momento mettiamo da parte il salmo e concentriamoci sulle tre letture. Confrontandole vediamo che tutte e tre presentano un identico argomento: la manifestazione di Dio.

Nella prima lettura Dio si manifesta in visione al profeta Isaia, nella seconda lettura il Figlio di Dio Gesù Cristo appare dopo la sua risurrezione a Paolo, nel vangelo Gesù manifesta a Pietro la sua gloria divina con il miracolo della pesca. Guardiamo queste tre letture in ordine cronologico, iniziando con la manifestazione divina ad Isaia, poi quella a Pietro nel vangelo e infine quella a Paolo.

Nella prima lettura Dio appare in visione al profeta Isaia. Il profeta vede Dio seduto su un trono altissimo. Ma, attenzione, il profeta non dice mai di vedere il volto di Dio. L’unico particolare della visione riguarda i lembi del manto di Dio che riempivano il tempio. Da questo particolare possiamo farci un’idea della figura maestosa, che gli appare. Dinanzi a questa visione il profeta scopre di essere peccatore: 

Ohimè! Io sono perduto,
perché un uomo dalle labbra impure io sono
e in mezzo a un popolo
dalle labbra impure io abito.

Il profeta vede localizzato tutto il suo peccato e il peccato del popolo sulle labbra. Nella cultura degli israeliti del tempo si dava grande peso ai peccati legati alla parola. Con la parola si dicono menzogne, calunnie, false testimonianze, ingiurie. Ma anche il peccato per eccellenza, l’idolatria, era legato alla parola e alle labbra, poiché si invocavano gli idoli e si mandavano baci agli idoli con le labbra. E’ chiaro che i peccati non sono solo quelli legati alla parola, ma il profeta vede il peccato attaccato alle sue labbra e a quelle del popolo.

Nel vangelo Pietro sperimenta la potenza della parola di Gesù. Insieme ai compagni ha pescato tutta la notte con le reti e non ha preso nulla. La notte è il momento giusto per pescare con le reti. Ora Gesù in pieno giorno gli ordina di prendere il largo e di calare le reti per la pesca. E’ un’assurdità. Pietro da pescatore provetto lo sa bene e lo fa notare con delicatezza a Gesù: Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla. Nonostante ciò Pietro, come hanno fatto i servi a Cana, mette da parte la sua esperienza e le sue cognizioni, e obbedisce a Gesù: ma sulla tua parola getterò le reti. Lo faccio perché me lo dici tu. In questo modo mostra di fidarsi più di Gesù che di se stesso. E’ l’atteggiamento della fede, che troviamo in tutti gli uomini graditi a Dio presenti nella Bibbia. Poiché si è fidato della parola di Gesù, Pietro sperimenta la potenza di questa parola: Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Pietro da Israelita ha imparato dalla Bibbia una cosa fondamentale, che cioè la parola di Dio è sempre efficace. Dio dice e crea tutte le cose, pronunzia una parola e si realizza. Quindi vedendo l’efficacia della parola di Gesù, comprende che è parola di Dio, che Dio è presente in Gesù. Dinanzi a questa manifestazione di Dio in Gesù Cristo, Pietro scopre di essere peccatore e si sente indegno di stare con lui: Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Da notare che prima l’ha chiamato maestro, ora lo chiama Signore, il titolo che la Bibbia riserva al Dio d’Israele.

Nella seconda lettura l’apostolo Paolo richiama ai cristiani di Corinto il contenuto essenziale del vangelo che si riassume nella morte e risurrezione di Gesù:

Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture
e che fu sepolto
e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture.

Paolo elenca le apparizioni di Gesù risorto: A Pietro e quindi ai Dodici, a più di cinquecento fratelli in una sola volta, a Giacomo e gli altri apostoli, infine anche a lui. Allude sicuramente all’apparizione di Gesù sulla via di Damasco. Paolo si stava recando a Damasco per perseguitare i cristiani del posto. Mentre si stava avvicinando alla città, verso mezzogiorno una luce sfolgorante lo abbagliò e cadde da cavallo, mentre una voce gli diceva: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Frastornato dalla caduta trovò la forza di domandare: Chi sei? E la voce: Sono Gesù di Nazareth che tu perseguiti. L’apparizione di Gesù risorto fa scoprire a Paolo il suo peccato: apparve anche a me come a un aborto. Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. 

