Meditazioni tempo ordinario 2023

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5 febbraio 2022 – V Domenica del tempo ordinario A

Liturgia della Parola: 1Lettura: Is 58,7-10 — Salmo responsoriale: Sal 111 – 2Lettura: 1Cor 2,1-5 — Vangelo: Mt 5,13-16.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.

 Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
Parola del Signore.

Omelia
Nel vangelo Gesù sta parlando ai discepoli e quindi parla a tutti noi che siamo suoi discepoli e dice: Voi siete il sale della terra…Voi siete la luce del mondo. Il sale e la luce sono due elementi indispensabili alla vita biologica. Senza sale e senza luce non si può vivere. Quelli che dicono che non mangiano sale, vogliono dire che non lo aggiungono ai cibi, ma in se stessi tutti i cibi contengono una certa quantità di sale. E quindi assumendo i cibi, assumiamo anche il sale. Senza sale non potremmo vivere, così come non potremmo vivere senza la luce.

Gesù, dicendo che siamo il sale della terra e la luce del mondo, sta dicendo che noi suoi discepoli siamo indispensabili agli uomini. Per quale motivo? Perché noi suoi discepoli continuiamo la sua missione. A partire dall’Ascensione al cielo, Gesù non è più visibile ma sappiamo bene che è in mezzo a noi, come ci ha assicurato: Io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo. Gesù dunque parla ed opera attraverso noi suoi discepoli, che siamo uniti a lui come i tralci alla vite e come le membra al corpo. Prima di tutti è Gesù il sale della terra e la luce del mondo, e poi lo siamo anche noi suoi discepoli. Gesù è indispensabile a tutti gli uomini, perché come abbiamo detto domenica scorsa, egli viene a salvarci. Gesù Cristo è l’unico salvatore del mondo e non ce ne sono altri. Ci salva con il dono della verità, facendoci conoscere il mistero di Dio e della nostra vita, con il dono della libertà, liberandoci dalla schiavitù del demonio, del peccato e della morte, con il dono della vita divina, rendendoci partecipi della vita divina. Gesù Cristo dunque è necessario affinché ogni uomo sia salvato, e perciò è il sale e la luce del mondo.

Come suoi discepoli siamo chiamati a portare la salvezza di Gesù al mondo intero. Lo dobbiamo fare con le parole e con le opere. Nella seconda lettura l’apostolo ci insegna quello che dobbiamo annunciare, e cioè il mistero di Dio che si è rivelato in Gesù Cristo crocifisso. Gesù ci ha fatto conoscere che Dio è amore, in tutto quello che ha fatto, ma soprattutto nelle morte di croce. In Gesù Cristo crocifisso vediamo l’amore di Dio che è totale e universale. E comprendiamo anche che se vogliamo realizzarci, dobbiamo amare allo stesso modo. Siamo creati ad immagine e somiglianza di Dio e quindi possiamo realizzarci amando come lui, con un amore che si fa dono di vita a tutti. Nella prima lettura il profeta Isaia ci insegna quali sono le opere con cui più manifestiamo quest’amore di Dio e rendiamo testimonianza a Gesù: sono le opere di misericordia. Il profeta ne elencava alcune. La tradizione cristiana le ha suddivise in due gruppi, le 7 opere di misericordia corporale e le 7 di misericordia spirituale. Lo scopo della testimonianza cristiana è la conversione degli uomini: Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli. Gesù ci manda per essere pescatori di uomini, per portare gli uomini a lui.

Nel vangelo Gesù ci mette in guardia dal pericolo di fallire nella testimonianza. Il sale che perde il sapore e la luce che viene nascosta indicano il fallimento della vita cristiana, perché non annunciamo Gesù Cristo e non viviamo come lui ci ha insegnato. Come può succedere tutto questo?

