Meditazioni del Tempo Pasquale 2022

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15 maggio 2022 – V Domenica di Pasqua

Liturgia della Parola: 1Lettura: At 14,21b-27 — Salmo responsoriale: Sal 144 – 2Lettura: Ap 21,1-5a — Acclamazione al Vangelo: Gv 13,34 — Vangelo: Gv 13,31-33a.34-35.

Dal Vangelo secondo Giovanni

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio delluomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.

Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.

Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».
Parola del Signore

Omelia
Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui.

La gloria di cui parla Gesù non è quella che spesso ricercano gli uomini. Non è la gloria mondana che si fonda sul successo, la ricchezza e il potere. La gloria di cui parla Gesù è la gloria di Dio. Ora la Bibbia ci fa capire che la gloria di Dio è la manifestazione della sua potenza, nella creazione prima e poi nella storia degli uomini. Tuttavia la gloria di Dio non è immediatamente evidente senza un’illuminazione della sua parola. Per questo il salmo si rivolge ai fedeli, in questo caso gli israeliti, che mediante la parola di Dio contenuta nelle Scritture hanno imparato a riconoscere la gloria di Dio. Il salmo invita i fedeli a dire, parlare, far conoscere la gloria di Dio che si manifesta nella creazione e nella storia:  Ti benedicano i tuoi fedeli./Dicano la gloria del tuo regno/e parlino della tua potenza./Per far conoscere agli uomini le tue imprese/e la splendida gloria del tuo regno.

La gloria di Dio che si manifesta nella creazione e nella storia degli uomini raggiunge il suo vertice nella morte e risurrezione di Gesù. Per questo Gesù, dopo l’uscita di Giuda dal cenacolo esclama: Ora il Figlio delluomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Giuda esce per consumare il suo tradimento, avviando quell’iter che si concluderà con la morte e risurrezione di Gesù. Gesù considerando come già avvenuti questi fatti esclama: Ora il Figlio delluomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Chi considera la morte di Gesù senza la luce della parola di Dio, la vede una sconfitta e un fallimento. La parola di Dio invece ci dice che la morte di croce di Gesù è potenza di Dio, perché Gesù vince il demonio, il peccato e la morte. Nella morte e risurrezione di Gesù non si manifesta soltanto la potenza di Dio ma anche l’essenza di questa potenza, che è l’amore. Da questo comprendiamo perché Gesù mentre parla della sua glorificazione nella morte e risurrezione, parli subito dopo del comandamento nuovo dell’amore: Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Nell’Antico Testamento c’era già il comandamento dell’amore: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Il comandamento dato da Gesù è nuovo perché egli diventa la misura di questo amore: Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. E poi perché per metterlo in pratica abbiamo bisogno di sperimentare l’amore di Gesù nella nostra vita. Da noi stessi, con le nostre forze, non saremmo mai capaci di amare come Gesù. Mediante il dono dello Spirito Santo l’amore di Gesù, che è l’amore di Dio viene diffuso nei nostri cuori, e così diventiamo capaci di amare come Gesù. Quando amiamo come Gesù, noi gli rendiamo gloria, manifestiamo nella nostra vita la sua gloria, la sua potenza che ci ha trasformati. Se guardando a Gesù e lasciandosi guidare dallo Spirito Santo, perdona e ama i nemici, rende gloria a Gesù Cristo, manifesta nella propria vita la potenza di Gesù. Se uno guardando a Gesù e lasciandosi guidare dallo Spirito Santo, compie gesti di amore gratuito, senza secondi fini, senza interesse, gli rende gloria, manifesta nella propria vita la potenza di Gesù. Si raccontano tanti fatti di persone che si sono avvicinati al cristianesimo colpiti dall’amore disinteressato e illuminato testimoniato da qualche cristiano. Sono stati colpiti dalla gloria di Gesù e di Dio che si mostrava nella vita di quel cristiano.

La nostra vita sulla terra è come una navigazione in un mare agitato. Ci sono continui cambiamenti intorno a noi. Cambiamenti nei costumi, nei modi di pensare, nella morale, nelle persone. Poi dobbiamo fare i conti con le contrarietà e le avversità. In questo mare agitato rischiamo di entrare in crisi e di perdere la fede. La nostra fede si raffredda e si può estinguere del tutto. Abbiamo bisogno di stabilità. Nella prima lettura abbiamo ascoltato che Paolo e Barnaba ritornano nelle comunità cristiane nate da poco, confermando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede «perché – dicevano – dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni». Restare saldi nella fede significa restare saldi nelle pratiche di fede, ascolto e meditazione della parola di Dio, preghiera, continua, messa domenicale e confessione periodica. In questo modo permettiamo al Signore di agire nella nostra vita. L’altra cosa da fare e prepararci mentalmente alle tribolazioni. Nessun di noi sarà mai così intelligenti, furbo e scaltro da sfuggire a tutte le difficoltà della vita. Tutti o prima o dopo avremo la nostra parte di tribolazione. Le tribolazioni se vissute in comunione con Gesù, da qui l’importanza di essere saldi nelle pratiche di fede, diventano occasione per crescere nella fede e per testimoniarla con maggiore credibilità. Uno che testimonia la fede mentre è tribolato è più credibile di chi la testimonia nella prosperità.