Dunque in tutte e tre le manifestazioni di Dio gli uomini coinvolti scoprono il proprio peccato. Il peccato è alla radice il distacco da Dio e di pensare la vita secondo la propria volontà.

Tutti gli altri peccati sono una conseguenza di ciò, come i frutti dell’albero. Se tagli la radice, i frutti non nascono più. Ma da soli siamo incapaci di ristabilire la comunione con Dio e di impostare la nostra vita secondo la sua volontà. Dio perciò nella prima lettura, dopo aver fatto prendere coscienza al profeta Isaia del suo peccato, manda un angelo a purificarlo con un carbone ardente preso dal fuoco dell’altare. I Padri della chiesa, Basilio di Cesarea e Cirillo di Alessandria, leggono questo carbone ardente come un’immagine di Gesù Cristo. Il carbone ardente è Gesù che ha unito il fuoco della divinità al legno dell’umanità facendosi uomo.

Nel vangelo e nella seconda lettura non si dice che Gesù ha purificato Pietro e Paolo, ma è sottinteso. Gesù infatti, dice Paolo, è morto per i nostri peccati. Pietro e Paolo sono tra i primi che hanno usufruito della salvezza portata da Gesù Cristo. 

Adesso dobbiamo richiamare il salmo che avevamo messo in stand by:

Ti renderanno grazie, Signore, tutti i re della terra,
quando ascolteranno le parole della tua bocca.

Come i re della terra ascolteranno la parola del Signore?

Nella prima lettura abbiamo ascoltato il Signore che si domandava: Chi manderò e chi andrà per noi? E il profeta risponde: Eccomi, Signore , manda me. Il profeta viene mandato da Dio al suo popolo, gli israeliti.  Nel vangelo Gesù dice a Pietro: Non temere, d’ora in poi sarai pescatore di uomini. Pietro dovrà pescare gli uomini con la parola di Dio, incominciando dagli israeliti. La stessa cosa fa Paolo, apostolo delle genti. Il Signore manda quelli che hanno sperimentato la sua presenza, hanno scoperto il proprio peccato e sono stati purificati ad annunciare la sua parola agli altri uomini perché possano fare l’esperienza di Dio, che si è rivelato in Gesù Cristo.

Grazie alla predicazione del vangelo, i re della terra, che rappresentano qui non solo se stessi, ma anche i loro popoli, dopo che avranno ascoltato la parola di Dio e avranno creduto, sperimenteranno nella propria vita la potenza della parola di Gesù che libera dal peccato e assimila a lui, e così ringrazieranno il Signore per la sua salvezza. Da tutto ciò derivano alcune conseguenze pratiche per noi. Abbiamo bisogno di sperimentare la presenza del Signore nella nostra vita, ma in che modo? La possiamo sperimentare mediante la sua parola, fidandoci della sua parola, coma ha fatto Pietro, soprattutto quando la sua parola sembra comandarci qualcosa che va contro l’esperienza che stiamo facendo, e per seguirla dobbiamo mettere da parte la nostra intelligenza. Proprio allora come Pietro, dobbiamo obbedire fidandoci più della parola di Dio che di noi stessi, e allora sperimenteremo la sua potenza. L’esperienza del Signore nella nostra vita ci fa prendere coscienza del peccato che è in noi e di cui solo il Signore può purificarci. Dobbiamo poi annunciare il vangelo ai pagani del nostro tempo e ai cristiani che hanno abbandonato il cammino della fede da anni. Il Signore ci manda come mandò il profeta Isaia, e come mandò Pietro e Paolo. Il Signore vuole la salvezza di tutti e perciò vuole che tutti lo conoscano, scoprano il proprio peccato, credano in Gesù e siano salvati.

———————— 0 ———————-

30 gennaio  2022 – IV domenica del tempo ordinario C

Liturgia della Parola: 1lettura: Ger  1,4-5.17-19- Salmo responsoriale: Sal 70 – 2lettura: 1Cor  12,31-13,13 – Vangelo: Lc 4,21-30.

