Meditazioni Natale 2022

8 gennaio 2023 – Battesimo del Signore

Liturgia della Parola: 1Lettura: Is 42,1-4.6-7 — Salmo responsoriale: Sal 28 – 2Lettura: At10,34-38 — Vangelo: Mt 3,13-17.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.

Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.

Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
Parola del Signore.

Omelia
Nelle feste appena trascorse abbiamo visto l’abbassamento del Figlio di Dio che per noi da Dio che era si è fatto uomo. Quest’abbassamento che l’Apostolo Paolo chiama kenosi, parola greca che significa, svuotamento, raggiungerà il fondo nella morte di croce. Nel battesimo al fiume Giordano la kenosi del Figlio di Dio fa un ulteriore passo avanti. Finora Gesù è vissuto nel nascondimento della sua famiglia a Nazareth, aiutando il padre nella bottega di falegname. Ora inizia la sua kenosi pubblica quando va a ricevere il battesimo di Giovanni, mescolato insieme agli altri uomini. Il battesimo al fiume Giordano è per Gesù un grande atto di umiltà, perché egli è l’innocente e non ha bisogno di conversione. Gli uomini andavano da Giovanni e ricevevano il battesimo come segno del loro impegno a convertirsi. Giovanni comprende bene l’umiliazione di Gesù e voleva impedirglielo: Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me? In seguito sarà Pietro che vuole impedire a Gesù di lavargli i piedi. Ma Gesù risponde: Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia. La giustizia in questo caso è la volontà di Dio. Gesù è venuto sulla terra a compiere non la sua volontà ma quella di colui che lo ha mandato. La volontà di Dio Padre è che il Figlio fattosi uomo condivida tutto della nostra vita umana eccetto il peccato. Infatti tutto quello che Gesù assume, lo eleva e lo trasforma in strumento di salvezza. Quando assumerà la sofferenza e la morte di croce li trasformerà in strumenti di salvezza. Così adesso ricevendo il battesimo nel fiume Giordano, trasforma il battesimo d’acqua di Giovanni nel sacramento del battesimo che affiderà ai discepoli e comanderà loro di amministrarlo a tutti quelli che avranno creduto in lui.

Quando Gesù riceve il battesimo ed esce dall’acqua, si aprono i cieli, quei cieli che si erano chiusi a causa del peccato di Adamo ed Eva. Ora si aprono per Gesù e per tutti quelli che crederanno in lui e saranno battezzati. Lo Spirito Santo discende su Gesù e la voce del Padre lo riconosce Figlio amato: Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Nel battesimo al fiume Giordano avviene una teofania, si manifestano in qualche modo le tre Persone divine, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Nel battesimo noi siamo stati battezzati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Siamo stati uniti a Gesù come i tralci alla vite mediante lo Spirito Santo che è disceso su di noi, e, dice san Cirillo di Gerusalemme, anche di ciascuno di noi il Padre ha detto in quel momento: Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento. Dobbiamo vivere in modo che Dio Padre abbia sempre a compiacersi di noi.

Questo può avvenire se seguiamo Gesù, se imitiamo il suo comportamento di umiltà e di obbedienza al Padre in tutto. Nelle parole del Padre c’è una citazione del passo di Isaia letto oggi come prima lettura. Il protagonista di questo brano è un uomo in cui Dio si compiace e che avrà la missione di essere alleanza del popolo e luce delle nazioni. In altri passi di Isaia si parla delle sofferenze di questo servo del Signore per espiare i peccati del popolo. Il profeta delinea in queste profezie la missione di Gesù. L’obbedienza a Dio, ad amare come lui chiede, comporta per  noi, come è stato già per Gesù, l’accettazione della croce, perché viviamo in un mondo segnato dal peccato. Quindi per noi che vogliamo amare Dio e il prossimo come Gesù ci ha insegnato, amare a volte diventa gravoso.

Come figli di Dio facciamo parte di una famiglia, la chiesa. Senza questa famiglia non avremmo mai conosciuto Gesù come Figlio di Dio. Diceva San Cipriano nell’opera Sull’unità della Chiesa Cattolica: Nessuno può avere Dio per Padre, se non ha la chiesa per madre. Come siamo nati a questo mondo in una famiglia, così siamo rinati alla vita di figli di Dio nella famiglia della chiesa. Per vivere da figli di Dio non dobbiamo allontanarci mai da questa famiglia, che Dio Padre raduna ogni domenica intorno alla mensa del Figlio suo. In questa famiglia troviamo i mezzi di salvezza, che ci permettono di ricevere la grazia dello Spirito Santo per avere la forza di amare come Gesù. Da questa famiglia riceviamo la grazia e dobbiamo impegnarci a fare qualcosa per gli altri.

Come figli di Dio viviamo su questa terra da pellegrini in cammino verso la patria del cielo. Se siamo figli, dice l’apostolo, siamo anche eredi, eredi del paradiso. Viviamo pienamente la vita sulla terra, ma sappiamo che la vita che viviamo è solo una preparazione alla vera vita. La ragione ultima della nostra vita non è qui, ma in cielo.

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6 gennaio 2023 – Epifania del Signore

Liturgia della Parola: 1Lettura: Is 60,1-6 — Salmo responsoriale: Sal 71 – 2Lettura: Ef 3,2-3a.5-6 — Vangelo: Mt 2,1-12.

Dal Vangelo secondo Matteo

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».

Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».

Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
Parola del Signore.

Omelia
In questo giorno celebriamo l’epifania del Signore ai Magi venuti a fargli visita dall’oriente. La parola epifania significa manifestazione. E difatti il bambino Gesù appena nato si manifesta ai Magi come il re d’Israele, il Cristo Signore. La vicenda dei Magi è avvolta nel mistero, anche se poi la leggenda ha stabilito che erano tre, che erano dei re e ne ha indicato anche i nomi. Dal racconto evangelico sappiamo solo che provenivano dall’oriente e non erano israeliti. Quindi appartenevano ai popoli cosiddetti pagani, in quanto non conoscevano il vero Dio e la sua legge. Questi uomini sono condotti in modo altrettanto misterioso ad incontrare Gesù Cristo appena nato. Una stella che appare e scompare è possibile, ma che si muova e faccia da guida, è una cosa mai vista. Dalla vicenda dei Magi possiamo solo comprendere che Dio per vie note solo a lui conduce gli uomini al Figlio suo Gesù. Prima di arrivare a Gesù hanno bisogno di consultare gli israeliti detentori della rivelazione storica di Dio, contenuta nelle Scritture. Dio avrebbe potuto condurli direttamente al bambino Gesù senza farli sostare a Gerusalemme. Ma il fatto che la stella che li guida li conduca a Gerusalemme e poi scompare sta a significare che Dio conduce i Magi a Gerusalemme perché consultino i Giudei e conoscano da loro il luogo in cui deve nascere il Cristo. Come dirà poi Gesù alla Samaritana: La salvezza viene dai Giudei, perché possiedono appunto la rivelazione storica di Dio. La cosa che colpisce nel racconto è che i giudei, appresa la notizia della nascita del Cristo, si mostrano indifferenti, i Magi invece che sono stranieri e non aspettavano il Cristo, ora che sanno che è nato, sono venuti dall’oriente per poterlo incontrare. Questo diverso comportamento preannuncia il futuro rifiuto di Gesù da parte del suo popolo, e la futura conversione a lui dei popoli pagani. I Magi che incontrano Gesù, e prostratisi lo adorarono, rappresentano le primizie dei pagani che si convertono a lui.

La conversione dei popoli pagani al Dio d’Israele era stata predetta dai profeti, come abbiamo ascoltato nella prima lettura. Il profeta diceva ad Israele: Cammineranno i popoli alla tua luce. La luce di Israele è Dio. E il salmista invitava tutti i re e tutti popoli i popoli a riconoscere la regalità del Cristo: Tutti i re si prostrino a lui,/lo servano tutte le genti. Il salmo nella parte omessa dalla liturgia dice ancora di più: In lui siano benedette tutte le stirpi della terra. Nel Cristo si realizzerà la promessa di Dio fatta ad Abramo: In te si diranno benedette tutte le nazioni della terra. Non ci deve sembrare un errore che la promessa fatta ad Abramo si realizzi mediante il Cristo, un suo discendente. Secondo la mentalità degli antichi israeliti, Abramo è un tutt’uno con il popolo che discende da lui. Così il salmo approfondendo quella promessa ne preannunzia la realizzazione nel Cristo, il più illustre discendente di Abramo: In lui siano benedette tutte le stirpi della terra. L’apostolo dice nella seconda lettura che il progetto di Dio, rimasto nascosto nei tempi antichi, e rivelato ora ai discepoli di Gesù, prevede che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa con il popolo di Abramo. Tutto questo si realizza mediante la predicazione del vangelo.