Un’altra cosa che ci aiuta ad acquistare stabilità è la coscienza che tutto il bene che c’è in noi è opera della grazia di Dio. Paolo e Barnaba dopo il viaggio missionario ritornano nella comunità di Antiochia da cui erano partiti e riferirono tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro. Paolo e Barnaba avevano viaggiato per terra e per mare, affrontato pericoli e persecuzioni, con la loro predicazione erano nate nuove comunità cristiane. Tuttavia Paolo e Barnaba sono coscienti di essere stati solo strumento di Dio. Non dobbiamo mai perdere questa coscienza. Se pensiamo che riusciamo a fare il bene si con la grazia di Dio ma anche perché noi siamo brave persone, inizia la nostra decadenza. Infine un grande aiuto alla nostra stabilità nelle fede viene dai pastori della chiesa. Paolo e Barnaba scelgono in ogni comunità degli anziani, presbiteri, che dovranno custodire e aiutare i fratelli a crescere e rimanere stabili nella vita cristiana.

Nella seconda lettura il veggente dell’Apocalisse vede che ormai questo mondo non c’è più ed è sorto un mondo nuovo con una nuova umanità: Vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non cera più.

E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.

Nel nuovo mondo non c’è il mare, che nella Bibbia raffigura le forze della morte e le potenze demoniache. Ricordiamoci delle acque del diluvio che fanno perire gli uomini e che il veggente dell’Apocalisse, precedentemente ha visto salire dal mare la bestia che aveva fatto tanto male ai cristiani. Il mare dunque rappresenta le potenze demoniache. Nel mondo futuro che Dio prepara non ci sarà più posto per il demonio e per i suoi angeli, non ci sarà più posto per il male. L’umanità di questo mondo sarà costituita solo dai figli di Dio, che formano la nuova Gerusalemme, la chiesa.

Se dunque vogliamo far parte di questo mondo nuovo, dobbiamo mettere in pratica il comandamento nuovo dell’amore.

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8 maggio 2022 – IV Domenica di Pasqua

Liturgia della Parola: 1Lettura: At 13,14.43-52 — Salmo responsoriale: Sal 99 – 2Lettura: Ap 7,9.1b-17 — Acclamazione al Vangelo: Gv 10,14 — Vangelo: Gv 10,27-30.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».
Parola del Signore.

Omelia
Le mie pecore ascoltano la mia voce…

Gesù si trova nel tempio di Salomone, e sta passeggiando sotto il portico. E’ la festa della Dedicazione ed è inverno. I giudei gli si fanno intorno e gli chiedono di dir loro apertamente se lui è il Cristo. Gesù risponde: Ve l’ho detto e non credete…Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce.

L’ascolto di cui parla Gesù è dunque quello della fede, che significa accogliere tutto quello che lui ha detto. Significa credere a quello che Gesù dice di se stesso e del Padre, significa credere alle sue promesse nei nostri riguardi, significa obbedire ai suoi comandi. Mediante l’ascolto della fede noi diventiamo pecore del gregge di Gesù ed entriamo in comunione di vita con lui: Io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna. La vita eterna è la vita divina. Gesù ci rende partecipi della stessa comunione di vita che c’è tra lui e il Padre. Gesù e il Padre si amano così tanto da formare una cosa sola, come dice poco dopo: Io e il Padre siamo una cosa sola. Gesù ci rende partecipi di questa comunione di vita e di amore.

Gesù vorrebbe che tutti gli uomini credessero in lui, perché vorrebbe renderli tutti partecipi della  vita eterna. Ma purtroppo, gli uomini davanti a Gesù si dividono. Se leggiamo il seguito di questo brano del vangelo preso dal capitolo decimo di Giovanni vediamo che i giudei dopo aver ascoltato le parole di Gesù prendono delle pietre per lapidarlo. Molti giudei non credono, tuttavia ce ne sono altri, uomini e donne, che credono in Gesù e diventano suoi discepoli.