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Parola del Signore. 

Omelia
I compaesani di Gesù in un primo momento sembrano accoglierlo e ammirarlo, ma in realtà non credono in lui. Vorrebbero piuttosto vedergli fare qualche miracolo, che dia conferma a quello che ha detto poco prima: Lo Spirito del Signore è sopra di me… Gesù che scruta i cuori svela la loro incredulità: In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. E lascia intendere che si comporterà con loro come Elia ed Eliseo che hanno fatto i loro miracoli non agli israeliti ma ai pagani. I compaesani allora vengono allo scoperto e non rivelano solo la loro incredulità ma anche la loro ostilità nei suoi riguardi: Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù.

La fede nasce dall’ascolto della parola di Gesù, che è parola di Dio, in coloro che già sono disponibili a Dio nella loro coscienza. Quelli che sono aperti a Dio nella loro coscienza, quando sentono la parola di Gesù l’accolgono e credono. I miracoli non riescono a suscitare la fede se la coscienza è chiusa a Dio e non presta ascolto alla sua parola. I miracoli possono far sbocciare la fede quando già sta per nascere, o confermarla dopo che è nata, ma non generarla. I discepoli di Gesù a Cana di Galilea credettero in lui dopo il miracolo, perché già la fede era germogliata in loro, e il miracolo la fece sbocciare. Diversi israeliti hanno assistito ai miracoli compiuti da Gesù, penso alla moltiplicazione dei pani, ma non hanno creduto in lui.

La missione di Gesù inizia con questo episodio di incredulità e ostilità da parte dei compaesani, di quelli che lo conoscono sin dall’infanzia e lo hanno visto crescere, e si conclude con l’incredulità e l’ostilità dei capi religiosi del tempo che lo faranno condannare alla morte di croce.

L’incredulità e l’ostilità degli israeliti verso gli inviati di Dio non è nuova come ascoltiamo nella prima lettura. La prima lettura riporta un brano del racconto della vocazione del profeta Geremia. Dio non gli nasconde l’ostilità che dovrà sperimentare da parte dei capi e del popolo, e tuttavia non dovrà temerli. Se il profeta si lascerà prendere dalla paura di quelli a cui deve parlare, sarà tentato di non annunciare bene la parola di Dio per non urtare quelli che lo ascoltano. Sarà tentato magari di fare una selezione nella parola di Dio, annunciando alcune cose e tacendone altre, oppure di annacquare la parola, dicendo e non dicendo, oppure di nascondere del tutto la parola di Dio. Facendo così eviterà l’indignazione e le ire dei capi e del popolo, ma si metterà contro Dio. Con questo comportamento peccherà contro Dio e contro lo stesso popolo. Contro Dio perché mostra di temere più gli uomini che lui. Contro il popolo perché avrebbe potuto aiutarlo con l’annuncio della parola di Dio e invece non lo ha fatto. La parola di Dio è sempre un bene anche quando rimprovera, perché spinge alla conversione. Quindi commetterà un gravissimo peccato di omissione, perché ammonire i peccatori è una delle sette opere di misericordia spirituale. Perciò Dio gli dice che se avrà paura dei capi e del popolo, sarà lui poi a fargli paura, suscitando nella coscienza il rimorso per il peccato commesso. Il profeta non deve avere paura perché tutti quelli che lo ostacoleranno e lo perseguiteranno, non potranno prevalere: Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno,/perché io sono con te per salvarti.

L’incredulità e l’ostilità verso i profeti di Dio rivela l’incredulità e l’ostilità nei riguardi di Dio, il quale ha detto per bocca di Gesù: Chi accoglie voi, accoglie me, e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Rivelano il peccato e l’opera del demonio nel cuore degli uomini. Infatti l’artefice dell’incredulità e dell’ostilità verso Dio e verso chi annuncia la sua parola è il demonio.

Con la venuta di Gesù tutti quelli che credono in lui diventano profeti. Prima di Gesù Dio affidava la missione di profeta solo ad alcuni, uomini e donne, scelti di mezzo al suo popolo. Ora nella chiesa c’è una partecipazione di base all’ufficio profetico di Gesù comune a tutti i battezzati. Tra costoro ci sono alcuni chiamati a svolgere un particolare compito di profezia, come catechisti, teologi, maestri. Partecipano in grado eminente all’ufficio profetico di Gesù i pastori della Chiesa, papa, vescovi, sacerdoti, diaconi, chiamati ad ammaestrare e formare tutti gli altri fedeli.