Dalla vicenda dei Magi e dalle profezie, comprendiamo che il nostro Dio è il vero Dio che guida la storia, che opera nel cuore di tutti gli uomini e, quando li trova aperti e disponibili, li conduce a Gesù Cristo suo Figlio. Gesù Cristo è la rivelazione di Dio, la risposta di Dio alle domande esistenziali di ogni uomo, la mano che Dio porge agli uomini perché siano salvati. Dio dunque attira gli uomini a Gesù e ve li conduce non direttamente ma servendosi della mediazione umana, di quelli che possiedono la sua rivelazione storica, allora erano i giudei, oggi siamo noi cristiani. Sapendo questo dobbiamo andare incontro con la predicazione del vangelo ai Magi di oggi che il Signore sta guidando con la sua grazia verso Gesù Cristo, e lo potranno trovare solo quando sapranno da noi il luogo dove abita, la sua chiesa.

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1 gennaio  2023 – MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

Liturgia della Parola: 1Lettura: Nm 6,22-27 — Salmo responsoriale: Sal 66 – 2Lettura: Gal 4,4-7 — Vangelo: Lc 2,16-21.

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.

Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.

I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.

Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.
Parola del Signore.

Omelia
Il nuovo anno civile si apre con la festa di Maria Santissima madre di Dio. Pochi giorni fa abbiamo celebrato la nascita del Figlio di Dio Gesù Cristo, che è diventato uomo nascendo dalla Vergine Maria. E siccome il Figlio è un solo Dio con il Padre, la Madonna che lo ha generato in questo mondo è veramente madre di Dio. Non è madre di Dio nell’eternità, perché Dio è il principio di tutte le cose. Come diciamo nel credo, tutte le cose sono state create da lui, quelle visibili e quelle invisibili. Anche la Madonna è una creatura di Dio. Ma quando il Figlio di Dio è venuto in mezzo a noi nel mondo è nato dalla Madonna, e quindi la Madonna è veramente madre di Dio. La Madonna dunque è madre di Dio nel tempo, perché Dio si è fatto veramente uomo. Quando proclamiamo la Madonna madre di Dio, contemporaneamente confessiamo che Dio si è fatto uomo, che Gesù Cristo è vero uomo e vero Dio.

Gli scritti del Nuovo Testamento ci parlano della Madonna con sobrietà, ma ci dicono quanto basta perché noi possiamo farci un’idea della sua personalità. Soprattutto ci dicono quello che Dio voleva che noi sapessimo di lei. Nel vangelo di oggi l’evangelista annota che la Madonna custodiva e meditava la parola di Dio detta dai pastori. Infatti i pastori, dopo aver visto il bambino Gesù, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro, cioè riferirono le parole dell’angelo, quindi la parola di Dio. La Madonna prende sul serio la parola di Dio, come vediamo nell’annunciazione. Dopo aver compreso che Dio la stava interpellando, si abbandona nelle sue mani: Ecco, la serva del Signore, avvenga per me secondo la tua parola. Ora la vediamo mentre custodisce e medita nel suo cuore la parola di Dio portata dai pastori. Si comporta così perché è una donna di fede, che si lascia guidare in tutto dalla parola di Dio. Per questo San Agostino dirà in un sermone che Maria è più beata per aver obbedito alla parola di Dio che per aver portato in grembo il Figlio di Dio. San Agostino fa quest’affermazione sulla base della risposta di Gesù alla donna che gli aveva detto: Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato! (Lc 11,27). Gesù rispose: Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano! (Lc 11,28). Con questo ci fa capire sotto quale aspetto dobbiamo considerare grande la Madonna e possiamo anche noi imitarla. La Madonna portò in grembo Gesù per nove mesi, mentre custodì e mise in pratica la parola di Dio per tutta la vita. Se non avesse obbedito alla parola di Dio, nemmeno sarebbe diventata madre di Gesù, madre di Dio. La Madonna dunque ci appare come il terreno buono della parabola del seminatore. E’ una parabola molto importante, in cui Gesù mostra gli atteggiamenti che gli uomini possono avere nei riguardi della parola di Dio. Il seme della parola che cade sulla strada, sul terreno sassoso e tra le spine, va perduto, perché per un motivo o l’altro, non riesce a crescere e portare frutto. Solo quando cade sul terreno buono cresce e produce frutto in abbondanza. La Madonna è dunque il terreno buono in cui la parola di Dio produce frutti in abbondanza, il primo frutto è l’incarnazione del Figlio di Dio.

Noi nel battesimo siamo diventati figli di Dio, siamo stati uniti a Gesù Cristo come i tralci alla vite e abbiamo ricevuto in dono lo Spirito Santo. Lo Spirito Santo è la pienezza della benedizione di Dio. Nella prima lettura abbiamo ascoltato la formula con cui i sacerdoti nell’Antico Testamento benedicevano gli israeliti. Nel salmo gli israeliti chiedono a Dio di benedirli. La benedizione di Dio è fonte di vita, di prosperità, di benessere, di salute. Ma nel dono dello Spirito Santo Dio ci dona immensamente di più, perché ci rende partecipi della sua stessa vita. Il dono dello Spirito Santo è dunque la pienezza di ogni benedizione. Se noi vogliamo vivere come figli di Dio, custodire in noi lo Spirito Santo, e arrivare all’eredità del paradiso, dobbiamo come la Madonna prendere sul serio la parola di Dio. Essere come lei terreno buono in cui parola di Dio porta frutti di vita eterna.

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25 dicembre  2022 – Natale del Signore – Messa del Giorno

Liturgia della Parola: 1Lettura: Is 52,7-10 — Salmo responsoriale: Sal 97 – 2Lettura: Tt 1,1-6 — Vangelo: Gv1,1-18.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Parola del Signore.

Omelia
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;

In questo giorno celebriamo l’incarnazione del Figlio di Dio, Gesù Cristo, il secondo mistero principale della nostra fede. I misteri principali della nostra fede sono due: il primo, Unita e Trinità di Dio, il secondo, Incarnazione, passione, morte e risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo. Prima viene l’Unità e la Trinità di Dio, che cioè Dio è uno solo ma in tre Persone, poi viene l’incarnazione. Ma in ordine alla conoscenza viene prima l’Incarnazione. Infatti se già prima dell’Incarnazione si sapeva che c’è un solo Dio, solo con la venuta di Gesù in mezzo a noi abbiamo potuto conoscere questo Dio è unico ma non è solitario in quanto è comunione di tre Persone.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;

Il Verbo di Dio, il Figlio di Dio, Gesù Cristo, si è fatto come noi al culmine di una preparazione durata secoli. La seconda lettura allude a questa preparazione quando dice: Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio. La rivelazione di Dio nell’Antico Testamento era parziale e frammentaria e aveva come scopo di preparare la rivelazione di Dio in Gesù Cristo.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi.

Il Verbo venendo in mezzo a noi come uomo tra gli uomini, ci ha portato la grazia della verità e la grazia di diventare figli di Dio. La verità è la rivelazione di Dio. L’evangelista ci ha detto che nessuno ha mai visto Dio, solo il Figlio che è nel seno del Padre, venendo in mezzo a noi ce lo ha fatto conoscere. Per noi cristiani Dio non è un’entità sconosciuta ma ha un volto ben preciso, quello di Gesù Cristo. Il Verbo poi ci porta la grazia di diventare figli di Dio:
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio.

Come creature di Dio, e per giunta create a sua immagine e somiglianza, abbiamo una stretta dipendenza da lui. Ma rimaniamo esterni a lui, come un’opera è esterna all’autore che l’ha fatta. Ma se accogliamo il Verbo di Dio, Gesù Cristo, diventiamo suoi figli, partecipi della sua stessa vita. Come i figli partecipano della vita dei genitori, così noi partecipiamo della vita di Dio, che ci dona il suo Spirito santo. Possiamo dire che creandoci a sua immagine e somiglianza Dio chiama tutti gli uomini a diventare suoi figli. Questo avviene di fatto quando accogliamo Gesù Cristo.

Tutte queste informazioni su Gesù, Verbo e Figlio di Dio, ci arrivano attraverso la Chiesa che custodisce la testimonianza di Giovanni il Battista e la testimonianza degli apostoli. Giovanni il Battista ha reso testimonianza a Gesù dicendo:
Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me.

Gli apostoli hanno reso testimonianza a Gesù dicendo:
Noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

Come hanno visto la gloria di Gesù quale Figlio unigenito del Padre? L’hanno vista nei miracoli da lui compiuti e nelle profezie che si sono realizzate in lui.

I nostri genitori, accogliendo Gesù Cristo, ci hanno condotto al battesimo da piccoli e in quel momento siamo divenuti figli di Dio. Dobbiamo riscoprire quello che siamo, per potere vedere anche noi la gloria di Gesù Cristo nella nostra vita. Nel servizio di pastore, il Signore mi dà spesso la gioia di incontrare persone che testimoniano di aver sperimentato nella propria vita la sua gloria, cioè la sua potenza. C’è chi l’ha sperimentata convertendosi da una vita di peccato, chi l’ha sperimentata nel bisogno di riavvicinarsi alla chiesa e alla messa domenicale, chi l’ha sperimentata nei momenti di difficoltà vedendo come il Signore lo ha sorretto e come poi l’ha liberato, aprendogli nuove prospettive.

Il mio augurio è che anche noi possiamo vedere la gloria di Gesù Cristo, per renderci conto che siamo veramente figli di Dio, e che egli ci ama ed è con noi tutti i giorni sino alla fine del mondo.

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25 dicembre 2022 – Natale del Signore – Messa di Mezzanotte

Dal Vangelo secondo Luca

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città.

Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.

Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non cera posto nellalloggio.

Cerano in quella regione alcuni pastori che, pernottando allaperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma langelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».

E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».
Parola del Signore.

Omelia
Nel racconto della nascita di Gesù emergono due caratteristiche di Dio, il suo potere sulla storia umana, e la sua apparente debolezza. L’evangelista racconta la nascita di Gesù, collegandola con un avvenimento della storia profana: il censimento ordinato da Cesare Augusto. L’evangelista opera questo collegamento non solo per farci vedere la storicità della nascita di Gesù, che cioè è un fatto storico realmente accaduto, ma anche per farci capire che sia la storia sacra e sia quella profana sono guidate da Dio. La storia sacra riguarda gli interventi di Dio nel mondo, raccontati nei libri dell’Antico e del Nuovo Testamento. La storia profana riguarda gli avvenimenti in cui gli uomini appaiono come protagonisti principali. La storia sacra e quella profana si intersecano ed entrambe sono guidate da Dio. Il censimento di Cesare Augusto appare espressione della sua autorità, ma da quando lascia intendere l’evangelista è uno strumento di Dio. L’imperatore senza saperlo è al servizio di Dio. Il suo censimento costringe i genitori di Gesù, Giuseppe e Maria, a spostarsi da Nazareth a Betlemme, dove nasce Gesù e così si realizza la parola di Dio detta dal profeta Michea, che il Messia sarebbe nato a Betlemme di Giudea. La realizzazione di questa profezia come delle altre dimostra che Dio guida la storia umana e lo fa con sapienza e potenza. Infatti pur rispettando la libertà di ogni uomo, convoglia tutte le azioni degli uomini per la realizzazione del suo progetto di salvezza. Tuttavia questa potenza di Dio sulla storia non è immediatamente visibile e può essere intravista solo mediante la fede.

L’altra caratteristica che emerge dal vangelo di questa notte è l’apparente debolezza di Dio che si presenta a noi in un bambino, avvolto in fasce, e adagiato in una mangiatoia. Un bambino appena nato è il colmo della debolezza, perché è completamente bisognoso di cure e di protezione. Perché Dio si mostra a noi nella debolezza? La vita di Gesù Cristo il Figlio di Dio inizia nella mangiatoia di Betlemme e finisce sul Calvario a Gerusalemme. In entrambi i casi abbiamo un’assoluta debolezza, un bambino avvolto in fasce e un adulto crocifisso. Dio non ha bisogno di mostrarci i muscoli e la sua reale forza, perché non vuole costringerci ad accoglierlo ma vuole attirarci a se con l’amore. Infatti in tutta la vita di Gesù e soprattutto nella sua nascita a Betlemme e nella sua morte di croce si manifesta a noi l’amore di Dio. Dio si mostra a noi come se avesse bisogno di aiuto, perché accogliendolo riceviamo il suo amore, di cui abbiamo assoluto bisogno per la nostra vita.