Gesù è venuto a radunare le sue pecore non solo tra i giudei ma tra tutti i popoli della terra, per fare di esse un solo popolo di Dio. I profeti dell’Antico Testamento, ispirati da Dio, avevano preannunciato questo raduno di tutti i popoli della terra con il popolo del Dio di Abramo. Nel Salmo responsoriale l’uomo che parla sotto l’ispirazione di Dio si riferisce a questo raduno universale quando dice: Acclamate il Signore, voi tutti della terra,/servite il Signore nella gioia,/presentatevi a lui con esultanza. Con queste parole sta invitando i popoli della terra a partecipare al culto di Dio nel tempio di Gerusalemme. Poi li invita a riconoscere il Signore Dio d’Israele come unico Dio: Riconoscete che solo il Signore è Dio:/egli ci ha fatti e noi siamo suoi,/suo popolo e gregge del suo pascolo. Ma come possono i popoli della terra convertirsi al Dio d’Israele senza che nessuno glielo faccia conoscere? Gesù che è venuto a rivelare il volto del Dio d’Israele manda i suoi apostoli a predicare la parola di Dio a tutti gli uomini.

Nella prima lettura Paolo e Barnaba annunciano la parola di Dio innanzitutto ai giudei, e molti tra i giudei l’accolgono. Ma ce ne sono molti altri che la rifiutano. Preso atto di ciò gli apostoli si rivolgono ai pagani: Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani. I giudei rifiutano la parola di Dio, i pagani l’accolgono con gioia: Nelludire ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore, e tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero. Anche oggi molti cristiani, che sono i primi invitati ad accogliere la parola di Dio, la rifiutano perché vogliono stare nelle tenebre dell’ignoranza e del peccato, molti pagani invece l’accolgono e passano dalle tenebre alla luce della vita. Il raduno delle pecore di Gesù avviene mediante la predicazione della sua parola. Nella prima lettura si diceva: La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione. In che modo si diffondeva? Attraverso i cristiani che l’annunciavano, che parlano di Gesù Cristo e della sua salvezza. Il Signore vuole dunque che noi annunciamo la sua parola perché tutte le sue pecore, ascoltandola con fede, credano in lui e abbiano la vita eterna.

Dalla seconda lettura apprendiamo che le pecore di Gesù sono una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Nella seconda lettura hanno ormai raggiunto la meta della piena e perfetta intimità con Gesù e con Dio, che viene descritta con l’immagine del culto: Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti allAgnello…stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo tempio; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro. Noi siamo in intimità con Gesù e con Dio Padre dovunque ci troviamo, se, chiaramente obbediamo alla parola di Gesù. Tuttavia questa intimità ha il momento forte nella celebrazione della messa. Non si tratta ancora di un’intimità definitiva e piena. Nella vita futura sarà definitiva e piena. E come oggi il Signore Gesù è il pastore che ci guida a questa intimità con se stesso e con il Padre, così anche dopo continuerà a guidarci a questa intimità di vita: lAgnello, che sta in mezzo al trono,/sarà il loro pastore/e li guiderà alle fonti delle acque della vita.

Quando saremo pienamente e definitivamente uniti a Dio, allora raggiungeremo la perfetta felicità, che viene descritta come sazietà, appagamento, libertà da ogni pericolo e soprattutto dalla morte, causa delle lacrime degli uomini: Non avranno più fame né avranno più sete,/non li colpirà il sole né arsura alcuna…E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi.

Ma per raggiungere tutto questo dobbiamo partecipare alla pasqua di Gesù Cristo, alla sua morte e risurrezione. I salvati sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dellAgnello. L’ascolto della fede è l’inizio della comunione con Gesù e con Dio Padre, la partecipazione alla pasqua di Gesù mediante l’eucaristia e mediante le prove della vita, che ci rendono perfetti nell’amore sarà il compimento.

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1 maggio 2022 III Domenica di Pasqua

Liturgia della Parola: 1Lettura: At 5,27b-33-40b-41 — Salmo responsoriale: Sal 29 – 2Lettura: Ap 5,11-14 — Vangelo: Gv 21,1-19.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.

Quando già era lalba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.

Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un podel pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».
Parola del Signore.

Omelia
In questo brano del vangelo ci vengono presentati due fallimenti, uno in primo piano, la pesca dei discepoli che va a vuoto, l’altro sullo sfondo del dialogo con Pietro, e cioè il suo rinnegamento. Abbiamo ascoltato che Pietro decide di andare a pescare e lo seguono gli altri apostoli. Ma in quella notte non prendono nulla. Quando verso l’alba stanno per ritornare, dalla riva un tale chiede loro se hanno del pesce. Non sanno che è Gesù. Quest’uomo alla risposta negativa, risponde: Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete. Gli apostoli obbediscono a questo suggerimento, e prendono una quantità enorme di pesci. Allora Giovanni, il discepolo che Gesù amava, lo riconosce: E’ il Signore! Giovanni è il discepoloin cui Gesù si compiace, perché si comporta da discepolo autentico. Ha seguito Gesù sino alla croce, e dinanzi al sepolcro vuoto ha compreso subito che Gesù era risorto. L’intervento di Gesù trasforma il fallimento in un successo. Quando gli apostoli fanno qualcosa di loro iniziativa e pensano di riuscire con le loro forze, falliscono. Quando interviene Gesù ed essi si fidano della sua parola, ottengono successo.

L’altro fallimento riguarda il rinnegamento di Simone Pietro. Durante l’ultima, quando Gesù preannuncia l’abbandono dei discepoli, Pietro protesta dicendo che avrebbe dato la vita per lui: Anche se tutti si scandalizzeranno, io no. Sappiamo come andò a finire. Pietro pieno di paura rinnega tre volte Gesù. Dice di non conoscerlo a quelli che gli rinfacciano di essere un suo discepolo. Ora nel dialogo con Gesù Pietro è radicalmente cambiato. L’esperienza del fallimento gli ha fatto prendere coscienza che non deve confidare in se stesso. E quando Gesù gli domanda: Mi ami tu più di costoro?, Pietro si tiene al di sotto della richiesta di Gesù. Risponde senza confrontarsi con gli altri, e dicendo al Signore: Ti voglio bene. Comprende che l’amore è molto impegnativo, e non si sente capace di donarlo. Quando per la terza volta Gesù gli pone la stessa domanda, Pietro rimane addolorato, perché non è più sicuro di se stesso. Teme che Gesù possa preannunciargli un nuovo rinnegamento, ma diventato umile si affida a lui: Signore, tu sai tutto, tu sai che ti voglio bene. Questa volta Gesù gli preannuncia che in vecchiaia avrebbe dato la vita per lui. Quello che non era stato capace di fare durante la passione, perché confidava in se stesso, lo avrebbe fatto in vecchiaia con l’aiuto del Signore.

Dunque il Signore interviene a trasformare i due fallimenti in due successi, per dirci che se vogliamo seguirlo e vogliamo riuscire nella missione che ci ha affidato dobbiamo confidare solo in lui. Per seguire Gesù e rendergli testimonianza nel mondo abbiamo bisogno del suo aiuto, perché da noi stessi possiamo fare bei propositi, ma siamo incapaci di realizzarli. Possiamo incominciare a seguirlo, ma siamo incapaci di essere costanti.

Allo stesso modo per riuscire nella missione che il Signore ci ha affidato, di condurre gli uomini a lui, perché a questo allude la pesca miracolosa, non dobbiamo confidare nelle nostre capacità relazionali e comunicative, né nei mezzi a nostra disposizione, ma solamente nell’intervento di Gesù che opera mediante la sua parola. Da parte nostra dobbiamo fidarci della parola di Gesù e annunciarla integralmente, sapendo che non va mai a vuoto.

Nella prima lettura vediamo come gli apostoli, che avevano abbandonato Gesù durante la passione, sono completamente cambiati. Arrestati e condotti davanti a quel sinedrio che aveva condannato a morte Gesù, non temono di subire la stessa sorte. Anzi colgono l’occasione dell’interrogatorio per rendere testimonianza a Gesù. Il Signore che ha trasformato gli apostoli rendendoli suoi testimoni può fare lo stesso con noi.

Nel salmo abbiamo un canto di ringraziamento a Dio da parte di un uomo che ha sperimentato la sua salvezza. Nella seconda lettura il veggente dell’Apocalisse assiste ad una liturgia in cui tutte le creature del cielo e della terra rendono gloria a Dio e all’Agnello, cioè riconoscono le opere salvifiche di Dio e dell’Agnello.

Abbiamo bisogno di crescere nella fede per poter riconoscere anche noi le opere del Signore a nostro favore e ringraziarlo. Per ottenere questo dobbiamo nutrirci con abbondanza della parola di Dio e partecipare assiduamente alla santa messa domenicale. La parola di Dio ci apre gli occhi, la santa messa ci educa al ringraziamento.

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17 aprile 2022 – Domenica di Pasqua – Risurrezione del Signore

Liturgia della Parola: 1Lettura: At 10,34a.37-43 — Salmo responsoriale: Sal 117 – 2Lettura: Col 3,1-4 — Vangelo: Gv 20,1-9.

Dal Vangelo secondo Giovanni

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
Parola del Signore.

Omelia
I discepoli di Gesù, sia gli uomini e sia le donne, appaiono impreparati alla sua morte e risurrezione.  Nonostante Gesù avesse cercato di prepararli, annunciando loro per tre volte quello che stava per succedergli. I discepoli, come a volte accade anche a noi, avevano ascoltato le parole di Gesù, senza preoccuparsi di approfondirle. Così quando Gesù viene arrestato e crocifisso, si perdono d’animo, e dopo che è morto non pensano affatto che dovrà risorgere.

Tra tutti i discepoli sono uno ha un atteggiamento diverso dagli altri, il discepolo che Gesù amava. Questa espressione sta a significare che Giovanni era il discepolo in cui Gesù si compiaceva, perché si comportava da discepolo modello. Infatti è l’unico dei discepoli che ha avuto il coraggio di seguire Gesù sino alla croce, e il giorno della risurrezione, è il primo a comprendere che Gesù è risorto. Dinanzi alla tomba aperta, Maria di Magdala, senza entrare per accertarsi, pensa che qualcuno abbia trafugato il corpo di Gesù. Pietro entra, osserva la scena, e non sa cosa pensare. Solo Giovanni entra e comprende quello che è avvenuto: Vide e credette. Ma la sua fede è ancora germinale, e soprattutto tenne la cosa per se. Non comunicò a Pietro e agli altri quello che aveva creduto. La fede dei discepoli nella risurrezione diventerà matura quando Gesù, apparendo, spiegherà loro che tutto quello che gli era accaduto era secondo le Scritture. La parola di Dio pronunciata dai profeti nell’Antico Testamento diventa la chiave di lettura della vicenda di Gesù, della sua morte di croce e della sua risurrezione. La fede nella risurrezione si fonda dunque sulla parola di Dio.

Nella morte e risurrezione Gesù rivive la storia del popolo d’Israele. Questo popolo nella storia dell’umanità non ha mai contato, le grandi potenze di ogni epoca l’hanno sempre disprezzato. Ma Dio lo ha scelto per essere protagonista del suo progetto di salvezza. A questo si riferiscono le parole del Salmo: La pietra scartata dai costruttori/è divenuta la pietra d’angolo./Questo è stato fatto dal Signore:/una meraviglia ai nostri occhi. Gesù Cristo subisce la stessa sorte del suo popolo, ma  la subisce paradossalmente da parte del suo popolo, che lo rifiuta e non vuole riconoscerlo inviato di Dio e Messia. Il suo popolo lo fa condannare alla morte di croce, ma Dio lo risuscita dai morti: La pietra che i costruttori hanno scartato è divenuta la pietra d’angolo. Gesù è la pietra angolare nella costruzione della nuova umanità, che è la chiesa.

I testimoni legittimi di tutto quello che Gesù ha fatto e detto sono gli apostoli, come dice Pietro nella prima lettura: E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Sono i testimoni scelti da Dio della sua risurrezione: Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. Alla  testimonianza degli apostoli si unisce quella dei profeti dell’Antico Testamento. Gli uni e gli altri sono testimoni che Dio ha costituito Gesù giudice e salvatore: Chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome.

Chi crede in Gesù e accoglie la sua salvezza, non va incontro al giudizio, chi lo rifiuta, va incontro al suo giudizio, con cui ratificherà questo rifiuto.

Noi abbiamo creduto in Gesù e mediante il battesimo siamo stati uniti a lui morto e risorto. Dal momento del battesimo siamo partecipi della sua vita divina. Perciò come ci dice l’apostolo Paolo dobbiamo cercare le cose del cielo dove è Cristo, seduto alla destra di Dio. Cercare le cose del cielosignifica desiderare di stare pienamente con Gesù. Già siamo uniti a lui, ma non ancora in modo definitivo e perfetto. Sperimentando la dolcezza del suo amore, e gustando la gioia della sua amicizia, siamo spinti a desiderare una comunione con lui piena e senza fine, che coinvolga tutta la nostra persona, anima e corpo. Per raggiungere questa pienezza, dobbiamo intanto seguire Gesù sulla via dell’amore, che a volte può diventare per noi come lo è stato per lui, una croce. Ma la croce non è l’ultima parola, perché Gesù è risorto. Così nella misura in cui vivremo il suo amore parteciperemo alla pienezza della sua risurrezione.