Meditazioni Settimana Santa 2019

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20 aprile 2019 – Sabato Santo – Veglia Pasquale nella Notte Santa

Liturgia della Parola: 1lettura: Gen 1,1-2,2 – Salmo resp.: Sal 103 – 2lettura: Gen 22,1-18 – Salmo resp.: Sal 15 – 3lettura: Es 14,15-15,1 – Salmo resp.: Es 15,1-7a.17-18 – 4lettura: Is 54,5-14 – Salmo resp.: Sal 29 – 5lettura: Is 55,1-11- Salmo resp.: Is 12,2-6 – 6lettura: Bar 3,9-15.32 – 4,4 – Salmo resp.: Sal 18 – 7lettura: Ez 36,16-17a.18-28 – Salmo resp.: Sal 41- Epistola: Rm 6,3-11 – Salmo resp.: Sal. 117 – Vangelo: Lc 24,1-12. 

Omelia

Nelle sette letture abbiamo un riassunto della storia della salvezza che incomincia con la creazione dell’uomo a immagine e somiglianza di Dio, prosegue con le promesse fatte ad Abramo, ha una tappa importante nella liberazione degli israeliti dalla schiavitù dell’Egitto, continua con la promessa della nuova alleanza e culmina con la risurrezione di Gesù. Nel racconto evangelico notiamo che se le donne avessero preso sul serio la parola di Gesù, quando preannunciava la sua morte e la sua risurrezione, non sarebbero state perplesse davanti al sepolcro vuoto. Infatti dopo aver constatato la morte di Gesù come aveva predetto, allo stesso modo dovevano attendersi la sua risurrezione. Invece davanti alla tomba vuota non sapevano che cosa pensare e ci fu bisogno degli angeli perché si capissero che Gesù era risorto dai morti. Gli angeli li informano con un tono di rimprovero: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea». Gli apostoli sono ancora più increduli delle donne, perché dopo aver sentito il loro racconto, in cui ricordavano le parole di Gesù, non vollero credere. Dunque i discepoli di Gesù, donne e uomini, sono impreparati dinanzi alla sua morte e risurrezione e hanno creduto con molta fatica solo dopo interventi prodigiosi di angeli e dello stesso Gesù che si mostra loro vivo. Noi crediamo che Gesù è risorto, accogliendo la testimonianza degli apostoli e di tutte le generazioni cristiane che ci hanno preceduto. Mediante il battesimo siamo stati uniti alla sua morte e risurrezione, per morire al peccato e vivere una vita nuova. «Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più». Quindi davanti alla morte dei nostri cari che hanno creduto in Gesù non dobbiamo affliggerci come quelli che non credono e non hanno speranza, ma prendendo sul serio la parola di Gesù sappiamo che i nostri cari vivono con lui e noi li raggiungeremo. Noi infatti credendo in Gesù siamo già risorti nella nostra anima e nell’ultimo giorno risorgeremo anche con i nostri corpi. Quindi visitiamo pure le tombe dei nostri cari, ma non dimentichiamoci che non sono tra i morti ma con Gesù il vivente.

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19 aprile 2019 – Venerdì Santo – Passione del Signore

Liturgia della Parola: 1lettura: Is 52,13-53,12 – Salmo responsoriale: Sal 30 – 2lettura: Eb 4,14-16;5,7-9 – Vangelo: Gv 18,1-19,42.

Omelia

Domenica abbiamo ascoltato il racconto della passione di Gesù secondo Luca, oggi abbiamo ascoltato quello secondo Giovanni. Il quarto vangelo sia apre con dicendo che il Verbo, il Figlio di Dio, si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi e si conclude con l’affermazione che tutto quello che è stato scritto nel vangelo ha lo scopo di dimostrare che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio.

Nel racconto della passione Giovanni mette in risalto la libertà sovrana con cui Gesù affronta l’arresto, il processo, la condanna e la morte di croce. E’ Gesù che va incontro a quelli che sono andati ad arrestarlo e domanda loro per due volte: «Chi cercate?»

Alla prima risposta di Gesù, quelli che erano andati ad arrestarlo indietreggiarono e caddero a terra. Solo quando Gesù si consegna liberamente allora lo prendono in custodia e lo conducono davanti al sinedrio. Gesù tiene un atteggiamento regale in tutti i momenti della passione. Davanti a Pilato dice che lui è venuto a regnare rendendo testimonianza alla verità. Quando i soldati lo vestono da re di burla e Pilato lo presenta al popolo dicendo con ironia: «Ecco il vostro re!», Gesù tiene sempre un contegno regale. Quelli che si burlano di lui non sanno che Gesù è veramente re proprio mentre subisce le umiliazioni e le sevizie, perché sta manifestando fino a che punto arriva l’amore di Dio. Il suo regno è regno di amore.