Nella seconda lettura l’apostolo spiega che non giova possedere dei carismi, non giova compiere opere buone, se si è privi della carità. La carità di cui parla l’apostolo non è innanzitutto l’elemosina o qualche altra opera di misericordia, come potremmo pensare a prima vista. Infatti Paolo dice: E se anche dessi in cibo tutti i miei beni…, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe. La carità di cui parla l’apostolo è l’amore di Dio che si è rivelato in Gesù Cristo. Infatti parla della carità come una persona: La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. Quest’amore di Dio rivelatosi in Gesù Cristo viene riversato nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo. Noi attingiamo lo Spirito Santo nei sacramenti, se lo facciamo con fede e con un cuore convertito. La carità è la stessa vita di Dio, di cui siamo divenuti partecipi. Vivere nella carità significa vivere in comunione con Dio, in grazia di Dio. Senza la carità tutto quello che facciamo di bene non ci giova per la salvezza, perché è guastato dal nostro peccato. Quando noi compiamo il bene animati dalla carità di Dio, rendiamo gloria a Dio e le nostre opere buone sono feconde per il prossimo perché lo spingono verso Dio, per noi perché cresciamo nella comunione con Dio.

———————— 0 ———————-

23 gennaio  2022 – III domenica del tempo ordinario C

Liturgia della Parola: 1lettura: Ne 8,2-4.5-6.8-10- Salmo responsoriale: Sal 18 – 2lettura: 1Cor 12,12-30 – Vangelo: Lc 1,1-4; 4,14-21.

Dal Vangelo secondo Luca

Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.

In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.

Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:

«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,

a proclamare l’anno di grazia del Signore».

Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Parola del Signore.

Omelia
La nostra attenzione in questa celebrazione viene attirata sul libro della parola di Dio. Nel vangelo abbiamo ascoltato che Gesù nella sinagoga di Nazareth ha letto un brano del profeta Isaia, nella prima lettura il sacerdote Esdra legge i libri della legge, cioè i primi cinque libri della Bibbia. La Bibbia è composta di 72 libri, 46 formano l’Antico Testamento, 27 il Nuovo. Esdra incomincia la lettura dei primi cinque libri della Bibbia, Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio, al sorgere del sole e la conclude verso mezzogiorno. La gente ascoltava con attenzione. I leviti spiegavano al popolo il significato dei passi che venivano letti. E’ fondamentale la comprensione della parola di Dio, per sapere cosa dobbiamo fare. Quando incontriamo una persona che ci parla, cerchiamo di capire cosa voglia comunicarci, per poterle rispondere e instaurare un dialogo. Se non comprendiamo le sue parole, non possiamo dialogare. La stessa cosa vale quando ascoltiamo la parola di Dio, abbiamo bisogno di capirla per poter dialogare con lui. Quando la lettura della legge stava per concludersi il popolo piangeva. Se andiamo a leggere gli ultimi capitoli del Deuteronomio, comprendiamo il motivo di questo pianto. Il popolo si rendeva conto che la parola di Dio si era compiuta nei padri con l’esilio, e in loro con la liberazione e il ritorno in patria.

Negli ultimi capitoli del Deuteronomio Dio per bocca di Mosè mette in guardia il popolo dalla tentazione di trasgredire i suoi comandamenti. Se il popolo si getterà dietro le spalle la parola di Dio e i suoi moniti, sperimenterà tanti guai. Privato dell’aiuto di Dio, i nemici lo attaccheranno, lo sottometteranno e lo condurranno in esilio. Se in questa condizione si pentirà e si convertirà al Signore con tutto il cuore, il Signore lo perdonerà e lo ricondurrà nella terra promessa. Gli israeliti che ascoltano la lettura della legge da parte del sacerdote Esdra sono gli esuli ritornati in patria. Costoro si rendevano dunque conto che la parola di Dio si era realizzata, e piangevano per i peccati dei padri e per i loro peccati. Ma i capi li esortano a smettere, perché era un giorno di festa per il Signore e non bisognava fare lutto. E poi il Signore riconducendoli in patria, aveva chiaramente mostrato di averli perdonati.

