Meditazione SS. Trinità 2023

4 giugno 2023 – Domenica della SS. Trinità

Liturgia della Parola: 1Lettura: Es 34,4b-6.8-9 — Salmo responsoriale: Dan 3,52-56 – 2Lettura: 2Cor 13,11-13 — Vangelo: Gv 3,16-18.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».
Parola del Signore.

Omelia
Domenica scorsa con la festa di Pentecoste abbiamo concluso il ciclo delle feste pasquali. Nelle feste pasquali abbiamo fatto memoria della passione, morte, risurrezione, ascensione al cielo di Gesù e del dono dello Spirito Santo. Abbiamo avuto modo di contemplare quello che Gesù diceva a Nicodemo nel vangelo: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito. Nella Bibbia si racconta che Dio mise alla prova Abramo, chiedendogli di sacrificargli il figlio, Isacco. Abramo salì sul monte che Dio gli aveva indicato e sul punto di sacrificare il figlio, Dio intervenne a fermarlo. Dio ha risparmiato il figlio di Abramo, e invece non ha risparmiato il proprio Figlio ma lo ha consegnato per tutti di noi. Da qui possiamo comprendere l’amore di Dio nei nostri riguardi. In Gesù Cristo e soprattutto nella sua pasqua si rivelano le tre Persone divine, il Padre che consegna il Figlio, il Figlio che muore e risorge, e lo Spirito Santo inviato dal Padre e dal Figlio sui credenti.

La rivelazione storica di Dio avviene in due tappe, la prima l’Antico Testamento, la seconda il Nuovo Testamento. Nell’Antico Testamento Dio si rivela come uno ed unico. Nel primo comandamento Dio chiede agli israeliti un culto esclusivo: Non avrai altri dei di fronte a me. Gli israeliti pur rendendo un culto esclusivo a Dio, continuano a pensare che ci sono altri dei, inferiori al loro Dio. Il loro Dio è il Dio degli dei. Solo dopo lungo tempo gli israeliti prendono coscienza che il loro Dio chiede un culto esclusivo perché è l’unico Dio e non ce ne sono altri. Gli dei dei popoli sono opera delle mani dell’uomo, sono invenzioni degli uomini. Quindi non esistono e non possono salvare quelli che li invocano. Nella prima lettura di oggi abbiamo ascoltato che Dio rivela a Mosè il suo nome e il suo carattere. Mosè gli aveva chiesto di potere vedere il suo volto. Dio gli risponde che non può vedere il suo volto. Dio trascende tutte le cose che esistono, e non può essere contenuto dallo sguardo umano. Dio allora rivela a Mosè il suo nome, Jahwéh, che probabilmente significa colui che è, che era e che viene. Gli israeliti per grande rispetto verso questo nome di Dio, per non doverlo pronunciare, pensarono ben presto di sostituirlo con l’appellativo Adonai, che significa Signore. Dio rivela poi il suo carattere, misericordioso e pietoso, lento all’ira e grande nell’amore. Gli israeliti potranno sperimentare la potenza del nome del Signore e il suo carattere tutte le volte che lo invocheranno. Nei salmi abbiamo la testimonianza di tanti oranti che hanno sperimentato nella loro vita la potenza del nome del Signore e il suo amore. In momenti difficili, senza via d’uscita, hanno invocato il nome del Signore e sono stati liberati. Non hanno visto il Signore, ma hanno visto la soluzione dei loro problemi. Hanno sperimentato la potenza del nome del Signore e la sua misericordia.

Nell’Antico Testamento si sottolinea ancora che Dio pur essendo trascendente si rende vicino agli israeliti. Nel salmo responsoriale viene messo in luce questo duplice aspetto di Dio. È il Dio dei Padri, Abramo, Isacco e Giacobbe, con cui aveva stabilito un’alleanza, ed è anche il Dio che abita nel firmamento del cielo, al di sopra del quale si credeva che avesse la sua reggia e il suo trono. È il Dio che scruta gli abissi, le profondità irraggiungibili all’uomo, ed è anche presente sui cherubini dell’arca dell’alleanza posta nel tempio di Gerusalemme.

Nel Nuovo Testamento Dio si rivela pienamente attraverso Gesù Cristo. È Gesù che ci fa conoscere che Dio non è solitario ma è una comunità di Persone, il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. Gesù si presenta come il Figlio di Dio venuto a rivelare nel suo volto umano il volto del Padre. Verso la fine della sua missione Gesù incomincia a parlare della terza Persona della SS. Trinità, lo Spirito Santo. Gesù ci rivela che Dio nella sua natura è amore, e da qui possiamo anche comprendere perché non può essere un Dio solitario. Se fosse un Dio solitario, non potrebbe essere in se stesso amore, ma egoismo, perché amerebbe se stesso. Invece proprio perché è amore, è in se stesso comunione di Persone che si amano a tal punto da essere un solo Dio. Questo Dio che è comunione di Persone non rimane chiuso in se stesso ma si apre alla creazione del mondo e degli uomini, creati a sua immagine e somiglianza. Per mezzo di Gesù Cristo, suo Figlio, Dio ci chiama a far parte della sua comunione divina. C’è una famosa icona russa, fatta dal pittore Rublev, che raffigura le tre Persone divine come tre uomini attorno ad una mensa. La mensa indica l’intimità. Intorno a questa mensa c’è un posto vuoto, che nell’intenzioni dell’autore è il posto che Dio ha preparato per tutti noi. Dal momento del battesimo noi partecipiamo di questa comunione, perché sono in noi la grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo. Siamo chiamati a crescere sempre più in questa comunione, fino a diventare una cosa sola con Dio e tra di noi. Alcuni segni della presenza delle tre Persone divine in noi sono quelli elencati da Paolo nella seconda lettura: la gioia, la perfezione, gli stessi sentimenti gli uni verso gli altri, la pace. Paolo li presenta come impegni ma conclude poi con l’augurio: La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi. Infatti senza la grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo è praticamente impossibile per noi vivere nella gioia, tendere alla perfezione, avere gli stessi sentimenti di amore gli uni verso gli altri, stare nella pace.