Meditazione SS. Trinità 2022

12 giugno 2022 – SS. Trinità

Liturgia della Parola: 1Lettura: Prv 8,22-31 — Salmo responsoriale: Sal 8 – 2Lettura: Rm 5,1-5 — Vangelo: Gv 16,12-15

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.

Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.

Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
Parola del Signore.

Omelia
Nella celebrazione di questa domenica siamo chiamati a meditare sul primo mistero della nostra fede cristiana: Unità e Trinità di Dio. Dio è uno solo ma in tre persone uguali e distinte. Nell’Antico Testamento che contiene la prima parte della rivelazione storica di Dio, Dio si rivela come uno ed unico: Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore (Dt 6,4). Dicono alcuni Padri della Chiesa, come Giovanni Crisostomo e Isidoro di Pelusio, che Dio nascose agli israeliti il mistero della sua Trinità, in quanto erano inclini al politeismo e potevano fraintenderlo. Tuttavia ci sono diversi passi dell’AT, soprattutto negli scritti sapienziali, in cui la sapienza appare accanto a Dio come collaboratrice nell’opera della creazione. Uno di questi passi è la prima lettura di oggi, in cui parla la sapienza di Dio come una persona distinta da lui: Quando disponeva le fondamenta della terra,/io ero con lui come artefice. Alla luce della rivelazione portata da Gesù, questi passi dell’Antico Testamento appaiono come uno iniziale svelamento Trinità di Dio.

Nel Nuovo Testamento Gesù rivela in modo chiaro la Trinità di Dio. Egli si presenta come il Figlio Unigenito venuto a rivelare il volto del Padre: Chi ha visto me, ha visto il Padre, e venuto a chiamare gli uomini alla comunione con lui mediante la fede e l’opera dello Spirito Santo.

Nel vangelo abbiamo ascoltato che lo Spirito Santo viene a completare l’opera di Gesù: Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità. Gesù è la verità, perché rivela il Padre nella sua vita. Lo Spirito Santo guida i discepoli di Gesù alla verità tutta intera, nel senso che li rende partecipi della comunione di vita e di amore di Gesù con il Padre.

Come Gesù ha glorificato il Padre, manifestando la sua potenza nella propria vita soprattutto nella morte e risurrezione, così lo Spirito Santo rende gloria a Gesù, manifestando la sua potenza nella vita dei credenti.

Per noi cristiani il dogma trinitario non è una semplice enunciazione ma è esperienza di vita. Certo, l’enunciazione ci serve per custodire la retta fede, per non avere un concetto sbagliato di Dio e delle tre Persone divine. Ma la cosa fondamentale per noi è la comunione di vita con le tre Persone divine. Mediante lo Spirito Santo noi siamo una cosa sola con Gesù, come i tralci uniti alla vite e come le membra al corpo. E in Gesù Cristo siamo figli di Dio e possiamo rivolgerci a lui chiamandolo: Padre.

I segni fondamentali di questa comunione trinitaria sono le tre virtù teologali, fede, speranza e carità, di cui parla l’apostolo nella seconda lettura. Queste tre virtù vengono da Dio e ci conducono a lui. La fede è l’inizio mediante il quale riceviamo la salvezza ottenutaci da Gesù con il dono dello Spirito Santo. La speranza riguarda le promesse che ci ha fatto Gesù. Diceva l’apostolo: La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

Quando noi oggi facciamo esperienza dell’amore di Dio, abbiamo la certezza che egli realizzerà tutto ciò che ci ha promesso. Noi sperimentiamo l’amore di Dio soprattutto nel sacramento del perdono, e poi l’amore di Dio che ci trasforma rendendoci capaci di amare come Gesù. Quando noi sperimentiamo la trasformazione della nostra vita che prende la fisionomia di Gesù Cristo, allora abbiamo la certezza che Dio realizzerà le promesse che ci ha fatto nella vita futura.

Il salmista si domandava perché Dio pur avendo creato cose immense come i cieli e gli astri, si prenda poi cura dell’uomo che è così piccolo: Che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi,/il figlio dell’uomo, perché te ne curi?

La risposta è nel suo amore gratuito. Dio si prende cura dell’uomo perché lo ama. Ma c’è un altro motivo per cui Dio si prende cura soprattutto dell’uomo, perché è l’unica creatura capace di conoscerlo e di entrare in relazione con lui. Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza. Quest’immagine si trova impressa nell’anima dell’uomo come notava Agostino di Ippona ma soprattutto nel carattere relazionale. L’uomo ha una natura relazionale. Senza relazione non potrebbe vivere, sarebbe destinato alla morte. L’immagine di Dio che è in se stesso relazione di tre Persone si manifesta nella natura relazionale dell’uomo, nella coppia umana, nella famiglia, nei rapporti di amicizia, nella comunità ecclesiale.

Dio ha mandato Gesù Cristo ha rivelare la sua natura così che noi potessimo comprendere meglio la nostra natura, e poiché la nostra natura era ferita dal peccato, Gesù l’ha guarita con il suo amore.

Guardando alle tre Persone divine, alle loro relazioni improntate all’amore e all’umiltà vicendevoli, impariamo come dobbiamo relazionarci con il prossimo. Vivendo in comunione con le tre Persone divine diventiamo capaci di relazioni autentiche che fanno bene al prossimo e a noi stessi.