Nella morte di croce poi si compie il sacrificio della Nuova Alleanza. Infatti Gesù è presentato come l’agnello pasquale a cui non viene spezzato alcun osso. Gesù toglie il peccato del mondo e costituisce la nuova umanità, la chiesa, rappresentata a piedi della croce da Maria, Giovanni e le altre pie donne. La prima lettura che contiene il quarto canto del servo del Signore spiega il senso della sofferenza di Gesù: «Egli è stato trafitto per le nostre colpe,/schiacciato per le nostre iniquità./Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;/per le sue piaghe noi siamo stati guariti». Prima di morire Gesù esprime un ultimo desiderio: «Ho sete». La sete di Gesù non è soltanto di acqua ma soprattutto di donare l’acqua viva dello Spirito Santo, che consegna nell’atto di spirare a quelli che sono ai piedi della croce e credono in lui: «Chinato il capo, consegnò lo Spirito». La vita di Gesù appare una radice in terra arida, come dice il profeta, destinata a seccare, perché Gesù viene rifiutato. E invece per la sua obbedienza a Dio, la vita di Gesù diventa un albero fecondo, perché dal suo sacrificio viene fuori la chiesa, la nuova umanità: «Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,/
vedrà una discendenza…/il giusto mio servo giustificherà molti,/
egli si addosserà le loro iniquità./
Perciò io gli darò in premio le moltitudini».

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18 aprile 2019 – Giovedì Santo – S. Messa nella cena del Signore

Liturgia della Parola: 1lettura: Es 12,1-8.11-14 – Salmo responsoriale: Sal 115 – 2lettura: 1Cor 11,23-26 – Vangelo: Gv 13,1-15. 

Dal Vangelo secondo Giovanni



Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.

Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi». Parola del Signore

Omelia

La lavanda dei piedi è un gesto simbolico, perché è chiaro che in quel momento i discepoli non avevano bisogno che qualcuno gli lavasse i piedi. Potevano lavarseli da sé stessi. Con la lavanda dei piedi Gesù rivela l’atteggiamento fondamentale che lo ha guidato nella vita e che sta per condurlo ad accettare la morte di croce. Chi lava volontariamente i piedi agli altri come ha fatto Gesù vuol dire che non pensa a sé stesso ma agli altri. Gesù è vissuto ed è morto non pensando a sé stesso ma agli altri: «Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine». Il suo amore si dona totalmente agli altri. L’amore di Gesù è l’amore di Dio che si trova impresso nella nostra natura e si manifesta nell’amore dei genitori verso i figli. I genitori sono disposti a fare qualsiasi cosa per i figli, a lavare i loro piedi e a dare anche la vita per loro. L’amore di Dio, che si manifesta naturalmente nell’amore dei genitori verso i figli, si è manifestato storicamente nella vita e nella morte di Gesù, il quale ci comanda di amare come lui, di lavarci i piedi gli uni gli altri come ha fatto lui: «Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri».

I genitori normalmente sono capaci di amare i figli con un amore più o meno simile a quello di Gesù. Ma Gesù ci chiede di amare come lui non solo i figli e le persone care, ma tutti ad incominciare da quelli che ci stanno vicino fino ad arrivare agli estranei e ai nemici che incontriamo sul nostro cammino.

Da soli non siamo capaci di amare così, anche perché la nostra natura umana è segnata dal peccato, che nella sua radice è superbia ed egoismo. Per farci sperimentare il suo amore, quell’amore che gli fa lavare i piedi ai discepoli e lo porta ad accettare la morte di croce, Gesù ha istituito i ministri ordinati e l’eucaristia: «Fate questo in memoria di me». Ministri ed eucaristia sono strettamente congiunti. C’è l’eucaristia solo dove c’è un ministro ordinato, che agisce a nome di Gesù e confeziona l’eucaristia. In questo sacramento vengono ripresentati la passione e la morte di Gesù. L’eucaristia è un memoriale come la cena pasquale ebraica. Il memoriale secondo la bibbia non è un semplice ricordo di un avvenimento salvifico del passato ma è una ripresentazione di quell’evento, in quanto il protagonista principale, cioè Dio, è sempre vivo per operare la salvezza. Quando Gesù dice ai discepoli: «Fate questo in memoria di me», fa dell’eucaristia il memoriale della sua pasqua. Partecipando all’eucaristia con fede, sperimentiamo l’amore di Gesù, che è l’amore di Dio, e impariamo ad amare come lui. Senza aver prima sperimentato l’amore di Gesù, non possiamo amare come lui, il quale ha detto: «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri».