Nel vangelo Gesù è nella sinagoga di Nazareth di sabato. L’evangelista annota secondo il suo solito. Gesù è un giudeo osservante che ogni sabato si reca nella sinagoga per ascoltare la parola di Dio. Quel giorno si alzò a leggere e gli fu dato il rotolo del profeta Isaia. Gesù lo apre e cerca il passo di Is 61,1-2. Finita la lettura tutti i suoi compaesani si attendono una parola da lui. E Gesù cominciò a dire: Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato. Le parole del profeta si realizzano in Gesù. Il profeta parlava di Gesù e della sua missione. Nel discorso della montagna, Gesù dice: Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. Anche in altre occasioni, parlando con i discepoli Gesù fa presente che devono compiersi in lui le Scritture dell’AT. Per esempio, preannunciando il tradimento di Giuda e l’abbandono di tutti al momento dell’arresto, Gesù spiega che queste cose si sarebbero realizzate secondo le Scritture. Ma è dopo la risurrezione che Gesù spiega ai discepoli che la sua morte e risurrezione erano avvenute come preannunziavano le antiche Scritture. Lo fa una volta con i discepoli di Emmaus, e poi una seconda volta apparendo a tutti i discepoli nel cenacolo. Gesù dunque è venuto a compiere la Legge e i Profeti completando la rivelazione e l’insegnamento dell’AT e realizzando le profezie che lo riguardavano.

Il vangelo e la prima lettura ci dicono che la parola di Dio si realizza sempre, si è realizzata nel Figlio Gesù Cristo, che è l’incarnazione della parola di Dio, si è realizzata nel popolo d’Israele, si realizza per tutti noi. Quindi dobbiamo accoglierla con docilità e umiltà, senza fare obiezioni. Dobbiamo guardarci dal pericolo di trascurarla e di snobbarla, perché è una parola efficace, che non cade mai a vuoto. Se l’accogliamo si realizza in noi la salvezza che promette, se la rifiutiamo rimaniamo senza salvezza. Quindi si realizza sempre, sia se l’accogliamo, e sia se non l’accogliamo. Nel primo caso si realizza per la nostra salvezza, nel secondo caso si realizza a nostro danno.

L’uomo che parla nel salmo è un credente che ha sperimentano l’efficacia della parola di Dio nella propria vita e ne fa l’elogio. La parola di Dio è perfetta, è stabile, è retta, è limpida, è fedele. E’ perfetta, in quanto insegna a vivere come Dio che vive amando in modo perfetto. E’ stabile perché realizza sempre tutto quello che promette. E’ retta, non è tortuosa, non contiene nessun male, ma insegna solo ciò che è bene e meglio per noi. E’ limpida, cioè luminosa, perché ci apre gli occhi della mente, svelandoci il senso della realtà che ci circonda e della vita che viviamo sulla terra. E’ fedele, perché è dettata sempre dall’amore fedele di Dio che vuole la nostra salvezza, anche quando ci ammonisce e ci corregge. Se l’accogliamo e la viviamo, sperimentiamo quello che ha sperimentato il fedele del salmo: rinfranca l’anima, dona saggezza, dona gioia, illumina gli occhi.

Nella seconda lettura San Paolo parla della chiesa corpo mistico formato da Gesù e da noi credenti uniti a lui. L’incorporazione a Gesù avviene nel battesimo mediante il dono dello Spirito Santo. Come nel corpo ci sono diverse membra che svolgono funzioni diverse per il bene del corpo, così nella chiesa ci sono diversi ministeri volti ad edificarla e a farla crescere. Al primo posto Paolo pone i ministeri legati alla parola di Dio: Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri. Questo non significa che coloro che esercitano questi servizi siano superiori agli altri, perché nella chiesa abbiamo tutti la stessa dignità di figli di Dio. Vuol dire soltanto che i servizi che svolgono sono più necessari all’edificazione della chiesa. La chiesa nasce e cresce grazie alla parola di Dio, e i ministeri legati alla parola, sono quelli fondamentali. La parola di Dio ha dunque il primato su tutto, come lascia intendere Gesù nella risposta a Marta: Tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore. Con questo Gesù non svaluta il servizio di Marta, ma vuole solo dire che il servizio deve scaturire dall’ascolto della parola. E quindi non dobbiamo mancare all’appuntamento con la parola di Dio nella messa domenicale, e ogni giorno dovremmo avere uno spazio di silenzio da dedicare all’ascolto e alla meditazione della parola di Dio. Quando accogliamo la parola di Dio con disponibilità veniamo trasformati e assimilati a Gesù Cristo, la Parola di Dio che si è fatta uomo, e impariamo ad amare come lui, sempre, e tutti, nessuno escluso.

———————— 0 ———————-

16 gennaio  2022 – II domenica del tempo ordinario C

Liturgia della Parola: 1lettura: Is  62,1-5- Salmo responsoriale: Sal 95 – 2lettura: 1Cor 12,4-11 – Vangelo: Gv 2,1-11.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.

Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».

Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».

Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
Parola del Signore.

Omelia
Gesù compie il primo miracolo a Cana di Galilea durante una festa di nozze. L’evangelista Giovanni chiama i miracoli di Gesù segni: Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù. I miracoli di Gesù sono segni che manifestano la sua gloria di Figlio di Dio. Facendosi uomo, il Figlio di Dio ha nascosto la sua gloria divina nella natura umana in tutto simile alla nostra. I miracoli sono segni che lasciano intravvedere la sua gloria divina. Durante il banchetto nuziale è venuto a mancare il vino, la Vergine Maria che era tra gli invitati lo fa presente al Figlio: Non hanno vino.

Gesù con la sua potenza divina avrebbe potuto usare mille modi diversi per compiere il miracolo. Avrebbe potuto far sì che le brocche sulle mense si riempissero di vino, oppure che le anfore che poi ordina di riempire di acqua si riempissero direttamente di vino. Invece ha voluto seguire una via più faticosa per i servi che devono obbedirgli, sicuramente perché dai passaggi compiuti si rendessero meglio conto del miracolo. C’erano sei grandi giare che contenevano l’acqua per la purificazione dei Giudei. Come ci informa l’evangelista Marco, i Giudei stavano bene attenti a lavarsi le mani fino al gomito prima di mangiare. Le giare erano vuote perché il banchetto era già iniziato e l’acqua era stata usata. Gesù ordina ai servi delle cose apparentemente senza senso. Prima ordina di riempiere di acqua queste sei giare, contenenti da 80 a 120 litri. I servi avrebbero potuto obiettargli: il banchetto è iniziato a che serve tutta quest’acqua? Manca il vino, non l’acqua. Ma i servi non fanno alcuna obiezione, perché sono stati istruiti dalla mamma di Gesù: Qualsiasi cosa vi dica, fatela. Gesù ordina poi di attingere e di portarne al maestro di tavola. Quest’ordine sembra più assurdo del precedente. Ma i servi eseguono e avviene il miracolo. Il maestro di tavola, dopo aver assaggiato il vino, chiama lo sposo e gli fa un appunto, perché si è comportato contrariamente a come fanno tutti. Prima viene servito il vino buono, e poi in seguito quello meno buono, invece lo sposo ha fatto il contrario: Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora. Conoscendo lo sposo comprenderemo perché si è comportato così.

Compiendo il primo miracolo durante una festa di nozze Gesù vuole dare un messaggio molto importante: Lui è lo sposo che è venuto ad unirsi in modo intimo alla sua sposa la chiesa, formata da tutti coloro che credono in lui. Abbiamo ascoltato nella prima lettura cosa dice il profeta al popolo d’Israele: Come gioisce lo sposo per la sposa, così per te gioirà il tuo Dio. Nell’Antico Testamento i profeti si servono in particolare di due immagini per esprimere il rapporto di amore e di comunione di Dio con il suo popolo. Il primo è quello del padre con i figli, il secondo è quello dello sposo con la sposa.

Gesù Cristo, il Figlio di Dio, viene ad unirsi alla sua chiesa e le porta in dono la rivelazione e la comunione con Dio. Nell’Antico Testamento la rivelazione e la comunione con Dio erano imperfette, incomplete, parziali. Il vino buono del banchetto nuziale è la rivelazione che Gesù è venuto a portare. Come il vino è superiore all’acqua, così la rivelazione e la comunione con Dio che Gesù è venuto a portare è superiore e migliore di quella che c’era nell’Antico Testamento.

E’ superiore perché è fatta dal Figlio Unigenito che è nel seno del Padre, e dona lo Spirito Santo senza misura a quelli che credono in lui, affinché vivano in comunione intima con Dio Padre. Il maestro di tavola lo ha compreso bene quando dice allo sposo: Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora. E’ Dio che ha riservato la pienezza della sua rivelazione e comunione alla venuta del Figlio.

A Cana di Galilea Gesù incomincia a manifestare la sua gloria di Figlio di Dio che culminerà nella morte di croce. L’ora di cui parla Gesù con la madre è quella della morte di croce. Compiendo il miracolo Gesù si avvia verso l’ora in cui manifesterà pienamente la sua gloria di Figlio di Dio. I discepoli incominciano a credere in Gesù, colpiti dal segno e dall’abbondanza. Una delle caratteristiche del tempo messianico predetto dai profeti è l’abbondanza. La notiamo nell’enorme quantità di vino, più di 600 litri, visto che le sei giare contenevano da 80 a 120 litri. La noteremo nella moltiplicazione dei pani e dei pesci, che sfamano 5000 uomini e avanzano 12 sporte piene. Il miracolo viene compiuto da Gesù ma con il concorso dei servi che obbediscono alla sua parola senza fare obiezioni di sorta. Così se vogliamo usufruire della rivelazione e della comunione con Dio che Gesù viene a portare dobbiamo obbedire a lui come i servi di Cana.

In questo episodio cogliamo il ruolo discreto ma fondamentale della Madonna, che spinge il Figlio a compiere il miracolo, e insegna ai servi come devono comportarsi: Qualsiasi cosa vi dica, fatela.

Noi facciamo parte della chiesa, sposa di Gesù Cristo, e usufruiamo del vino della rivelazione e della comunione con Dio perché obbediamo a Gesù Cristo. Quando disobbediamo, questo rapporto con Gesù si incrina e potrebbe interrompersi del tutto. Da qui la cura costante di nutrirci della sua parola, leggendola e meditandola, per assimilarla, e  poi di seguire il consiglio della Madonna: Qualsiasi cosa vi dica, fatela.

Per edificare la chiesa, sposa di Cristo, Dio la adorna con i carismi. Sono dei doni che ciascuno di noi ha ricevuto e che deve mettere a servizio degli altri. L’apostolo nella seconda lettura elenca a titolo di esempio nove carismi. In realtà i carismi non si possono contare, perché la fantasia creatrice dello Spirito Santo è senza limiti. Dobbiamo stare attenti a non comportarci come il servo fannullone della parabola che nascose il suo carisma e non lo fece fruttificare mettendolo a servizio della chiesa. Si sentì rispondere dal padrone: Servo malvagio e fannullone. Ha avuto paura di esporsi per timore di sbagliare, e ha pensato di starsene da parte non per umiltà ma per egoismo. Il padrone lo chiama malvagio perché con il carisma ricevuto poteva fare tanto bene e non l’ha fatto.

Il salmo ci invita in modo martellante a lodare e ringraziare il Signore raccontando la sua gloria:  Cantate al Signore un canto nuovo,/cantate al Signore…Cantate al Signore…/Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza./In mezzo alle genti narrate la sua gloria,/a tutti i popoli dite le sue meraviglie. Un annuncio che deve abbracciare tutto il tempo a nostra disposizione, di giorno in giorno, e deve estendersi su tutta la terra, a tutti i popoli.La ripetizione martellante ci fa comprendere l’urgenza di annunciare la gloria di Dio che si è rivelata nel Figlio suo Gesù Cristo, morto e risorto, perché quelli che non l’hanno mai conosciuto e quelli che lo conoscono solo per sentito dire, lo conoscano per esperienza e siano salvati e gli rendano grazia come noi.