Succede se ci distacchiamo da lui. Come i tralci se vengono recisi dalla vite non portano più frutto, così succede a noi se ci distacchiamo da lui, e non viviamo più da discepoli. Gesù pertanto in un’altra occasione ci esorta: Rimanete in me. E ancora: Se rimanere in me e le mie parole rimangono in voi. Noi rimaniamo uniti a Gesù quanto la sua parola ci interpella. Ricordiamoci dell’episodio di San Antonio Abate che si sentì interpellato dalla parola di Gesù. Quello fu solo l’inizio, perché da quel giorno in poi si sentì interpellato da ogni parola di Gesù ed è vissuto quindi come discepolo. Gesù dice ancora: Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, dimora in me e io in lui. Solo se rimaniamo in comunione personale e vitale con Gesù, viviamo da discepoli e la nostra vita riflette la sua luce. Chiediamo al Signore Gesù che ci ha dato questa grande responsabilità di essere sale della terra e luce del mondo, di vivere sempre in comunione con lui, per portare molto frutto.

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29 gennaio 2023 – IV domenica del tempo ordinario

Liturgia della Parola: 1Lettura: Sof 2,3; 3,12-13 — Salmo responsoriale: Sal 145 – 2Lettura: 1Cor 1,26-31 — Vangelo: Mt 5,1-12a.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Parola del Signore.

Omelia
Con le beatitudini Gesù vuole insegnarci la via della felicità. Ogni uomo desidera essere felice. Se domandiamo ad un eschimese che abita nella Groenlandia, o a un abitante della Papua Nuova Guinea, o a un italiano, se vuole essere felice, tutti risponderanno concordi che desiderano la felicità. Sicuramente saranno in disaccordo su cosa bisogna fare per essere felici, in che cosa consista la felicità, ma tutti si trovano d’accordo nel desiderio di essere felici. Con le beatitudini Gesù ci insegna la via da imboccare per raggiungere la felicità: Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. La via che Gesù ci indica è la povertà di spirito. Tutti gli altri atteggiamenti elencati nelle beatitudini sono aspetti della povertà di spirito. Ma chi sono i poveri di spirito? Nella prima lettura il profeta si rivolgeva ai poveri di spirito: Cercate il Signore/voi tutti, poveri della terra. I protagonisti che parlano nei salmi sono spesso poveri di spirito. In un salmo sentiamo l’orante che dice: Questo povero grida e il Signore lo ascolta. In un altro sentiamo: Buono e retto è il Signore, insegna ai poveri le sue vie. In un altro ancora: Ero povero ed egli mi ha salvato. I poveri in spirito sono spesso anche poveri effettivamente, perché mancano di mezzi umani, e non contano nulla nella società. Ma i poveri in spirito sono tali soprattutto perché si rapportano con Dio come poveri, in quanto si sentono bisognosi di lui in tutto. E perciò confidano non in se stessi o nei mezzi umani, ma soltanto in Dio. Secondo la mentalità del mondo che ci circonda, la via della felicità non è quella della povertà di spirito, ma la ricerca del piacere ad ogni costo, la ricchezza, il possesso delle cose, il potere, il successo. Molti di quelli che si convertono, dopo aver vissuto secondo la mentalità del mondo, confessano che nei piaceri, nelle ricchezze, nel successo, trovavano solo una felicità momentanea, che svaniva subito come il fumo disperso nell’aria. Gesù invece ci propone la via che conduce alla vera felicità: Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Ma perché i poveri in spirito sono sulla strada che li condurrà alla felicità? Gesù diceva: Perché di essi è il regno dei cieli.

Domenica scorsa abbiamo ascoltato Gesù che diceva: Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino. Abbiamo spiegato che il regno dei cieli o meglio di Dio ci raggiunge attraverso Gesù Cristo. E’ in Gesù che Dio si rivela e ci fa entrare nel suo regno, sotto la sua guida. Quindi l’affermazione di Gesù: Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli, potremmo intenderla meglio così: Beati i poveri in spirito perché Dio rivela loro il Figlio suo Gesù che dona la salvezza. In un’altra occasione Gesù benedirà il Padre: Ti benedico, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti, e le hai rivelate ai piccoli, ai poveri in spirito. Dio rimane nascosto agli uomini che confidano in stessi e si rivela ai poveri in spirito che lo cercano e confidano in lui. Si rivela mediante Gesù Cristo che dona la salvezza. Quando parliamo di salvezza intendiamo almeno tre cose fondamentali: il dono della verità, il dono della libertà, il dono della vita. Gesù salva perché dona la verità, cioè svela il mistero di Dio e della vita umana, dona la libertà, in quanto libera dalla schiavitù del demonio e del peccato, e dona la vita vera, comunicando la vita divina. Quindi Gesù dona la possibilità di essere felici, e questa possibilità è donata solo ai poveri in spirito. Intendiamoci bene, su questa terra la felicità non è mai perfetta, ma è come l’oro che quando viene estratto è mescolato con tante scorie. Così è la felicità che dona Gesù Cristo, è mescolata con prove e tribolazioni. Sarà perfetta solo in paradiso. Nelle beatitudini Gesù parlava di un dono al presente e prometteva la pienezza al futuro. Diceva: Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli, quindi al presente, e poi ripeteva: Saranno consolati, erediteranno la terra, saranno saziati, troveranno misericordia, vedranno Dio. Allorabeati noi se sapremo apprezzare la grazia che Dio ci ha fatto di farci incontrare Gesù Cristo!

Se riflettiamo attentamente sulle beatitudini, e le guardiamo contro luce come facciamo a volte con le banconote, scorgiamo in filigrana il volto di Gesù. Il Figlio di Dio, facendosi uomo come noi, ha assunto l’atteggiamento di un povero di spirito. Per questo dirà: Imparate da me che sono mite e umile di cuore, cioè povero di spirito. Gesù dunque ci insegna le beatitudini con le parole e con la vita, e ci dice che possiamo raggiungere la felicità, seguendo e imitando lui. Tutti gli atteggiamenti delle beatitudini li vediamo in Gesù, che ha fame e sete di giustizia, cioè della volontà di Dio, che è misericordioso come il Padre, che è puro di cuore, nel senso che nel suo cuore coltiva pensieri e propositi buoni, che è operatore di pace, è venuto a portare infatti la pace vera, e per tutto questo, siccome il mondo è segnato dal peccato, è stato perseguitato.

Gesù non si limita a dirci quello che dobbiamo fare, non si limita a dirci che dobbiamo imitarlo, ci dona anche la forza per poterlo imitare mediante la grazia dello Spirito Santo che riceviamo nei sacramenti. I due sacramenti che ci accompagnano nel corso della vita sono la confessione e l’eucaristia. Dunque con le beatitudini Gesù ci insegna la via che lui ha percorso e ci invita a seguirlo, perché possiamo condividere la sua felicità. Egli dirà in un’altra occasione: Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

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22 gennaio 2023 – III domenica del tempo ordinario

Liturgia della Parola: 1Lettura: Is 8,23b-9,3 — Salmo responsoriale: Sal 26 – 2Lettura: 1Cor 1,1-3 — Vangelo: Mt 4,12-23.

Dal Vangelo secondo Matteo

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:

«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».

Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».

Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.
Parola del Signore.

Omelia
Gesù incomincia la missione pubblica subito dopo l’arresto di Giovanni il Battista. Incomincia la missione, stabilendosi a Cafarnao, sul mare di Galilea, nel territorio di Zabulon e di Neftali. Questa regione veniva chiamata anche Galilea delle genti, perché era una zona di confine, abitata non solo da israeliti ma anche da stranieri. Gesù decide di iniziare la missione a Cafarnao per adempiere la parola di Dio pronunciata dal profeta Isaia. Ma anche per un altro motivo. Anche se Gesù durante la missione terrena si rivolgerà prevalentemente agli israeliti, è venuto per tutti gli uomini. Dopo la risurrezione infatti manderà i discepoli a tutti i popoli della terra. Scegliendo di operare in questo territorio abitato da israeliti e da stranieri, Gesù fa intravvedere la futura missione dei discepoli a tutti i popoli della terra.

Il profeta diceva: Il popolo che abitava nelle tenebre/vide una grande luce,/per quelli che abitavano in regione e ombra di morte/una luce è sorta. Quelli che abitano nelle tenebre sono i prigionieri perché i luoghi di custodia nell’antichità erano normalmente sotterranei e con poca luce. La luce dunque raffigura la liberazione. La luce è Gesù che è venuto a portare il regno di Dio: Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino. Il regno di Dio ci raggiunge attraverso Gesù Cristo che è la rivelazione di Dio. Accogliendo Gesù entriamo nel regno di Dio. Senza Gesù Cristo e quindi senza il regno di Dio, regna il demonio con il peccato e la morte. Gesù viene a liberarci da questa schiavitù, che ci conduce alla morte.

Da parte nostra dobbiamo volgerci a Gesù, porre attenzione a quello che dice e a quello che fa, metterci sotto la sua guida. Anzi è Gesù stesso che prende l’iniziativa di chiamare gli uomini a seguirlo: Venite dietro a me. Quello che ci colpisce è la prontezza dei primi chiamati: Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono…Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. Non era la prima volta che vedevano Gesù. Da un altro passo sappiamo che due di loro, Andrea e Simone, già lo conoscevano. Andrea era stato discepolo di Giovanni il Battista, e quando questi, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: Ecco l’Agnello di Dio, Andrea insieme ad un altro, di cui non ci viene detto il nome, si erano rivolti a Gesù per conoscerlo, lo avevano seguito fino a casa sua e si erano fermati da lui. Andrea poi andò dal fratello Simone e lo condusse da Gesù. Sicuramente anche Giacomo e Giovanni conoscevano Gesù. Quel giorno Gesù li chiamò ad essere suoi discepoli, li sollecitò a prendere una decisione per lui. Ed essi subito, senza perdere tempo, lasciarono tutto e lo seguirono.

In seguito Simon Pietro ricorderà a Gesù: Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito, che cosa ne avremo? E Gesù risponde approvando il comportamento dei discepoli: Riceverete cento volte tanto e in eredità la vita eterna. Il comportamento dei primi chiamati è dunque per noi un esempio da imitare. Quando Gesù chiama, bisogna rispondere subito e mettere da parte tutto il resto. Da questo passo del vangelo comprendiamo che per essere discepoli di Gesù c’è bisogno di una chiamata da parte sua. Non possiamo essere discepoli per nostra scelta ma solo rispondendo alla sua chiamata. Gesù dirà in seguito: Non voi avere scelto me, ma io ho scelto voi.

Domenica scorsa abbiamo parlato della testimonianza di Giovanni il Battista e abbiamo detto che anche nella nostra vita ci sono state persone che come Giovanni il Battista ci hanno parlato di Gesù, ce lo hanno fatto conoscere, ci hanno condotti a lui. Ma per diventare suoi discepoli è necessaria una chiamata da parte sua. Per spiegare come si può sperimentare questa chiamata di Gesù, cito un episodio della vita di San Antonio Abate scritta da San Atanasio. Antonio all’età di 18 anni rimase orfano dei genitori, insieme ad una sorellina più piccola. I genitori gli avevano lasciato un enorme patrimonio. Un giorno recandosi la domenica a messa, pensava dentro di se ai primi cristiani, di cui si dice nel libro degli Atti degli Apostoli che vendevano i loro beni e li davano ai poveri. Diceva dentro di se, che per fare questo si attendevano sicuramente una grande ricompensa nei cieli. Non avevano agito così perché erano scemi, ma perché avevano valutato che era vantaggioso per loro. Entra in chiesa e partecipa alla messa. Quel giorno venne letto il brano del vangelo in cui Gesù dice al giovane ricco: Va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro nei cieli, e vieni, seguimi. Antonio si sentì interpellato da queste parole. Le sentì rivolte a se stesso. Ritornato a casa, incominciò a metterle in pratica, alla lettera. Vende tutti i beni e ne distribuisce il denaro ai poveri. Se prima viveva di rendite, ora si guadagna da vivere lavorando, perché così sta scritto nella Bibbia. Trascorre il giorno lavorando, pregando e leggendo la Bibbia.

Per diventare discepoli di Gesù, non basta essere battezzati e aver ricevuto tutti i sacramenti, è necessario sentirsi interpellati dalla sua parola e metterla in pratica, non soltanto la prima volta che abbiamo fatto l’esperienza di sentirci chiamati, ma tutte le volte che l’ascoltiamo. Questo può succedere normalmente quando partecipiamo alla messa, oppure se leggiamo la Bibbia a casa. Ma possiamo ascoltarla anche in un consiglio che ci viene dato, o in un rimprovero che ci viene fatto. Possiamo ascoltarla anche perché ci ritorna in mente mentre siamo una data situazione. Quelli che sono discepoli autentici di Gesù si lasciano guidare in tutto dalla sua parola.

Gesù faceva una promessa: Vi farò pescatori di uomini. Con San Antonio Abate, il Signore ha mantenuto la promessa. Antonio diventa padre di una moltitudine di monaci. Antonio è l’iniziatore della vita monastica. Se siamo suoi discepoli, il Signore farà anche di noi pescatori di uomini. Antonio è un pezzo da novanta ed è diventato padre di una moltitudine di monaci. Noi su scala molto ridotta possiamo fare la nostra parte.

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15 gennaio 2023 – II Domenica del tempo ordinario A

Liturgia della Parola: 1Lettura: Is 49,3.5-6 — Salmo responsoriale: Sal 39 – 2Lettura: 1Cor 3,1-3 — Vangelo: Gv 1,29-34.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».

Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Parola del Signore.

Omelia
Giovanni il Battista ha avuto la missione di preparare gli uomini ad accogliere il Cristo, il Figlio di Dio. Per questo predicava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Durante il tempo d’Avvento abbiamo incontrato il Battista che esortava gli uomini del suo tempo a convertirsi, cioè a fare penitenza, e parlava della venuta imminente del Cristo. Quando il Figlio di Dio si presenta a lui mescolato nella folla per ricevere il battesimo, Giovanni gli rende testimonianza, come abbiamo ascoltato nel vangelo di oggi: Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!… questi è il Figlio di Dio. Giovanni fa conoscere al popolo chi è il Figlio di Dio e come svolgerà la sua missione nel mondo. Dicendo di lui: Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo, ci fa andare subito col pensiero alla passione e alla morte di croce. Come diceva il salmo, che è una profezia, Gesù non offrirà a Dio Padre sacrifici di animali, ma il sacrificio della propria vita che obbedisce a lui fino alla morte e alla morte di croce.

Quando Giovanni il Battista esortava la gente alla conversione, colpiva quelli che lo sentivano e lo vedevano, in quanto viveva in prima persona la conversione. Gli evangelisti ci dicono che conduceva una vita ridotta all’essenziale. Perciò era credibile quando invitava gli uomini a convertirsi a Dio, e quindi a metterlo al primo posto. Quando Giovanni rende testimonianza a Gesù, è credibile perché sarà ucciso per la sua fedeltà a Dio. Giovanni infatti rimprovera il re Erode, perché stava con la moglie del fratello. Lo rimproverava per spingerlo alla conversione, e quindi compiva un’opera di misericordia nei suoi riguardi. Tra le opere di misericordia spirituale c’è quella di ammonire i peccatori. Diverse volte capita di sentire alla televisione, che qualcuno con la macchina ha investito un pedone e non si è fermato a prestargli soccorso. Ricordo che trenta o quaranta anni fa, l’omissione di soccorso da parte di chi investiva un pedone era cosa rarissima. Oggi invece è l’atteggiamento più diffuso. Un segno dei tempi che sono cambiati. Questa omissione di soccorso si riscontra anche verso quelli che trasgrediscono la legge di Dio. Invece di fare qualcosa per loro, per aiutarli a prendere coscienza del peccato, ci giriamo dall’altra parte. Questo atteggiamento può dipendere dall’egoismo, per cui lasciamo perdere, temendo che quello che andremmo ad ammonire possa non gradirlo, oppure dalla mancata percezione della gravità del peccato. Giovanni il Battista invece, che era un uomo di Dio, ammonisce Erode per spingerlo alla conversione. Ma la compagna di Erode non accetta tutto questo e alla fine ne chiede l’uccisione. Invece di ringraziarlo, lo fanno uccidere.

La testimonianza di Giovanni il Battista è fondamentale, perché, proprio sentendo la sua testimonianza alcuni dei suoi discepoli si metteranno a seguire Gesù. Vorranno conoscerlo direttamente dopo averne sentito parlare. Sappiamo invece, da alcune informazioni dei vangeli, che altri discepoli di Giovanni resteranno attaccati a lui. In questo modo dimostrano di aver travisato la sua missione che era quella di condurre gli uomini a Gesù. Attorno a Gesù si formerà un gruppo di discepoli, che ammonta ad un centinaio, e tra questi Gesù sceglie i Dodici, che saranno i testimoni qualificati di tutta la sua missione pubblica, culminata nella morte e risurrezione.

Noi abbiamo conosciuto Gesù grazie alla testimonianza di Giovanni il Battista e quella dei Dodici, custodita nella chiesa di Gesù Cristo. Certo, non ci ha raggiunto direttamente la loro testimonianza ma quella di coloro che ci hanno parlato per primi di Gesù Cristo. I primi testimoni che ci hanno parlato di Gesù sono stati sicuramente i genitori, poi i nonni, le catechiste, il parroco, poi l’intera comunità parrocchiale in cui siamo vissuti. La testimonianza di tutti costoro trova l’ultimo fondamento nella testimonianza di Giovanni il Battista e degli apostoli. Dobbiamo essere grati a quelli che ci hanno fatto conoscere Gesù. Ma come hanno compreso bene alcuni discepoli di Giovanni, non dobbiamo fermarci a loro, dobbiamo invece prendere l’iniziativa di conoscere Gesù. Lo possiamo conoscere nella sua chiesa. Gesù vive nella chiesa. Lo possiamo conoscere, leggendo i vangeli, accostandoci ai sacramenti, in cui riceviamo la sua grazia. E poi attraverso i primi testimoni, che abbiamo citato, Giovanni il Battista e i Dodici apostoli. A costoro si aggiunge una moltitudine di persone, uomini e donne, che hanno seguito Gesù e sono stati trasformati dal suo amore. Sono i martiri e i santi di ogni tempo. Dobbiamo guardare a loro per conoscere Gesù. I santi sono un riflesso della luce di Gesù Cristo.

Il Signore ci chiama poi ad essere a nostra volta testimoni. Nella prima lettura Dio diceva: Io ti renderò luce delle nazioni,/perché porti la mia salvezza/fino all’estremità della terra. Queste parole sono dette a Gesù, che le ha riconosciute per se quando ha detto: Io sono la luce del mondo, chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita. Ma Gesù ha svolto la missione in un angolo sperduto della terra, in Palestina. Poi è morto ed è risorto ed è asceso al cielo, affidando ai discepoli il compito di continuare la sua missione. Gesù aveva detto loro: Voi siete la luce del mondo. Quindi noi cristiani siamo chiamati a rendere testimonianza a Gesù, perché tutti gli uomini possano conoscerlo. Paolo e Barnaba quando annunciano il vangelo ai pagani di Antiochia di Pisidia, nell’odierna Asia Minore, si richiamano alle parole della prima lettura: Io ti renderò luce delle nazioni. Erano consapevoli che con la loro testimonianza contribuivano alla realizzazione di questa promessa.

Perché la nostra testimonianza sia credibile, come abbiamo visto con Giovanni il Battista, deve essere supportata dalla vita. Nella seconda lettura Paolo definisce i cristiani che formano la chiesa: coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata. Mediante il battesimo abbiamo ricevuto lo Spirito Santo, quindi siamo diventati partecipi della vita divina. Siamo chiamati alla santità, ad essere santi come Dio, a somigliare a Gesù, che è la rivelazione di Dio, ad amare come lui. La santità è tutto questo, amare in modo perfetto come Gesù. L’apostolo definiva ancora i cristiani quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo. Gesù ha detto: Qualunque cosa chiederete al Padre nel mio nome , ve la darà. Chiediamogli che ci renda simili al Figlio suo Gesù, perché siamo credibili quando gli rendiamo testimonianza.