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14 aprile 2019 – Domenica delle Palme o di Passione C

Liturgia della Parola: 1lettura: Is 50,4-7- Salmo responsoriale: Sal 21 – 2lettura: Fil 2,6-11 – Vangelo: Lc 22,14-23,56

Omelia

Abbiamo ascoltato il racconto della Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Luca, che è l’evangelista che ci accompagna durante quest’anno liturgico. Se leggiamo i vangeli vediamo che gli autori raccontano in modo dettagliato la passione di Gesù, compiutasi nell’arco di un giorno, mentre non fanno altrettanto per la sua missione pubblica durate tre anni. Si comportano così perché avevano compreso l’importanza della sofferenza e della morte di Gesù per la nostra salvezza. Infatti Gesù con la sua morte di croce ha redento il mondo.

Leggendo i vangeli notiamo poi che ci sono divergenze su alcuni particolari secondari, che dipendono dalla tradizione orale a cui hanno attinto e dimostrano che gli evangelisti non si sono messi d’accordo per narrare i fatti.

I vangeli non sono delle fotografie ma dei ritratti. La fotografia riprende una persona come appare in quel preciso momento in cui viene fatto lo scatto. Tutti quelli che la fotografano in quel momento la colgono allo stesso modo. Il ritratto dipinto da un pittore coglie anche i sentimenti della persona. E se il pittore la conosce, è capace anche di evidenziare nel ritratto qualcosa del suo carattere. Così pittori diversi possono cogliere e far risaltare nel ritratto aspetti diversi della stessa persona. I quattro vangeli sono ritratti non fotografie.

Luca nel vangelo sta attento a cogliere la misericordia di Gesù e il suo impegno nella preghiera. E’ lui solo che racconta la parabola del figliol prodigo e quella della vedova importuna, che Gesù addita come esempio di pazienza da imitare nella preghiera continua.

Nel racconto della passione di Luca risalta quindi la misericordia di Gesù e la preghiera. Gesù crocifisso prega per i suoi persecutori e li scusa: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno». Un’altra caratteristica della passione di Luca è il dialogo di Gesù con quelli che incontra. Gesù parla con le donne di Gerusalemme che facevano lamenti su di lui, con il buon ladrone sulla croce, e soprattutto con il Padre. Gesù muore dialogando con il Padre: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito».

Nel Passione secondo Luca sono i capi religiosi che spingono Pilato a condannare Gesù. Il popolo tiene un comportamento più defilato da spettatore: «Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano». E dopo la morte di Gesù «tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto». Il popolo ha capito che Gesù è stato condannato da innocente. Nel racconto di Luca la passione è opera del demonio che si serve degli uomini per preparare la persecuzione contro Gesù, il quale dice a quelli che sono andati ad arrestarlo: «Questa è l’ora vostra e il potere delle tenebre».

Sono molti gli uomini che concorrono a perseguitare o a far soffrire Gesù. Innanzitutto i capi religiosi, poi Giuda che glielo consegna, Pietro che lo rinnega, Pilato che lo lascia condannare ingiustamente, i soldati che lo umiliano e lo seviziano, il cattivo ladrone che lo sfida. Gesù soffre e muore, amando e perdonando, vincendo il male con l’amore. La passione di Gesù si ripropone nella nostra vita, perché ogni giorno siamo chiamati a scegliere da che parte stare, se dalla parte di Gesù o dalla parte del demonio che lo ha fatto soffrire. Allora il demonio si è servito di uomini per far soffrire Gesù, oggi si serve di tanti uomini e vuole servirsi anche di noi per far soffrire il prossimo.  Se stiamo dalla parte di Gesù dobbiamo amare come lui, senza lasciarci vincere dal male, senza rendere male per male. Se stiamo dalla sua parte dobbiamo riconoscere i nostri peccati ed affidarci a lui, come fa il buon ladrone, chiedendogli: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno».